Artisti per l'umanesimo, polifonia delle arti – di Anna Maria Esposito
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- Category: Arte e spettacolo
- Creato: 23 Giugno 2026
- Scritto da Redazione Culturelite
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Pittura, Scultura, Ceramica, Fotografia. Mostra collettiva dal 25 giugno 2026 al 5 luglio, presso Palazzo Cefalà, Via Alloro 99 a Palermo.
Su iniziativa delll’ASCU (Accademia Siciliana Cultura Umanistica,), con l'Alto Patrocinio dell'Assessorato alla Cultura Città di Palermo, il Patrocinio morale dell’ Università Popolare Cattolica “Montemurro D’Ippolito”, del Civitan Club Panormitan, dell’Istituto Siciliano di Studi Politici ed Economici.
Con la curatela e testi critici di Anna Maria Esposito, Vito Mauro, Massimiliano Reggiani e il coordinamento di Antonino Schiera.
MOSAICOSMO, UMANESIMO E ARTI VISUALI: LA PREMINENZA DELL'UMANO.
Sappiamo come l’Umanesimo sia una caratteristica dell’ Italia tra il XIV e il XV secolo, soprattutto durante il Rinascimento. Tuttavia questo movimento, come accade con altri, non ha avuto conclusione ma piuttosto è rimasto vivo nel pensiero e nell’ agire di chi fa della ricerca sul valore dell’ uomo il centro del suo pensiero. Al centro dell’Umanesimo vi è l'idea che l'essere umano possieda dignità, libertà, capacità razionale e potenzialità creative che meritano di essere sviluppate, e trova la la sua più alta espressione nel riconoscimento della dignità della persona e della sua irriducibile unicità. Questo è il fondamento del pensiero di Tommaso Romano esplicitato nel suo progetto, il Mosaicosmo.
Ritengo che, piuttosto che disperdere i pensieri, sia opportuno riunire le nostre differenti riflessioni in un unicum che dia ad esse fondamento e nel contempo sviluppo organico . Nel Mosaicosmo, il grande mosaico dell'esistenza, ogni persona è una tessera unica e necessaria e ogni uomo custodisce una visione irripetibile del reale. Dunque indispensabile.

E l’ Arte visuale?
L'artista rende visibile tale verità perché riesce a trasformare la propria esperienza individuale in esperienza universale, purché ci sia qualcuno in grado di leggerla e darle voce.
Il nostro Umanesimo considera l'uomo non soltanto come essere razionale e libero, ma come persona voluta, centrale, e, così come si intendeva nell'Umanesimo rinascimentale (così come lo compresero i suoi fondatori Brunelleschi, Masaccio, Donatello e poi come si è sviluppato fino all’ apice con Alberti, Michelangelo, Raffaello e innumerevoli altri artisti), chiamata a collaborare con Dio per il completamento del Mondo. In questa prospettiva, la dignità umana raggiunge la completa pienezza quando la libertà umana si fonde con il suo scopo, il “messaggio” che ognuno di noi deve portare nel mondo.
Così la pluralità delle esperienze umane non costituisce dispersione, bensì una ricchezza ordinata ad una alta, anzi altissima unità.
Questa mostra, Arte ed Umanesimo, prosegue il percorso di ricerca umanistica approfondito da Tommaso Romano, orientandosi verso la valorizzazione integrale delle individualità e delle loro irriducibili peculiarità, nella tradizione di uno sguardo attento alla dignità della persona, alla ricchezza delle differenze e alla dimensione spirituale e culturale dell'esistenza. La riflessione sul Mosaicosmo intreccia filosofia, storia, letteratura, le arti d ogni testimonianza umana, con lo scopo di mettere in luce la grandezza e la bellezza dell'uomo, riconoscendone il ruolo centrale quale custode di memoria, creatività, libertà e trascendenza.
Nel Mosaicosmo, che rappresenta una visione della realtà come tessitura di differenze, memorie, esperienze e destini personali chiamati a comporre un'armonia superiore, la preminenza dell'umano approfondisce uno degli assi fondamentali: il valore insostituibile della persona. La preminenza dell'umano non consiste in una superiorità arrogante dell'uomo sul creato, ma nella sua straordinaria capacità di accogliere il Tutto dentro di sé. L'uomo è l'essere che guarda il mondo e contemporaneamente ne viene guardato; l'essere che interroga il mistero e che, a volte, riceve dal mistero una risposta sotto forma di intuizione, immagine, simbolo.
