"L’ESSERE E IL NAUFRAGIO " di Guglielmo Peralta
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- Category: Scritture
- Creato: 07 Maggio 2026
- Scritto da Redazione Culturelite
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Lo S-guardo: Mio caro ‘organo’, ti vedo molto turbato questa mattina; che pensi, che cosa ti angustia? Dimmi se posso aiutarti, lo farò volentieri.
L’Occhio: Ancora una volta ti sei accorto del mio pessimo umore. Il fatto è che sono a corto di percezione, mentre tu sei un grande ed esperto osservatore. Sono un ‘organo’ senza mantici, senza canne perché non mi soddisfa ciò che vedo; le immagini che mi danzano davanti annunciano rivelazioni che restano segrete, e non hanno suono nemmeno le parole, che promettono una buona vista. Beato te, mio sognatore, che oltrepassi la ‘siepe’ e godi dell’Infinito, ne tocchi gli invisibili tasti facendo di esso lo strumento che arreca all’anima la celeste armonia e ne sollecita il “dolce naufragio”. Oh! Sarei felice se tu potessi aiutarmi, ma so che non è facile raggiungere le tue illuminazioni.
Lo S-guardo: Il tuo volere è già un’ottima disposizione, ma necessita della verità, celata alla ragione e mistificata dal dubbio che ti assilla…Tu temi il ‘naufragio’, perché prendi alla lettera il suo significato, abituato come sei a vederne gli esiti reali e letali. La “dolcezza”, che gli ha attribuito il Poeta, dovrebbe metterti in buona ‘guardia’. Con me egli ha potuto “fingersi nel pensiero” perché con me si pensa, si sogna, si scrive. Il sogno consente di approdare all’Essere traendolo dall’oblio della metafisica, ed esso è l’Infinito, l’immensità, il “mare” in cui ‘annegare’ piacevolmente per ‘ritrovarsi’, per conoscersi intimamente. Sii, dunque, vigile nella cecità… Distingui la metafora per uscirne fuori, per conquistare il mondo col tuo nuovo punto di vista.
L’Occhio: Come posso essere vigile e cieco; sono già debole, e se perdo quel poco che mi resta della mia funzione sprofonderò nella completa e irreversibile oscurità. E con me si spegnerà anche il mondo.
Lo S-guardo: Te l’ho già detto in altre occasioni e te lo ripeto: ‘Bisogna essere ciechi per vedere’. E qui alla metafora si accompagna l’ossimoro… Devi apprendere il mio linguaggio, caro mio ‘sole’, perché si dissolva la cataratta che ti annebbia. Allora dentro di te, nel profondo, sorgerà la buona vista; io sarò il tuo alter ego e saremo inseparabili: attori e spettatori nel ‘teatro delle meraviglie’. Insieme celebreremo la Bellezza; al servizio di un sì grande ideale daremo ordine e armonia al caos che governa il mondo e costruiremo un’esperienza umana completa, fondata sull’amore dell’arte e della vita. Allora conquisterai il mondo; con te, con me, l’uomo praticherà il ‘naufragio’ e realizzerà l’«essere per la Bellezza» unendo entrambi in matrimonio.
L’Occhio: Comprendo l’essenzialità del tuo linguaggio legato alla sfera del sogno, il quale può mutare la realtà rivelandosi in essa. Ma sarà mio compito, una volta che sarò risvegliato, rendere presente e vivo l’essere nel cuore dell’uomo, affinché con la Bellezza egli impari ad agire poetica-mente, a dare senso alla vita, averne cura conferendole l’autenticità che non le può dare la morte, come invece ha auspicato quel filosofo tedesco che nel linguaggio poetico, che è il tuo linguaggio, ha rivelato la presenza dell’essere.
Lo S-guardo: Vedo che hai imparato la lezione e ora dovrai solo attendere che al tuo occhio innamorato s’apprenda la Bellezza. Essa conferirà al mondo la luce spirituale e opporrà alla morte il salvifico ‘naufragio’ e con esso lo stupore e il miracolo dell’esistenza.




