Come sono cambiati i concetti di tempo e spazio nelle diverse epoche culturali - di Giovanna Cavarretta

                         Il tema, così come enunciato, parrebbe essere destinato a studiosi che, da Euclide ad Albert  Einstein, hanno esaminato in modo tecnico i concetti su cui dovremmo disquisire. E il condizionale, usato a proposito, costituisce un incipit a ciò che, hic et nunc, vogliamo diversamente esporre. Pertanto, fatto salvo il probabile ricorso alla “Treccani” o meglio ancora all’ I.A., tutti i quesiti posti, sarebbero di facile trattazione.  Ma, a parer nostro è ritenuto doveroso girare questo tema alla cosiddetta “Casalinga di Voghera”. Il richiamo fa riferimento ad una trascorsa trasmissione radiofonica dove per i temi più attuali si richiedeva il parere di una comune casalinga. Tutto ciò, per poter saggiare, come la suddetta, oggi sicuramente più acculturata della precedente, possa rispondere del comune sentire. E allora sentiamo cosa ha da dirci. Cominciamo dal Tempo. E’ stata questa, e lo possiamo comprendere senza dubbio, la prima preoccupazione dell’uomo-coltivatore dopo l’uomo-raccoglitore, per quanto riguarda il tempo della semina. La domanda era: quando? Osservando il ciclo dell’alternanza del clima caldo-freddo, comprese che la pianta germogliava nel clima caldo e da qui cominciò a distinguere il tempo rapportandolo alla sua evoluzione. La seconda cosa che lo incuriosì fu la durata del giorno- luce. Si accorse che c’era un giorno in cui la sua durata era uguale a quella della notte e che ciò avveniva due volte l’anno (gli equinozi). Divise pertanto l’anno in due semestri. Un cenno di ciò l’abbiamo a ciò che disse la mitologica Demetra (la Madre-Terra) al genero dio Ade (signore dell’oltretomba). Inoltre si accorse che c’era un giorno in cui la luce raggiungeva il suo zenit ed un altro in cui era la notte a farlo (i solstizi). E così con quattro punti di riferimento, due equinozi e due solstizi, divise l’anno in quattro stagioni. Ma c’era un Ma e cioè come misurare il tempo per così gestire le sue attività. Fu così che osservando come la roteazione dell’ombra proiettata dal sole, si accorse come si consumasse il tempo. Di concerto possiamo quindi dichiarare che l’ombra è un dono del sole.  Nacquero i primitivi obelischi, pensiamo ai Totem dei nativi americani, poi alle meridiane, alle clessidre a sabbia e poi ad acqua che segnava il volume nei recipienti e infine agli orologi dapprima monumentali e poi tascabili. Ma non dimentichiamo che la misura delle sue attività fu data in principio, dall’alba al tramonto del disco solare, che pertanto fu ritenuto il Creatore del mondo.  Fu infatti venerato come il più  grande tra gli dei e chiamato Amon-Aton dagli egizi, Viracocha dagli inca, Brahma dagli indiani, Juppiter dai romani, Odino dai norreni ecc. L’introduzione  della speculazione filosofica nella cultura greca prima e l’esame introspettivo dell’anima poi, cambiarono la percezione del tempo. Oggi si considera il tempo come una variabile dell’animo, una sua emozione. Lo esaminiamo con due esempi. Il primo: quando riusciamo a prendere un treno che è in ritardo sull’orario di partenza, ne siamo contenti al contrario di chi è sul treno e se ne lamenta.  Il tempo è lo stesso ma cambia la sua percezione perché dipendente dal diverso stato d’animo. Il secondo, più “umano”: quando in un appuntamento con l’amata arriviamo in parecchio anticipo ci lamentiamo come il tempo non passi mai, al contrario di quando stiamo piacevolmente con lei e ci accorgiamo come il tempo sia “volato”.  Il tempo, ancora una volta, è lo stesso ma resta ancorato al nostro sentimento-animo.  