Girolamo Alagna Cusa, "La Forma simbolica del tempo. Fotografie inedite di Casimiro Piccolo di Calanovella e Girolamo Manetti Cusa di Girolamo Alagna Cusa" (Ed. Dario Flaccovio) - di Gaetano Celauro

La forma simbolica del tempo (Dario Flaccovio Editore, 2022) è un libro da cui si resta come ammaliati per le immagini che riconducono a un gusto e un amore per l’estetica e la bellezza. 
Vi è in esse non solo una ricerca del tempo passato di una vita familiare quale quella dei Piccolo, ma anche un preciso riferimento all’attività professionale, come nel caso dell’architetto Manetti Cusa.

Sono fotografie inedite, ora raccolte in questo prezioso volume che riflettono un pensare e un sentire comune dei due autori delle foto, tra i quali non è escluso che vi fossero stati dei rapporti. Ma quello che emerge - ed è riscontro obbiettivo - è la consonanza della “intellighenzia” di un’epoca. 
Vi è nello specifico da una parte un architetto, Girolamo Manetti Cusa (1883-1970), che operò nel vissuto di una città nel campo dell’edilizia e dell’architettura mentre dall’altra parte un personaggio come Casimiro Piccolo (1896-1970), oscurato dalla fama del fratello, il poeta Lucio.

Una famiglia, quella dei Piccolo, di cui dalle immagini si rievoca un mondo vissuto in un ambiente pieno di fascino quale la villa di Calanovella, dove i Piccolo dimorarono ospitando il loro cugino, Giuseppe Tomasi di Lampedusa che ivi scrisse alcune pagine del celebre Gattopardo
Casimiro Piccolo non era solo un disegnatore di splendidi quadri estrosi, acquarelli “magici”, tantomeno solamente un semplice occultista o “visionario”, ma aveva bensì molteplici interessi. Vi era a Villa Piccolo una ricca biblioteca che è il riscontro della cultura personale di una famiglia e di Casimiro nella fattispecie. Questi era un uomo di cultura europea, ritrovandosi volumi che attengono materie diverse tra cui, la fotografia e in ragione di un’attrazione antipositivistica, era presente anche il mondo degli spiriti e dei fantasmi.

Quello meno conosciuto è l’interesse per la fotografia ed è grande merito di questo libro, portare a conoscenza questa sua passione.
È la fotografia di un amatore, ma non di un semplice dilettante, che possiede piena conoscenza degli strumenti tecnici di riproduzione fotografica nel loro progredire. Sono foto piene di suggestioni che rappresentano persone e paesaggi, realizzate con un inconsueto estro in grado di esprimere una visione del mondo che apparentemente può sembrare ristretta, ma che in realtà è universale. Sono foto che ritraggono non solo gli amici ma il mondo contadino, lasciando sempre trasparire una “magia” dei luoghi, pur nella rappresentazione di un mondo realistico.

Vi è un dialogo e insieme un confronto a distanza tra i due fotografi “per caso”, e come ben si rappresenta nel titolo, si manifesta la scoperta della “Forma simbolica del tempo”, dove la ciclicità scandisce l’esistenza collettiva e la ripetizione abolisce il tempo.
Sui Piccolo è stata scritta una ricca aneddotica, molto diffusa ma non approfondita; sono personaggi che vivono in una dimensione contemplativa in un ambiente dove vi è la poesia, la pittura, il disegno, l’acquarello a cui si aggiunge la fotografia.

Sono due vite diverse di cui si tracciano le diverse biografie, ma che sembrano quasi toccarsi in un universo di fotografie che hanno anche un senso di dinamicità caratteristico e peculiare dello spirito del tempo. 
Un libro valevole, sotto il punto di vista dell’intuizione, ma anche dell’approfondimento e della ricerca. Girolamo Alagna Cusa è anche autore di un volume di rilievo con prefazione di Tommaso Romano e postfazione di Giulio Perricone Engel, che ha i caratteri della scientificità.

Vengono distinte cinque sezioni in entrambi gli autori degli scatti fotografici e procedere a catalogare per periodi o per sezioni una produzione artistica, non è stata di certo impresa facile.

Le fotografie di Casimiro sono così divise in un periodo palermitano, dove si vede tra l’altro la casa di piazza Croci, come pure la gente e la campagna dei Nebrodi, ma vi sono pure le fotografie sperimentali nei diversi materiali adoperati. Le foto di Manetti Cusa trovano tra gli altri come soggetti, delle immagini della Belle Époque (ritratti e vedute), immagini di viaggi e soggetti industriali ma anche opere architettoniche dallo stesso progettate. 
L’architetto fu molto attivo professionalmente realizzando splendidi edifici nelle principali strade di Palermo, dalla stagione del Liberty agli anni della Ricostruzione. Tra queste si ricordano la villa Di Giorgi e il villino Villaura in via Notarbartolo (1914), entrambi andati distrutti, la fabbrica di Palazzo Savona tra le via Roma e via Vittorio Emanuele (1925).
A Manetti Cusa si deve anche la progettazione nel 1939 del complesso rurale in agro di Monreale “Giacomo Schirò” , secondo le indicazioni dell’Ente di colonizzazione del latifondo siciliano ( ECLS).

Sono scatti di fotografi amatoriali che testimoniano con assoluta libertà quanto sta loro intorno, ma anche il loro mondo interiore, senza i “condizionamenti” del professionista, in un saggio stimolante e di sicuro interesse con cui si ritrae un mondo che è svanito, quello della tradizione, quello di una civiltà contadina in tutti i suoi aspetti. 
Un fenomeno epocale, quello dell’emigrazione verso il nord industriale, vide questo mondo arcaico scomparire con numerosa gente che andava al Nord a lavorare nelle fabbriche venendosi così ineluttabilmente a trasformare il paesaggio e la struttura sociale.

 

 

 

 

 

 

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