Profili da Medaglia/10 - "Franz Maria D’Asaro" di Tommaso Romano

Nato a Palermo nel 1925, morto a Roma nel 2004.

Poeta e scrittore, collaborò come giornalista con “Rivolta Ideale”, “Asso di bastoni”, “Il Tempo”, “I Vespri d’Italia” di Alfredo Cucco, “Rataplan”, “Il Nazionale”, “Cultura di destra”, “Secolo Cultura”, “Risorgimento” di Buenos Aires e “Rivarol” di Parigi.

Con l’“Agenzia Continentale” e il collegato periodico “Ovest-documenti” riuscì a realizzare notevoli servizi sulle drammatiche realtà dell’Europa comunistizzata dell’Est. Sul “Giornale dei Poeti”, curato dal comune amico Pino Amatiello, inserì la rubrica ‘Osservatorio Internazionale’. Inoltre, diresse il periodico d’arte “Il Poliedro” e le pubblicazioni politiche “Italia Unita” e “Rivoluzione italiana”. Fu anche autore di alcuni profili su personaggi di Destra: Mieville, Anfuso, Michelini, Romualdi, De Marsanich, Gray.

Del saggista D’Asaro sono da ricordare: Eritrea S.O.S; Asmara chiama, Roma non risponde; Dalla Libia Romana alla Libia di Gheddafi; Appunti per un’interpretazione di una cultura di destra; Classicità e Romanticismo nella prospettiva di una cultura di destra; 8 settembre 1943; Pietà e tragedia; Socialismo e nazione (con Enrico Landolfi); Il “fascismo” di Peron; Evola: profeta del futuro; Marinetti il politico; Alberto Giaquinto un caduto per la libertà; Kurdistan, nazione fantasma.

D’Asaro fu vicepresidente del Sindacato Libero Scrittori Italiani. Nel 1972, da redattore capo del “Secolo d’Italia” diventò condirettore e, quindi, direttore. Effettuò interviste di rilievo: Re Hussein di Giordania; gen. Kassem, autore del colpo di Stato a Baghdad nel 1958; Ciombè, capo secessionista del Katanga; Tehchang Kung, settantasettesimo discendente diretto di Confucio; il “Presidente della Vittoria” Vittorio Emanuele Orlando; Peron; il Dalai Lama; Deng Xiao Ping. È stata una sua lirica I datteri matureranno, vincitrice del Premio Tripoli 1949, a provocare il primo dibattito che il Parlamento abbia dedicato alla poesia.

Quando nel 1986 le Nazioni Unite, tramite l’Università della Pace, selezionarono alcuni poeti in tutto il mondo per contribuire all’iniziativa di un’antologia poetica universale sul tema della pace, D’Asaro fu incluso fra gli autori prescelti. Fra i suoi libri di poesia: Coriandoli al sole; Carmi persiani; Canti verdi; Cartoline d’Oriente; In volo sull’Indocina; Il canto del Nilo, tradotto in arabo dal grande poeta giordano Issa I. Nouri e poi fatto adottare dal Presidente egiziano Sadat per l’inaugurazione della diga di Assuan; Pianeti di vetro; Assalto allo spazio, tradotto in molte lingue, anche in giapponese da Hiroshi Nakaema, e diventato testo teatrale. Significativo il commento dell’astronauta John Glenn: «Peccato che lei non sia astronauta e che io non sia poeta perché lei ha saputo descrivere ciò che ha potuto soltanto immaginare e io non sono in grado di descrivere con la stessa efficacia ciò che ho visto. Quando le grandi imprese hanno il conforto di poemi come il suo si possono dire definitivamente compiute».

Fece parte del direttivo dei SUHA (Scienza, Umanesimo, Habitat, Aerospazio) e assunse la presidenza dei Premi nazionali e internazionali del gruppo Teamar. Per la narrativa si ricordano Noi adulteri (Trevi, Roma, 1969) e C’era una volta la Sicilia (Thule, Palermo, 1979).

La figura di Franz Maria D’Asaro evoca in me anni straordinari e amicizie forti e incancellabili. Aveva origini palermitane che non mancava di evocare, e lo conobbi nel 1972, in una fra le più esaltanti campagne elettorali sotto le insegne della Fiamma e della Destra Nazionale. Era candidato al Senato in uno dei Collegi cittadini, il più difficile. Quello del centro storico era stato attribuito, in quota ex PDIUM, al barone Benedetto Majorana della Nicchiara.

Ambedue miei beniamini che sostenni da giovane militante, con entusiasmo. Venne eletto il monarchico Majorana che fu anche un ottimo presidente di Destra alla Regione Siciliana nel 1960.

In seguito, il mio rapporto con D’Asaro divenne vera Amicizia, cementata da un bellissimo, ancora letto e citato, suo libro, edito da Thule, di esilaranti, ironici, finissimi bozzetti narrativi: C’era una volta la Sicilia.

Trent’anni d’intese reciproche, la mia saltuaria collaborazione al “Secolo d’Italia”, gl’incontri palermitani ricchi di umanità, ricordi e pure armonizzati con lauti convivi (fui persino ospite nella sua bella villa al mare di Ostia, in viaggio di nozze, e mi regalò una scultura di sua creazione, che conservo) e soprattutto l’impegno comune nel Sindacato Libero Scrittori Italiani, con l’indimenticabile Francesco Grisi, eterno segretario generale, furono una vera palestra di libertà, dove ebbi la fortuna di fare fondamentali incontri, come più volte, anche in questo libro, ricordato. Al Sindacato, D’Asaro era il riferimento degli uomini di Destra, ma le battaglie le demandava a me e a pochi altri. Elegante e raffinato, Franz sapeva essere anche dialogante con tutti (famoso il suo confronto con il socialista Landolfi, che fece epoca con un libro edito da Ciarrapico), ma era fermo nei principi.

A Roma ci s’incontrava regolarmente. ricordo, in particolare, un pranzo assai colorito di battute, nostalgie e paradossi con Salvatore Dino, l’editore di libri monumentali pesantissimi e da pochi letti.

Uomo di fiducia di Almirante, D’Asaro non coronò però il sogno del laticlavio, come quasi tutti gli uomini di cultura di autentica Destra; arrivò a dirigere “Il Secolo” e una rivista semiufficiale.

Viaggiò molto, perché era ferrato anche nel settore dell’informazione medico-farmacologica e scriveva come inviato sul giornale di Giuseppe gesualdi “Il Corriere di Roma”, e svolse un ruolo di “allenatore” di uomini e intelligenze al “Secolo d’Italia”, poi divenuti più o meno celebri (Gasparri, Urso, Malgieri, Buontempo, Fini, Mauro Mazza, tutti eternati in una fotografia, schierati come squadra di calcio, con D’Asaro nella veste di patron). Seppe collaborare e navigare, con dignità, con i direttori politici del giornale (da Almirante a Romualdi, da Tripodi a Giovannini, a Lo Porto) e seppe poi essere un ottimo direttore.

Dell’impegno di D’Asaro restano i libri e i tanti articoli.

In me, oltre questi inseparabili compagni di carta è impresso il suo benevolo e ironico sorriso e la sua palermitanesca intelligenza.

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