V Capitolo - "La mia vita" di Antonio Saccà
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- Creato: 30 Ottobre 2023
- Scritto da Redazione Culturelite
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Tornati a Messina, la “città”, mia madre divenne più timorosa ed imperiosa, ci teneva a bacchetta, amorevolmente, in mio fratello difficoltosamente, obbedientissimo, timidissimo io, mio fratello , dispostissimo alla compagnia, precoce nella voglia di conquiste femminili,ammirazione per mio fratello, di bell'aspetto, chiaro, robusto,amava la musica e cantava, tutta la famiglia , la sorella maggiore, Caterina, massimamente, la sorella minore , Ermanna,non dava ad ascoltare neanche la voce, solitaria, a parte, già detto. Mio fratello sostava spesso in un collegio , Pedara, vicino Catania, un seminario per diventare sacerdoti ,non era la vocazione che egli sentiva, pochi anni, pochi mesi,in quei frangenti tumutuosi mia madre doveva sminuire la fatica di quattro figli. Ero pazzo per quelle vicende narrate con disegni, e le voci che uscivano dalla bocca come nuvolette, i fumetti, il dopoguerra,inondazione , ma forse da prima, Cino e Franco, Gordon Flash, Mandrake , L'uomo mascherato, l'Intrepido, Il Vittorioso, talmente desideroso di leggere che mi recavo alla stazione della ferrovia dove le pubblicazioni giungevano con anticipo. Un viaggio. Li inviavo a mio fratello, anch'egli lettore millesimale. Coloriture pastose, calde, effusive, personaggi fantasiosi, cattivi , buoni, imperi celesti, imperi terrestri d'altri luoghi remoti, magia, donne femminissime, apprensive per gli amati,selvaggi cannibalici, animali affettuosi, non sempre, certo, vestimenti identificativi, la tuta e la mascherina delluomo mascherato, appunto, rosse, il cilindro ed il mantello di Mandrake, il cappelluccio a fez ed I calzoncini di Lotar, nero, suo aiuto, gli uomini con ali di falco, quando Mandrake e il cinese Ming(forse sbaglio denominazione) si fissavano tentando di ipnotizzarsi l'uno l'altro , tremevo il giornalino. Una immedesimazione da radice. Vi furono anche libri, La Scala d'Oro, si riassumeva la letteratura mondiale o comunque italiana, gli Albi d'Oro, a figurazione, mi fecero conoscere il Faust in modi gotici.Oltre che leggere di mio avevo iniziato un romanzo. Iniziato ma non concluso,al decimo, dodicesimo rigo di una grafia scombicchierata , a zampa di gallina, inchiostrata,l'ispirazione mi lasciò, eppure in un istante avevo concepito un gran rumore, il titolo,: Le unghie del leopardo, da scansare! Anni rimase a vista, anche una letterina di mio fratello sui giornalini ricevuti e graditi, mia madre conservava , forse qualcosa resta di quel passato, ritroverò Le unghie del leoprdo, una paginetta, grafia bambinesca, 1943, credo, niente va distrutto se tutto muore! Anche insorgimenti poetici, a Gualtieri Sicaminò sulla panchina nella stanzetta d'iningresso sbalzo e grido:”Ponti distrutti indefiniti”, chi sa perchè.
Tornando da Gualtieri a Messina, guerra cessata da noi, distrutte le case, la nostra a pezzi,pareti da un lato, il vuoto dall'altro lato, sul fornello la pasta ammuffita, le strade colme di muti brandelli, e tuttavia, tuttavia scattava una nuova epopea, non tragica, per il mondo e per il nostro Paese il Dopoguerra, fare, fare e vivere , durerà e mi persiste il ricordo ammirevole: cosa raggiunge l'uomo spinto dal bisogno e dall'amore per la vita avendo attraversato la morte. Assistevo alla metamorfosi spettacolosa. si vedeva il cambiamento, ovunque , un cantiere , la Sicilia, Messina , l'intero Paese , un cantiere, in casa, vicino casa, lontano, in ogni luogo, guardavo ammirantissimo,come sorgere i castelli fantastici nelle favole, bisogni e sogni: l'Italia. Odore di pece, pentoloni la cuocevano, mi pare che la mescolassero per non rapprenderla, la versavano in secchi(bagghioli), la caricavano su di una spalla trattenedola con le mani all'esterno, un manico, , la riversano , vi ponevano mattoni, la pece raffrendandosi stringeva il mattone, la mattonella, inchiodava pulivano, nettavano I cascami, no , errore, questo accadeva con la calce,bianchissima,frenava toni, mattonelle, pietre, e i cascami nettati da una spatola, un filo, spesso, imponeva la simmetria, l'ordine, il muro, la paree mi divenivano allo sguardo, calce bianco, cemento grigio, la pece per le strade, e fumava. La sera non era come il mattino, ed il giorno successivo come il girno avanui, ovunque, pece, calce, cemento, muri, strade, pareti, la pece soffocava il respiro, I muratori in testa cappellini cartacei di girnali combinati a navetta, macchiati, gli abiti, pece, calce, abiti lacerati, abiti per dire, stracci, tutti gravati di secchi , andare e venire, e di nuovo, qualcosa arrotolato, da mangise, da casa, pochi minuti, in piedi, seduti,acqua da una brocca forata(u bumbulu), la giravano senza porre llabbra, io a guardare il lavoro dell'uomo.
