Serena Lao, "M@tilde" (Ed. Thule)

di Vito Mauro
 
Scrivere per Serena Lao, con la sua scrupolosa precisione, è un’operazione chirurgica, lo conferma con la magnifica pubblicazione di M@tilde, edita dalla raffinata casa editrice Thule, dove Tommaso Romano appone una bella postfazione rendendo evidente la “passione”, il “garbo” e l’”intensità”, riportati nel testo dall’autrice, e come “riesce a disegnare con maestria e buona dose esperienziale” dialoghi e atmosfere. 
Altresì, particolarmente puntuale, precisa e utile, è la prefazione di Maria Patrizia Allotta, una concisa guida alla lettura che invoglia a trovare riferimenti, a scoprire particolari nelle “pagine che si susseguono lungo un itinerario esistenziale fatto di conflitti e antinomie tipiche del contemporaneo modo d’intendere gli umani rapporti”.
Un romanzo intraprendente e spesso spiazzante sulle relazioni pseudoamorose nell’era di internet, dove i rapporti sono senza troppe definizioni e l’amore è un tvb e altre sigle oggi sempre più in uso. Infatti, mai come in questo caso si rivela opportuno, per i non addetti, il glossario minimo riportato nelle ultime pagine. Internet è diventata anche la cassa di risonanza dei facinorosi e degli sfrenati, dove i comportamenti inconsulti non possono essere fermati da nessuno e conducono ad un contagio nocivo ed a pensare: “del resto cosa ci fa una ragazza in chat, a quest’ora della notte, se non cercare qualche avventuretta virtuale?”.
I personaggi, dell’ultima fatica di Serena Lao, affiorano con “foga” e “teatralità”, attraverso le loro parole si scorge ciò che si è e che si vuole comunicare, essendo spogliati dalla fisicità e dalla possibilità di vedersi in faccia, perché in questo microcosmo dove ci si chiude per solitudine o per evadere da se stessi, nulla è come sembra e le emozioni, ben evidenziate nel romanzo, caratterizzano lo scambio virtuale in tempo reale dei protagonisti che nella loro penombra, s’innamorano, litigano o affrontano argomenti intimi, a volte sino alla devianza, dato che s’inizia recitando un ruolo, offrendo un’identità quasi sempre diversa dalla propria, e poi presentando la maschera, protetti dall’anonimato, per poi diventare occasione d’incontro ed esibire il volto che ci appartiene, entrando a volte in una perdizione ormai divenuta consueta, ma non subito percepita.
Con una scrittura immediata a tratti ansiogena che ci fa seguire la giovane protagonista fino alla fine, si intende che nel web s’inizia per trascorrere il tempo, per curiosità, per sognare, perché si è liberi dalla paura del giudizio altrui, ma può succedere di tutto in un mondo dove tutto è permesso, partendo da un “Buonasera gente!” e un “Ciao, smack smack bella!”, le conversazioni si fanno sempre più intense giorno dopo giorno, con meno inibizioni, si arriva alle domande maliziose a qualche foto, alla città dove si vive, a scambiare il nome vero, non solo il nickname, a chiedere il numero di cellulare, fino alla richiesta di un appuntamento a cui si risponde senza imbarazzo, per sentirsi compresi, per stare al gioco, per realizzare, intanto, virtualmente ciò che si vorrebbe, ma non si riesce a realizzare nella realtà.
L’Autrice con questo lavoro affronta un tema di interesse psico-sociologico e con un linguaggio vivace e senza concedersi a frasi fatte ci regala momenti di intensa commozione, basta leggere quanto scritto da Alberto Bonanno e riportato in quarta di copertina per trovarne la conferma: “Attraverso un gioco sottile e apparentemente frivolo come la chat, ma dove spesso si nascondono drammi e miserie umane, l’autrice scava nell’intimo più profondo della protagonista, tratteggiandone il carattere complesso, bizzarro e affascinante.”
Le personalità si riducono alle superfici di uno specchio, le individualità a estensioni di uno schermo, come ben rappresentato nella superba opera del Maestro Elio Corrao, riportata in copertina.
La Lao, un’artista versatile ed una scrittrice poliedrica nei suoi prodotti letterari, con M@tilde coglie nel segno per la consapevolezza delle parole, a volte sensuali ma mai eccessive, per le riflessioni dolciamare della protagonista/narratrice e del suo io razionale e ci fa riflettere sulla virtualizzazione, sulla serialità, sugli equivoci delle relazioni mediate dai social e sulla riduzione delle personalità con vaporosi e a volte falsi profili. Matilde nonostante le apparenze combatte la solitudine, la fragilità, svelando un bisogno di sognare e man mano che la favola si sprigiona esprime nell’anonimato ogni desiderio, trovando sfogo alle proprie fantasie, intanto tutte le emozioni, i turbamenti diventano merce di scambio, qualcosa si dà, qualcosa si riceve, rimanendo impigliati come pesci in una “rete”, persino dove i sentimenti sembrano messi al bando.
La scrittura del romanzo è in una forma briosa e concreta, sia nel linguaggio usato dai giovani sia nei momenti di più intensa commozione e pertanto le citazioni si potrebbero sprecare: “Niente è eterno in questo mondo…”, “Ero riuscita a farmi graffiare il cuore…”, “…io non riesco ad accettare la differenziazione tra esseri umani…”, “Esiste una dignità anche nel dolore e nella malattia, …”, afferra per la consapevolezza delle parole quando passa “in rassegna una per una e mentalmente” e fa parlare le sue bambole, oppure quando descrive “il funerale” della sua “gloriosa Fiat Cinquecento” mentre viene portata alla demolizione.
La protagonista, disillusa dall’amore reale e dopo diversi disincanti virtuali, per solitudine e risentimento, non avendo imparato effettivamente cosa fa bene e cosa rende felici, si scopre alla fine libera, passando con disinvoltura in chat da uno all’altro, sebbene l’alter ego provi a frenarla, creandosi un mondo immaginifico in cui non sempre tutto è perfetto. Anche nella comunità virtuale, l’amore riesce a trasfigurare ogni realtà, per questo M@tilde è un romanzo necessario, utile, una storia per spiegare i tempi, che meriterebbe anche riprese televisive e riduzioni teatrali.
Serena Lao è sempre autentica dando ancora il meglio di sé, con un crescendo di emozioni e con un perfetto coup de tèàtre conduce il romanzo verso un’impensabile conclusione. Per questo aspetteremo la sua prossima opera con curiosità.
 
 

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