Vito Mauro recensisce “Cerchi ascensionali” di Francesca Luzzio (Ed. Il Convivio)
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- Creato: 28 Febbraio 2019
- Scritto da Redazione Culturelite
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Francesca Luzzio spazia dai saggi critici, ai racconti, alle poesie, Cerchi ascensionali, è l’ultima silloge pubblicata con Il Convivio edizioni. Il senso metaforico del titolo è stato già abbondantemente illustrato, nell’introduzione di Elio Giunta e nella prefazione di Giuseppe Manitta, riportate nel volume ed è ben simbolizzata nell’opera Cerchi del maestro Gioacchino Runfola, riportata in copertina, ricca di metafore.La poetessa, sin dalle prime liriche, riesce a comunicare i sentimenti che sono dentro ognuno di noi, con la voce di c
hi procede il suo cammino senza perdere nulla di vista. Vi si trovano eventi esistenziali del quotidiano agire, del rapporto tra tempo e solitudine, testi che nascono tra vita vissuta e esperienza, tra osservazione e meditazione: “Domani è festa / ed io spolvero.”, “Passa il tempo…”, “Improvvisa suona una sirena;”, “Cammino tra la folla,” emerge un sociale travaglio “Ormai non è più tempo di programmare, / ma di sistemare, spolverare / la stasi temporale.”, “…tra scatole di cartone / pieni di ricordi, di lontane passioni…” e “nel desiderio di normalità”.
La poesia della Luzzio con uno stile limpido e folgorante, ne favorisce la ricezione. Nelle poesie dedicate si colgono i rovelli sul senso della vita, le paure e le ossessioni: “Son qui e non so che fare / son qui e mi chiedo perché”, “nel bosco dei miei pensieri,”, “Ma il tempo passa, passa…”, “Quanta gioia, quanti dolori, / ansie ed angosce, / serenità ed amore, / ognuna di esse potrebbe raccontare!”
In Cerchi ascensionali con rappresentazioni semplici, equilibrate e coinvolgenti l’Autrice ci offre una serie di riflessioni metafisiche, una meditazione delle emozioni passate suscitandone nuove: “Vola e svanisce il fumo / e anche l’anima evapora leggera / né il mio corpo ormai la trattine: / - Ti raggiungo lassù, padre, dammi una mano, / il vento è propizio, ce la posso fare!-”.
In questa raccolta della maturità, in cui la poetessa registra echi dell’adolescenza, come un custode della memoria, la poesia rappresenta con leggerezza un canto e un compianto degli affetti personali più profondi, in particolar modo quando ritornano le sensazioni d’effluvio di un profumo che rincuora: “Indosso il tuo cappotto buono, di qualità / e risento il tuo odore, la tua presenza / costante e schiva. / Il tuo cappotto, mamma, non è la tua eternità / è solo consistenza di odori / in questa terrestrità. / Tu mi coccoli, mi metti il fiocco…”.
Una congerie di memorie, fotografie di un passato che riportano a un tempo trascorso rassicurante che vanno a cozzare con l’inquietudine del presente: “L’anima vaga nella stanza di sempre”, “Con loro ho vissuto fantastici momenti”, “e mi muovo tra stanze vuote:”.
Diversi i messaggi che si propongono e s’impongono in queste poesie: la visione di un mondo migliore con un allarme misto a speranza di una maggior tutela ambientale della Terra: “La terra intossicata a poco a poco muore.”, “in questa globalità / che non sa / forse, / neppure dove va.”, “Chissà… chissà / se a poco a poco / il mondo cambierà!”
Numerosi i riferimenti ai sofferenti, ai bisognosi, dove affiora il sentimento e una gran quantità di dediche per i drammi e le miserie umane, facendosi portavoce di stati d’animo universali, pensando “alle vittime di tutte le dittature”, “ai migranti”, “alle donne offese e violentate”, “ai disoccupati”, “ai terremotati” ed “alla patria” che ama “Così… come sei.”
Una poesia sincera, naturale, luminosa, interessante, con una singolare ricchezza spirituale, che merita essere letta per una profonda riflessione in cui l’apoteosi del cammino arriva con la protezione nella Fede che è accesso alle speranze e alle spinte ascensionali: “… all’eterno l’anima tende: / … agogna DIO.”