Se non altero la cadenza degli anni, anche allora iniziative, imprese per I bambini, colonie estive, mia madre ne reggeva, ma anche da solo, altrove, io, memorie nell'ombra, ombre di compagni, una sorvegliante corposa, un ragazzino biondo, inconsueto da noi, i pini, l'odore delle resine, le margherite, anche l'erba odorava, lucertole, scrutavano e fuggivano. Salendo un albero mi conficcai uno spuntone senza a accorgimento. Avevamo, già prima di sostare a Gualtieri Sicaminò,mutato abitazione, dalla zona periferica al centro , Messina ha due strade che la spaccano, l'una , interrotta da Piazza Cairoli, prosegue l'altra, Viale San Martino e Via o Viale Garibaldi, noi prossimi a Viale San Martino, al Ponte Americano, e fu l'abitazione della mia infanzia dell'aolescenza. A Catania sono nato, a Messina ho vissuto.Pochi anni nell'intera vita, ma sono la vita.
Gli Stati Uniti si resero evidenti immediati e si rese evidente un uomo che non avevo visto e credevo pochissimi avevano visto almeno in Sicilia, il nero,le colonie in Africa ma non avevamo i neri in Italia, io dunque tutti,a mia convinzine, nessuna conoscenza,questi soldati con il volto nero, le mani nere , il palmo rosa, i denti spiccavano sul nero del volto bianchissimi, e capelli fitti, sbalordivo, sgomentato, anche l'alimentazione, cibo in scatola, salvato dalla perdizione, la carne in scatola, corned beef, asciutta, perfino secca, Stracciatine di carne, e minuzie di grasso, non umidità, non gelatine, compatta, talvolta anche fagioli, scatole a tronchetto di piramide, saporita. Anche esse mai vedutea, le gallette, una sorta di pane senza mollica, arido, fragrante, appiattito, roba per militari, conservabile, e adesso a noi, la penuria faceva apprezzare ogni alimento, ma quei ritrovati di guerra valevano. Durante la guerra il gigantesco , tale mi appariva, fratello di mia madre, ,Nunzio, militare, ci recava l'uva passita dalla Grecia , chicchi zuccherini striminziti dagli umori acquosi , si dolcificavano, gialli, graditissimi, a manate, Stati di eccezione, avevamo il necessario, e non soffrivamo quel che mancava non desiderandolo, ignorandolo.Iniezioni di calcio, per, me, bruciantissime, olio di fegato di merluzzo , mi schifava, magrissimo, l'autunno mi feriva ai bronchi, impressionabilissimo, non separavo la fantasticheria dalla consistenza reale. Questo gigantesco zio, mi inoltrò nella scoperta della visione ,lo schermo, il fascio di luce, le immagini, persone che parlavano il cinema. Prima che noi andassimo a Gualtieri, nel cinema la guerra, gli aeroplani, i voli, lotte, avanzavan, avanzavano, velocissimi, nel salone, contro il pubblico, su di me, gridavo, urlavo, le mani a frensre lo schianto, anch'io ucciso! Fuori, ancora tra la gente, nella strada, ero vivo? A Gualtieri dalla collina di una proprietà del mio avo materno si scorgevano gli areoplani “nemici” che si infuriavano contro Milazzo, luogo di grandi contenitori, materie necessarie all'energia, porto,esplosioni, fuoco innalzato, bruciava la terra, il mondo.Anche a Messina, gli areoplani “nemici”, ispezionavano, si aggiravano a scrutarci(ricognitori), fiocchi di colpi per disruggerli, mai, giravano sicuri, li guardavo, sembrava una scampagnata non una guerra. Ancora sostavamo nella periferia della città, quindi ci spostammo, via Trento isolato 70b , presso Viale San Martino. Comincio un'esistenza regolata, continuativa, ad avere gli amici di infanzia e ricordi di vita sociale che non esisteva quando abitavo in periferia, troppo piccolo o non so perchè, adesso quel posto sigillato, tutta la mia infanzia, tutta la mia adolescenza, amici, viaTrento, Isolato 70 b. Vi era un Isolato 70 a, un cortile interno ,un cortiletto esterno aperto