Un sentimento che spesso è regolato dalla bellezza. Chi non ama l’eleganza del volo di un bianco gabbiano? Tutti. Eppure nessuno si chiede o sa che quello splendido volatile si ciba di pesci morti. E ora passiamo alla mobilità e del suo rapporto col tempo. Un tempo quando la locomozione era garantita dal cavallo (oggi cavallo-vapore)  quale motore della carrozza, il tempo scorreva lento e veniva percepito senza l’ansia del giorno d’oggi con quel corrergli dietro per recuperare qualche manciata di minuti: una corsa contro. Il tempo viene ritenuto un nemico. Una allocuzione senza senso né logica. Che c’entra il tempo? Il tempo è immutabile perché non dipende dall’uomo ma dall’astro solare che si nutre di continue esplosioni nucleari che producono quel calore che serve per la vita del nostro pianeta. Né molto né poco, ma alla distanza ottimale, perfetta quasi come “la sezione aurea” di Fibonacci. L’altro argomento a cui risponde la nostra “Casalinga di Voghera” è lo spazio. I primi ad osservare il cielo con le stelle furono, cronologicamente, i cinesi, poi i babilonesi e gli egizi. Scrutarono tutti questi punti luminosi e fermi e ritennero che “firmavano” cioè tenevano ferma la volta del cielo, che perciò fu chiamato  Firmamento. Ma ciò fino a Copernico e allo spergiuro Galileo che per salvarsi dalla Sacra Inquisizione rinnegò tutto. E’ il caso di riaprire le storture e le torture della Chiesa? Non è questo il luogo. Ci addentreremmo in discorsi filosofico-religiosi che ci porterebbero a conclusioni azzardate. E’ invece il caso di ricordare come 58 anni fa furono inviate a scrutare lo spazio a noi circoscritto, due Voyager  e d’improvviso  cambiò tutto. Le foto inviate da sei miliardi di chilometri, cioè fuori dal sistema solare, mostrano la Terra come un puntino appena luminoso, solo, nell’immensità dell’Infinito. E questo ci pone, dopo l’ancestrale domanda “Chi siamo, da dove veniamo?” il nuovo quesito: ” Cosa ci facciamo laggiù?”. E cosa significa per la nostra amica di Voghera il sapere che l’esploratore spaziale Hubble, ha scoperto l’ultima galassia posta ai confini dello spazio?. Nulla, ancorata com’è alla spesa del carrello che vede sempre meno pieno. E’ l’immanente, dicono i filosofi, che nulla ha da vedere, aggiungiamo noi, col trascendente. In conclusione, a voler essere lapidari sul concetto di tempo e di spazio, diciamo che il tempo non esiste se non nella mitologia greca personificato in Kronos, padre di Giove. E qui, permetteteci una breve digressione. Giove, il capo degli dei, risiede sul monte Olimpo, cioè sulla Terra. Kronos, no, poiché il Tempo è un’entità che non ha sede. Comunque Giove è stato molto previgente poiché ha composto il numero degli dei con sei maschi e sei femmine. Cioè già d’allora ha condiviso con la odierna cultura, la parità di genere. E ancora. Gli dei furono fatti a somiglianza dei mortali con tutti i loro difetti mentre, per la Bibbia l’uomo è stato creato a somiglianza di Dio. Per quanto riguarda lo spazio, un tempo individuato come la distanza tra due sostanze e oggi, con la teoria della relatività einstainea, non più delimitato da un trilatero, possiamo ammirarlo, seguendo il parere della nostra amica, con quello che vediamo da quaggiù: un manto punteggiato di stelle. E’ lì che, come gli antichi egizi, collochiamo le anime buone. Ad un bambino che chiede alla mamma dove si trovi la nonna scomparsa, lei puntando il dito verso le stelle, afferma: Lì.  Ecco, forse è il caso di fermarci qua a goderci questo spettacolo così com’è dall’inizio dei tempi.    

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