Nel mosaico dell'esistenza ogni tessera possiede una propria luce e una propria funzione; allo stesso modo, ogni individualità reca in sé una dignità irripetibile che non può essere sacrificata né alle astrazioni ideologiche né alle logiche dell'omologazione. L'Ente umano emerge così come luogo privilegiato d'incontro tra finito e infinito, tra storia e trascendenza, tra memoria e speranza.
Un ulteriore sviluppo: la centralità dell'uomo non viene intesa come affermazione individualistica, ma come riconoscimento della sua vocazione relazionale, nel complesso delle sue qualità spirituali che si declinano nella cultura sociale ed individuale. Non si può negare che la grandezza dell'umanità si manifesta nella capacità di custodire la propria identità aprendosi al dialogo, alla conoscenza e alla reciproca valorizzazione.
In tale prospettiva l'arte visuale ed ogni forma artistica si configurano come un invito a riscoprire la bellezza delle differenze personali, delle tradizioni culturali e delle molteplici forme attraverso cui si esprime il genio umano, nella convinzione che ogni autentica crescita della civiltà abbia il suo fondamento nel riconoscimento della singolarità umana.
Arte è esperienza di trascendenza, apertura dell'uomo a una dimensione ulteriore rispetto alla quotidianità e il vero artista è mediatore di significati profondi che ampliano la coscienza collettiva, e a cui sono indispensabili.
È compito dell’arte autentica opporsi ai processi di omologazione culturale e di impoverimento simbolico che caratterizzano la modernità.
A questo punto voglio dimostrare la valenza di queste riflessioni citando quale esempio due autori, fra i molti, per esplicitare come essi pongano questa ricerca come base della loro creatività.
La ‘preminenza dell'umano’ nella pittura di Damiano Mandalà
La sua opera è incentrata sulla ricerca (e la riflessione) sul ruolo dell’uomo nel Cosmo, nelle le sue dimensioni più profonde. Non si limita alla ricerca formale né all'esercizio tecnico, ma la sua opera si configura come indagine sull'Uomo.
Ha compreso che la pittura è luogo di rivelazione dell'interiorità.

Le immagini di Mandalà non rappresentano soltanto figure, paesaggi o simboli, ma testimoniano il permanente tentativo dell'essere umano di comprendere se stesso, il proprio destino e il proprio rapporto con il mistero. L'opera artistica assume così una funzione antropologica prima ancora che estetica: ha il compito di restituire all'uomo la coscienza della propria grandezza.
In tale prospettiva, la preminenza dell'umano non coincide con unariduttiva forma di antropocentrismo, bensì con il riconoscimento della persona quale luogo privilegiato in cui le tre potenze (memoria, intelletto, volontà) ed in più l'immaginazione, la sensibilità e tensione spirituale si incontrano.
E come nel Mosaicosmo ogni individualità rappresenta una tessera necessaria alla composizione del tutto, così nelle opere di Mandalà l'essere umano appare portatore di un universo irripetibile.
La bellezza non risiede soltanto nell'immagine contemplata, ma nella capacità dell'opera di risvegliare nell'osservatore una consapevolezza più profonda di sé. L'arte diventa allora uno strumento di elevazione e di conoscenza, una via attraverso la quale l'uomo riconosce la propria dignità e la propria vocazione alla trascendenza.
L'uomo è soglia dell’Infinito.
La mia lettura critica si muove precisamente in questa direzione: non una semplice analisi estetica, ma una lettura che individua nell'esperienza artistica una delle manifestazioni più alte della grandezza umana. In tal modo la riflessione sull'arte di Damiano Mandalà si integra naturalmente nel progetto culturale della preminenza dell'umano, mostrando come la creatività, la libertà interiore e la ricerca del senso costituisca una delle espressioni più nobili dell'avventura umana.
Le sue opere sono varchi attraverso i quali il finito lascia intravedere l'infinito. L'arte, pertanto, non nasce dalla tecnica, pur necessaria, ma da una misteriosa alleanza tra l'intelletto umano e l'infinità del Cosmo.