ai lati che distingueva l'Isolato 70a dall'Isolato70 b, il quale aveva il medesimo cortile inyerno, fu la mia effettiva abitazione di quegli anni, stampato nei miei occhi, il mio cortile, la mia infanzia, i miei amici, I portoni,le finestre, gli scantinati, il mio scantinato, scendere, luce minima, odore di vecchio, qualche mobile, così, questo c'era; i nomi delle èersone, e chi vi abitava, e chi si svegliava per primo, certo , quello in fondo , a destra, il portone nella stessa parete, famiglia Ponzio, Antonio Ponzio, della mia età, vive ancora, forse, la sua porta di rimpetto a Salvatore(Toruccio), che aveva tre sorelle, chi sa la loro esistenza, di fronte a me, in basso ,piano terra, la famiglia Azzarà, mia madre sviliva la signora Azzarà , e la irrideva convinta che avesse la barba rasa all'alba , il figlio era Ninì, mio gran compagnuccio, allora, certo, al primo piano sempre di fromte a me, quindi dall'altra parte del cortile, ah, non ricordo il nome, com'è possibile, ci salutavamo festosamente, com'è possibile che sparisca,ricordarlo, niente deve perire se tutto è destinato a perire. Enrico Lancia! La famiglia Ferrara, sempre di rimpetto a me, più a destra, dall'altro lato, nel cortiletto interno. I balconi fissati, invece, nel cortiletto divisorio tra Isolato 70b ed Isolato 70a, Accanto al mio il balcone di Antonello Maffa , un qualche anno minore di età, che avevamo da dirci ore su ore? Nel palazzo separato da una strada a destra del mio palazzo, elegante edificio, portone in legno muscoloso, vetrate a colori, luci caute, un altro ragazzino, Nico. Amico. Oltrepassando quel tempo, i compagni di scuola, nello stesso palazzo di Nico, Elio Risicato, figlio del preside , nella scuola media, e se avanzo lo sguardo al tempo futuro di quel tempo passato, mio fratello ci inonndava dei suoi amici, che restarono amici per sempre finchè io vissi in città, e quando tornavo in città, Messina: Elio Mazzaglia, Gino D'Acquino, Franco Savasta, FrancoBombaci, carovane, mio fratello era associativo, cantava, suonava, giocava a carte, “fimminaru”, di aspetto sano, animoso, elegante per come era fatto, alto, chiaro, ridente alla voglia di vivere, stava nella vita in ogni ramificazione.
Il cortile. Sedevamo, dopo i giochi, saltello, nascondino, e un gioco feroce, i“ palogi”, le trottole, delle forme coniche di legno con un ferretto nella parte assottigliata, circondata con un filo veniva scagliata per girare, non ricordo perchè uno vinceva, con il punteruolo del suo “palogio” tormentava gli alri bucandoli. Il cortile interno, sedevamo, chiacchieravamo di noi tra noi, bambini ,maschi, le bambine erano tornate in casa, avevamo scoperto, sveliamo che distingueva noi dalle bambine e le bambine su di noi, e qualcosa in più, vedere ,toccare ,il corpo, il corpo femminile, e qualcuno aveva visto, qualcuno aveva toccato, e ne vantava, sembravamo congiurati e visionsri, e ascoltavamo,e ci facevamo ascoltare:la donna, la bambina, colei che è diversa da noi, il desideri incarnato, parlavamo, parlavamo, sera ,tardi, le madri ci chiamavano, noi continuavamo, che distingueva la femminuccia dal maschietto ,il corpo , il sesso, qualcuno aveva visto una bambina nuda, qualcuno aveva toccato?Possibile? Addiririttura? Mio dio. Avvicinati, avvinti, voci caute, , parlavamo, parlavamo, Una sera ci scoppiò sulla testa una cascata d'acqua, un signore, un militare, al primo piano, udiva I nostri discorsi segreti e ci condannò in quel modo gridando:Vergogna. Ma le bambine avevano simili voglie e curiosità.
Per qualche mese, finchè l'abitazione in via Trento Isolato 70 b non venne ricostruita sostammo dai parenti di mio padre. Un piccolo mondo differentissimo dalla famiglia materna.




