“All’arte contemporanea resta un problema irrisolto” di Vincenzo Gennaro

All’arte contemporanea resta il problema  di capire la sua essenza e la ragione della sua esistenza. L’artista post moderno cerca come un bambino orfano, nelle macerie della città distrutta il cadavere della propria madre ed il suo problema è quello che nell’olocausto nucleare dell’arte, cioè dopo la distruzione di tutti i valori ed i parametri perseguita  ossessivamente e selvaggiamente sin dall’inizio del secolo scorso senza alcuna pietà ne ripensamento, tutti cadaveri sono uguali e quindi non può riconoscerlo.
Tutta l’arte degli anni ottanta e novanta è però pervasa come da un fremito di riscatto. In Italia  transavanguardia, nuovi nuovi, pittura colta, ipermanierismo cercano risposte diverse alla questione della agonia dei valori ma non le trovano. L’arte povera  muore dilaniata  dalle sue stesse contraddizioni interne ,quando la sua teoria che la voleva umile e povera si contraddice con la prassi che la fa diventare bene di lusso inaccessibile .
La body art soccombe per propria mano, per autodistruzione, riversando su se stessa  e sul corpo dell’artista  l’angoscia della morte di tutta l’arte moderna. Essa in buona sostanza si suicida  prima della ineluttabile fine naturale.
Così l’arte concettuale, che trincerata a riccio nella sua severità problematica  di leader autoritario delle arti, fedele a Duchamps  e a Reihardt,  fa la fine appunto del sacerdote senza fedeli, senza più seguaci, né audience, che dialoga impazzito con se stesso sino alla morte dando vane risposte  a domande ancora più inutili, perché capisce  che non ha più nessun argomento di persuasione  per riportare i fedeli nel suo grembo. Arte povera, body art  e arte concettuale  concludono nel loro annientamento le tematiche del moderno e consegnano a noi i loro feretri e i documenti della loro fine . Così noi artisti sopravvissuti all’olocausto abbiamo organizzato la resistenza e la nostra lotta di liberazione ,abbiamo eretto invalicabili difese  per non cedere mai più un solo millimetro della nostra autonomia ,della nostra libertà e del nostro territorio che è anche il territorio dell’anima , l’artista oggi lavora  freneticamente  per riprendere possesso di sé ,lavora per la sua catarsi e la sua purificazione  ecco perché anch’io mi oppongo pervicacemente  ad ogni convivenza  fra arte e mercificazione volgare  come cerca di attuare  il sistema della arti ispirato dal cinismo del puro interesse calcolatorio.

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