Pubblichiamo la Prefazione di Tommaso Romano al volume di Antonino Causi "Ogni uomo ha la sua isola" (Ed. Il Convivio)

Nel variegato e spesso meschino mondo dell’arte vi sono ancora figure di generosa umanità e di cristallina fede nei valori imperituri.
Antonino Causi è uomo, intellettuale e poeta che vive il sogno rigenerante dell’arte, con la purezza della parola originaria, senza scimmiottare alcuno e senza usare comodi elenchi di sinonimi e contrari per esprimere la sua buona visione della vita, del mondo, del creato, dell’onestà, della bellezza.
Lo fa scrivendo con garbo, con misurata passione, con partecipazione accorata ed autentica vocazione ideale.
Alla lettura delle poesie di Causi, si apprezza meglio e con un supplemento d’animo, la vita, il suo scorrere, la forza della speranza, che fa di ogni uomo il signore della sua isola di pace anelata, un porto per non cadere nella trappola amara dello sconforto, della dissoluzione, dell’annientamento di sé, del nichilismo.
Causi sa che il cammino della vita è impervio, pieno di ansie, di amarezze, di sconfitte, ma al contempo sa anche apprezzare, attraverso la riflessione e la ricerca attraverso gli affetti e la condivisione con il prossimo, convinto che alcuni punti fermi restano e si possono ancora praticare, vivendoli con amore e certamente al primo posto, a partire dagli affetti diretti fino a quelli ritenuti universali.
La sofferenza, il dolore non ci debbono mai far dimenticare, scrive Causi, il valore della vita e della sua irripetibilità.
Attraverso l’interpretazione costante della coscienza, Causi comprende la luce della purificazione possibile, di una rinascita dell’anima votata al bene.
Le due sezioni, Uomo e Isola, si integrano senza scissione, quasi un diario di bordo del proprio essere e del guardare con gli occhi del cuore la gustosa letizia del futuro, di un tempo che - dice - può essere in grado di sanare le ferite.
Sono molto significativi, ci ricordano Agostino d’Ippona questi versi di Causi che rifiuta la vanità narcisistica e l’insensibilità, per affermare “Guarda dentro / te stesso vedrai che t'innamorerai / del tesoro di valori / chiuso dentro il tuo animo".
Certo, Causi sa che questo tempo ingordo congiura contro il bene e il giusto. Egli canta il diritto, la legalità, l’onestà, esalta gli eroi del positivismo e le vittime del dovere e nel gran libro della vita prova a tracciare, con umile candore che lo rende vieppiù apprezzabile, le stagioni della sua vita e il coraggio, la volontà, la responsabilità di proseguire il cammino in verità, nell’attesa operosa - anche con l’animazione culturale - di un mondo e di un uomo migliori.
Il canto all’amore, si diceva, è centrale motivo di gaudio che, per quanto improgrammabile (ed è assolutamente veritiera l’affermazione), fa rinascere / sentire bambino e incosciente / folle e avventuroso /fermo e deciso.
Di cuore avventuroso parlavano i miti e i poeti, e quello di Causi è sulla scia dell’umano sentire e percepire il dono dell’incontro.
La sincerità disarmante di Causi è il “viatico dei buoni sentimenti” che “ci fanno compagnia”, conservando memorie e storie / alchemiche di tasselli variegati, purificanti le miserie dell’arrivismo, anche di quello che dovrebbe essere immune da interessi utilitaristici, come l’arte, la poesia.
L’albero della vita, che è anche un simbolo della tradizione perenne, può così diventare “robusto con i suoi frutti /saggio e fecondo / maturo ma intenso / impotente e pieno di grazia”, ma anche meta fervida di speranza, canta il poeta sincero.
Riti, simboli, piccoli segni (il presepe ad esempio), danno un chicco di felicità ulteriore “incoscienti e liberi / saltiamo come gazzelle / le barriere del cuore / questo è il nostro amore” scrive come una limpida professione di fede il nostro Antonino Causi, che non ha, peraltro, paura di abbandonarsi, quasi cullarsi con i ricordi, le aspirazioni dolci dell’età giovanile, tutto però con consapevolezza del presente non con sterile lamentela del bel tempo andato, con destinazione felicità.
È così l'isola della speranza di Causi che non ignora la solitudine ma non la esibisce come destino risolutivo. Anzi. Così i luoghi amati, Palermo, la Sicilia, il mare, diventano la luce irradiante “così la mia tela vivrà nuova linfa / nell’attesa di una Resurrezione / e volare più in alto / verso cieli dove non declinerà mai la primavera.
Un nuovo Eden non solo sognato ma auspicato e teneramente sentito come orizzonte veritativo che “pervade il nostro quotidiano spazio d'immensità.
Non mancano gli accenti gravi sulle violenze e le ingiustizie, per l’apatia e le rassegnazioni in questa raccolta, sostenuti da un vivo anelito alla solidarietà con i più deboli, con chi cerca approdi di pace, fra naufragi e terrore, bombardamenti (molto significativa e toccante la poesia “Le donne di Aleppo”) e interessi finanziari e di sfruttamento verso i paesi più poveri del mondo egoista, che ovviamente tiene “in gabbia" i suoi figli.
Anche la storia ha bisogno di giustizia e di nuovi interpreti imparziali, al Sud Italia “per restituire ciò che è giusto in ogni suo aspetto".
L’arte non è un rifugio, un passatempo, una astrazione, è emozione ed incanto che se vissuti con amore possono legare alla più alta bellezza, anzitutto dello Spirito.
Nella poesia sigillo finale Causi esorta a guidare la propria esistenza, apprezzare i doni ricevuti, “vivi la tua storia / godila / divorala / costruisci con cura ogni tuo dettaglio / e non ci sarà una fine / se prima non avrai / sporcato di colori / le stagioni della vita ”.
Fra crolli e disastri, volgarità e dolori, la poesia di Causi è un dono ristoratore, una fiaccola tenue ma visibile nella notte, un canto a ciò che è essenziale, un libero moto dell’anima.
Perché il Poeta è un puer aeternus.
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