Egli, mediatore, lavora nel silenzio, raccoglie segni, colori, strappi, materiali e li trasforma in racconto. Ma il racconto non gli appartiene completamente. A un certo punto "l'Arte si impossessa dell'artista", diventando strumento di qualcosa di più vasto.
Le figure di Mandalà, pur appartenendo al linguaggio figurativo, non si limitano a rappresentare individui. Esse incarnano miti, memorie, desideri ancestrali, paure e speranze comuni. I pesci, gli alberi, le acque, le silhouette, gli sguardi, le stratificazioni materiche presenti nelle sue opere compongono una sorta di cosmologia visiva in cui natura e spirito, materia e trascendenza, si incontrano.
L'artista raccoglie frammenti del reale e li restituisce come esperienza di unità: capacità di riconoscere il molteplice senza smarrire l'unità, di abitare il finito senza rinunciare all'infinito.
Lo sguardo dei personaggi di Mandalà diventa specchio dell'interiorità dello spettatore. L'arte non offre risposte, ma rivela domande dimenticate.
Ci liberiamo seguendo quello sguardo finalmente liberato dal sé.
E “La preminenza dell’umano” nella pittura di Alessandro Bronzini:
«La mia pittura è una ricerca sentita e voluta; per me non esistono né arrivo né partenza, ma un viaggio continuo tra forme, colori, fatti e memoria».
Questa affermazione di Bronzini costituisce una chiave di lettura pregnante della sua opera. Il viaggio cui l'artista allude è molto più che ricerca formale o cromatica, ma un attraversamento incessante dell'esperienza umana, della storia individuale e collettiva, delle contraddizioni della società contemporanea, nei paesaggi interiori dell'uomo.
Nella prospettiva di Artisti per l'Umanesimo, il percorso di Bronzini assume un valore particolarmente significativo. Nella sua pittura è al centro l'essere umano, osservato senza indulgenze ma sempre con profonda partecipazione. Egli si fa testimone del presente, analizzatore lucido e sempre ironico di vicende sociali e personali: ad esempio proteste, migrazioni, ambizioni e ipocrisie nel nostro tempo. La sua pittura ironica denuncia, racconta, interroga.
La sua opera dialoga naturalmente con il concetto di Mosaicosmo elaborato da Tommaso Romano: la visione della realtà come insieme di frammenti, differenze, esperienze e memorie. Il mondo appare come un mosaico di episodi, figure, dettagli, colori e simboli. Ogni frammento racconta una storia, ma è soltanto nell'insieme che emerge il senso dell'esistenza della comunità umana.
La ricerca cromatica costituisce uno degli aspetti più affascinanti di questo percorso. Bronzini interroga il colore come un filosofo interroga il pensiero: ne esplora le relazioni, le tensioni, le possibilità espressive. Il giallo, il rosso, il verde, il cobalto, il nero e il grigio diventano parole di un linguaggio personale e insieme universale. La scomposizione e ricomposizione cromatica ricordano il lavoro di un prisma che genera infinite variazioni, trasformando la pittura in una continua riflessione sul vedere e sul sentire.
Accanto alla dimensione sociale e cromatica emerge poi un altro elemento essenziale: la presenza di opere nascoste dentro le opere, immagini che affiorano da sovrapposizioni, trasparenze e tagli compositivi. Esse alludono ai significati invisibili della vita, a ciò che sfugge allo sguardo distratto e si rivela soltanto a chi osserva con attenzione. È qui che l'umanesimo di Bronzini raggiunge la sua espressione più alta: nell'invito a guardare oltre la superficie degli eventi, oltre le narrazioni convenzionali, per ritrovare il nucleo autentico dell'esperienza umana.
La sua è una pittura che nasce da una vita intensamente vissuta e che restituisce, con rigore e sensibilità, frammenti di realtà colti con lo sguardo di un reporter e con la profondità di un poeta.
Tuttavia, nonostante la severità della denuncia sociale, nelle sue opere permane sempre la fiducia nell'uomo, simboleggiata spesso dalla purezza dello sguardo infantile, smascheratore inesorabile di falsità.





