“Ricordo di Lucio Piccolo, a 50 anni dalla morte” di Nicola Romano

Lucio Piccolo, barone di Calanovella, è nato a Palermo il 27 ottobre del 1903, da Giuseppe e da Teresa Filangeri, ultimogenito dopo la sorella Agata ed il fratello Casimiro con i quali condivise una vita dedicata alle scienze e alle arti, per non dire del suo sodalizio intellettuale, affettuoso ma a volte anche ruvido, con il cugino Giuseppe Tomasi di Lampedusa. A Palermo Lucio Piccolo ebbe residenza abituale insieme alla sua famiglia che era imparentata con i Lanza, con i Notarbartolo e con i Moncada. Frequentò il Liceo Garibaldi, e raggiunta la maturità classica non ebbe voglia di continuare gli studi universitari, anzi non li ritenne proprio necessari. Dopo brevi e saltuari soggiorni stagionali a Capo d’Orlando, i Piccolo si trasferirono definitivamente in quel comune del messinese nel 1950, dopo la morte del padre ed a seguito di numerosi dissesti anche finanziari.
L’avventura poetica di Lucio Piccolo ha inizio nel 1954 allorquando, stampate nove liriche presso la tipografia “Progresso” di S.Agata Militello, le invia ad Eugenio Montale che, affascinato senz’altro dalla delicata raccoltina di poesie ma un po’ irritato dal fatto che l’autore aveva dimenticato di affrancare il plico e che quindi aveva dovuto pagare la tassa a carico, lo volle conoscere, e fu così che lo presentò poi ad alcuni critici al convegno di S.Pellegrino di quell’anno. E fu in quell’occasione che il poeta palermitano conobbe gli emergenti Calvino, Bassani, Parise, Zanzotto, Incoronato.
Non sono state numerose le pubblicazioni in vita di Lucio Piccolo, e dopo la sua morte è avvenuta una nutrita ed interessante edizione di suoi lavori fin a quel momento sconosciuti, anche se l’accesso a tali inediti si è svolto con una certa difficoltà a causa dell’eredità contestata dal figlio Giuseppe Piccolo, che poi ne ha consentito la pubblicazione. Tra le opere edite in vita ritroviamo i Canti barocchi ed altre liriche del 1956 con la prefazione di Montale, il Gioco a nascondere del 1960, la raccolta Plumelia del 1967 e nello stesso anno la raccolta Esequie della luna pubblicata su “Nuovi argomenti”. Come pubblicazioni postume l’editore Vanni Scheiwiller ha realizzato nel 1984 il volume La seta e nel 1993 Il raggio verde, mentre ancora restano non pubblicati i fogli di traduzioni di Char, Hopkins, Yeats, Cummings oltre a “Prose e teatro” e “Carteggio” contenente 43 lettere di Antonio Pizzuto. Inoltre, alcune poesie inedite venute fuori da un carteggio con Tomasi di Lampedusa sono inserite nel recente saggio intitolato “Lucio Piccolo naturalista lirico” di Franco Valenti.
La vita di Lucio Piccolo andrebbe conosciuta sia per la forte pregnanza delle sue opere che incutono eleganza e magia ad un universo letterario che sembra spaziare in lungo e in largo tra le fantasie dell’immaginario collettivo, e sia perché il suo vissuto è una leggenda ricca di situazioni e di aneddoti molto divertenti, se non altro per poter inquadrare questa personalità svagata ed a volte instabile, ma che ha saputo darsi una connotazione positiva nel panorama intellettuale del Novecento siciliano. Basti pensare alla sua figura minuta e molto caratteristica. Oltre all’aneddoto del plico inviato senza affrancatura a Montale, sappiamo di quando, toccando in penombra il bracciolo di una sedia pensava che questa continuasse dalla sua parte e invece trovò il vuoto, rovinando per terra e procurandosi delle serie contusioni. Anche la vicenda del figlio avuto con Maria Paterniti, che faceva parte dello staff di casa Piccolo, ha prodotto risvolti imprevedibili: si pensava infatti che il giovane doveva essere un erede spirituale ed un continuatore della tradizione familiare, invece questi prese un’altra strada, fino a condurre un’azienda agraria a Ficarra, sempre in provincia di Messina.
Bisogna ricordare che Lucio Piccolo era anche studioso di filosofia, di scienze umanistiche, astronomiche ed esoteriche, musicologo, compositore e conoscitore di molte letterature straniere. Leggeva testi in lingua originale ed amando autori come Thomas Mann, Jorge Guillén,  Wittgenstein, ebbe il merito di far conoscere Yeats in Italia. Morì a Capo d’Orlando nel maggio del 1969, proprio nel giorno del compleanno di suo fratello Casimiro; fu trovato nella vasca da bagno colpito da un’embolia cerebrale, ed è sepolto in una cappella fatta appositamente costruire dalla Fondazione Piccolo, fondazione che è stata voluta per testamento dai tre fratelli al fine di valorizzare il contesto siciliano nei rapporti culturali internazionali, nonché per mantenere e migliorare quei beni artistici presenti nella Villa Piccolo ubicata in contrada Vina.
Nel dicembre del 1968, praticamente cinque mesi prima della morte, Lucio Piccolo fu ospite del Rotary Club di Palermo, che organizzò una serata in suo onore a Villa Igiea (un ambiente liberty in sintonia con la sua poesia). Lui, molto schivo, manifestò il piacere di essere fugacemente ritornato nella sua città natale dalla quale si era da tempo allontanato, ed in quella serata fece un esaltante commento ai suoi Canti barocchi, conversazione che è rimasta a rappresentare una vera lezione di estetica e, in definitiva, una sua dichiarazione di poetica.

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