Profili da Medaglia/25 - "Falcone Lucifero" di Tommaso Romano

Nato a Crotone nel 1898 quale dei Marchesi di Aprigliano, morì a Roma nel 1997.
Dopo gli studi di Giurisprudenza all’Università di Torino, si occupò ben presto di politica e, ancora giovanissimo, fu eletto consigliere comunale nella prima amministrazione socialista del Comune di Crotone.
Si dedicò alla professione forense e ancor più agli studi giuridici, nei quali poté vantare, all’attivo, un centinaio di pubblicazioni. Tra i fondatori del “Centro romano di studi sulla delinquenza minorile” ne divenne segretario, pubblicando, in tale veste, venticinque quaderni sulla criminalità minorile nel mondo.
Fu Prefetto del Regno e Ministro dell’Agricoltura nel Governo Badoglio. Dal Giugno 1944 fu Ministro della Real Casa, ascoltato consigliere del Luogotenente e poi collaboratore del Re Umberto II durante il breve regno e nel lungo esilio di Cascais, sempre nella veste di Ministro della Real Casa.
Fu insignito dal Re dell’Ordine Supremo della SS. Annunziata e di Cavaliere di Gran Croce degli Ordini dei Santi Maurizio e Lazzaro e della Corona d’Italia.
collaborò a giornali e periodici, oltre ad essere stato autore di numerose pubblicazione di storia, politica, viaggi e costume, che a volte firmava con gli pseudonimi di “Satanasso” e “Fa luce”, con riferimento al sulfureo cognome.
fra le sue opere: Calabrese, dramma, Roma (1927); Questa vecchia Europa, Palermo (1930); La prodigiosa vita di Onorato di Balzac, traduzione di Renè Benjamin, Milano, (1932); Due roghi, processi e morte di Savonarola e Bruno, Napoli (1942); Tonna, Roma (1948); Il pensiero e l’azione del Re Umberto II dall’esilio, Milano (1966); Il re dall’esilio, Milano (1978); Niobe (1987); L’ultimo re, Milano (2002).
Come già si è cominciata a ritessere scientificamente la vera storia della fine del regno d’Italia e a indagare l’opera di Umberto II da parte di storici e ricercatori di livello (Niccolò Rodolico, Francesco Perfetti, Aldo A. Mola, Domenico de Napoli, Andrea Ungari, Giovanni Artieri), così si può evidenziare ancora meglio la figura di Falcone Lucifero, che accanto all’ultimo Re stiede sempre, con fedeltà e lealtà. Tuttavia, alcuni storici e analisti politici delle vicende del giugno 1946 qualche dubbio su Lucifero hanno avanzato, sul non aver egli consigliato di reiterare la presenza a Roma di Umberto, fino alla definitiva proclamazione della repubblica (che mai avvenne da parte della cassazione) e che allo stesso De Gasperi (la notte precedente alle dichiarazioni sull’esito, del Ministro Romita, sfavorevoli alla Monarchia) i risultati sembravano essere, invece, favorevoli alla Corona. Si parlò di calcolatrici e brogli.
Tuttavia, ritengo che nessun’ombra sulla sua azione fedele si possa ascrivergli; Lucifero svolse un ruolo mai secondario e quasi di eminenza grigia, mantenendo anche in tempi di repubblica, l’incarico di Ministro della real casa, in quanto – come forse noto – Re Umberto mai volle accettare un risultato non verificabile come definitivo e, pertanto, mantenne per intero – come sovrano non abdicatario – le sue prerogative, concedendo ancora onorificenze e titoli nobiliari e dando vita alla Consulta dei Senatori del regno.
conobbi per caso falcone Lucifero nel 1972, nella bella sede di Via Rasella dell’Unione Monarchica Italiana (UMI) e della Consulta dei senatori del regno, avendo – dopo il Congresso tradizionalista dello stesso anno, svoltosi da poco a Firenze proprio in una sede dell’UMI in via Pandolfini – un appuntamento con Sergio Boschiero, fra i pochi veri leaders del monarchismo dopo la guerra (gli altri furono, a mio avviso, Alfredo Covelli, Achille Lauro, Gianfranco Alliata di Montereale).
Ricordava il mio nome, Lucifero, per la militanza giovanile nelle fila dei movimenti tradizionalisti e monarchici, per le mie prime pubblicazioni e quelle di Thule, che sempre gl’inviavo, e si mostrò benevolo. Il nostro orientamento ideologico era non certo totalmente convergente; Lucifero era un laico – socialdemocratico ma anticomunista di ferro – e custode del primato unificante che attribuiva all’istituzione Regia.
Specie a Roma lo incontrai ancora più volte e, pur nel dissenso su alcuni aspetti dottrinali, fu sempre cortese. Mi disse (e scrisse) che ero fra i pochi a tenergli testa con deferenza, come certamente meritava, e aggiunse, nei molti conversari e incontri più o meno ufficiali (l’ultimo a casa sua, con una delegazione guidata da Franco Sausa), di gradire molto la mia mancanza di servilismo ipocrita (una tendenza che accumunava non pochi monarchici dell’epoca).
Falcone Lucifero fu, comunque, uomo e politico sopra le parti; favorì non tanto l’ascesa dei partiti dichiaratamente monarchici quanto la scelta superpartitica, ma politicamente non agnostica, dell’Unione Monarchica Italiana, fondata nel 1944, oggi ben guidata da Alessandro Sacchi.
Ciò non voleva dire, spiegava, ignavia per le contingenze della Patria e per i suoi destini. Era semmai, sosteneva, un modo di favorire il lievito necessario per una riforma dello Stato, superando steccati gravi (come la guerra civile) in una sintesi autorevole e simbolica che soltanto un sovrano poteva garantire. In realtà erano iscritti all’UMI del tempo un centinaio fra deputati e senatori.
Anche per tali motivi Lucifero riteneva il mio impegno partitico un ostacolo più che un’opportunità e me lo ripeté lealmente. Avrebbe preferito un ruolo dirigente associativo. Tuttavia non mancò, da antico gentiluomo, di congratularsi per la mia elezione nel 1990 a Consigliere provinciale e per i miei incarichi pubblici di governo provinciale, assunti a partire dal 1994.
Con i se e con i ma, come noto, non si fa né cronaca né tantomeno storia per quanto personale.
Ma le parole e gli ammonimenti del vecchio Ministro del re mi risuonarono, come punti d’interrogazione, più volte. E non li ho mai scordati.

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