“Trent’anni dopo, Romualdi e Almirante si ritrovano insieme” di Giuseppe Massari

"Romualdi e Almirante. Destre 'parallele'" è un libro fresco di stampa, nel trentesimo anniversario della morte quasi simultanea dei due leader politici. Si, è vero è un libro scritto  a quattro mani: da Gennaro Malgieri e Federico Gennaccari, per i tipi di Fergen editore, 196 pp., 13 euro, ma per avvicinare quelli che sono sembrati due mondi diversi, lontani e distanti all’interno della stessa famiglia e comunità politica e per fornire più chiavi di lettura sul ruolo svolto dal "fondatore" e dal "segretario" nella storia della destra e della politica italiana più in generale. Malgieri, che ha conosciuto da vicino i due leader, lavorando al "Secolo d'Italia", è autore del saggio "Due uomini, un'Idea" diviso in capitoli monografici sulla "Destra possibile" di  Pino Romualdi e sull'impegno di Giorgio Almirante per arrivare ad una "Nuova Repubblica". Gennaccari, che, invece, Romualdi e Almirante non li ha conosciuti, ma li ha solo visti in tv o ascoltati nei comizi, ripercorre le loro biografie e la storia del Msi che spesso li ha visti contrapposti ma sempre per una destra unita. All’interno del testo vi è l’articolata rassegna stampa del “Secolo d’Italia”, organo ufficiale del partito, e dei principali giornali italiani del 22-24 maggio 1988, all’indomani della morte dei due leaders missini; sulle giornate di lutto che colpirono il Movimenso Sociale- Destra Nazionale, con analisi, commenti, giudizi storici e severi sull’azione politica svolta dalla Destra italiana in generale e da quella, in particolare, dei due metodi contrapposti di concepirla, rappresentata dalla generosità, dalla sensibilità culturale dei due maggiori esponenti. Leggere le pagine di questa fatica editoriale dei due autori e rileggere la storia di questi 30 dalla loro scomparsa, cala una tristezza immane. Si è colti da un senso di smarrimento atroce, da dubbi che assaltano ogni pensiero che, ieri, fu certezza e, oggi, vuoto totale, il nulla, lo smarrimento, perché di quei punti di riferimento non nostalgici e generazionali, che furono il Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale da una parte e Romualdi e Almirante dall’altra, tutto si è sciolto come neve al sole. In soccorso e a conforto delle nostre tesi, ci viene incontro Malgieri, quando sostiene: “Ovviamente non avrebbero mai immaginato che nel volgere di qualche decennio, l’eredità del “loro” Movimento sociale si sarebbe dissolta come neve al sole finendo prima fagocitata da un alleato onnivoro al quale non ha saputo opporre la legittima resistenza che pure ci si attendeva e poi irretita dall’impoliticità di una classe dirigente che avrebbe dovuto costruire la nuova destra all’interno del vasto e “plurale” contenitore berlusconiano. Oggi non rimane più niente del “sogno” romualdiano ed almirantiano. A destra c’è il nulla o poco più. In un ventennio, lo spazio di potere dilatatosi davanti ad essa, non è stato riempito di adeguati contenuti politici tanto che al crepuscolo di un centrodestra che è più un cartello elettorale che un aggregato politico, come dimostrano le recenti vicende, è probabile che la frantumazione del sistema politico favorisca nuove sintesi tra forze che si presentano come a-ideologiche piuttosto che favorire la ricomposizione una destra nazionale, solidarista, conservatrice, europeista ma non “unionista”. Trent’anni anni dopo la morte di Romualdi e di Almirante, la destra (o quel che resta di essa) si guarda intorno e non si ritrova. O meglio sa che c’è, ma non ha una casa comune”, continua Malgieri. C’è da aggiungere che la Destra esiste, ma senza una sua identità, senza una sua fisionomia. E’ una Destra senza volti, senza padri, senza radici, perché non ha più una classe politica e dirigente a cui potersi ispirare; a cui poter guardare, con cui confrontarsi. “È tempo che la cerchi, sostiene Malgieri, anche a beneficio della democrazia italiana che subisce i contraccolpi della sua mancata riforma e del sistema dei partiti collassato di fronte all’emergere della rabbia e dell’indignazione cominciando col riannodare i fili di una storia che s’intreccia con quella della nazione. La sua assenza rende oggettivamente più povera la nostra democrazia che non ha bisogno di reduci politici, ma di costruttori di un avvenire possibile. Costruttori quali sono stati, comunque la si pensi, Pino Romualdi e Giorgio Almirante le cui idee, al di là della passione autentica che li spinse all’impresa, quando si cominciavano a scontare le conseguenze derivanti dalla “morte della Patria”, non sono appassite. Chi vuole se ne può rendere conto riconsiderando l’avvilente negazione delle culture di riferimento per “inventare” una politica che purtroppo non ha avuto modo di manifestarsi. Ricordarli entrambi, Almirante e Romualdi, non va scambiato per sterile, sia pur rimarchevole omaggio, ma come un’occasione per riprendere un discorso interrotto. A destra, naturalmente”.

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