"Pennacchi diventa immortale anche per i Meridiani Mondadori" di Carlo Sburlati
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- Category: Scritture
- Creato: 19 Marzo 2026
- Scritto da Redazione Culturelite
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Martedì 17 marzo 2026, a 5 anni dalla sua prematura dipartita a soli 71 anni, Antonio Pennacchi entrerà fra i classici della letteratura internazionale di tutti i tempi, con la sua inclusione nei Meridiani Mondadori, uno dei più prestigiosi riconoscimenti editoriali italiani.
Questo nuovo Meridiano rilegato, di 1500 pagine e del costo di 80 euro, con una importante testimonianza di Antonio Franchini, sarà curato da Antonio Iannaccone e riunisce non solo l’intera Opera Omnia ma quattro suoi evocativi romanzi e due racconti. Pagine che rappresentano uno spaccato significativo della sua potenza narrativa e della sanguigna e graffiante capacità evocativa della sua scrittura, con scatti di parossistico furore, inframezzati da più pacate immersioni nella natura aspra e matrigna dell’ Agro Pontino, redento dalla fatica, dal furore e dalla speranza di carriolanti, fascisti e coloni giunti dal lontano Veneto.
Si va da Mammut, pubblicato nel 1994 da Donzelli, fortunato esordio narrativo, dopo che l’Autore aveva ricevuto ben 55 rifiuti (coltellate) da 33 diversi editori, a Palude del 1995, da “Il fascio comunista” del 2003, da cui è stato tratto il fortunato film “Mio fratello è figlio unico”, premiato al Festival di Cannes, a Canale Mussolini del 2010, forse l’opera che più gli ha dato notorietà mondiale.
Inclusi in questo Meridiano anche i racconti Mario e Manara, tratti da “Shaw 150. Storie di fabbrica e dintorni” del 2006. Peccato non aver inserito in questo curioso ed intrigante Meridiano “Fascio e Martello. Viaggio per le città del Duce,” edito da Laterza nel 2008, con una gustosissima Presentazione aggratis del Direttore di Limes Lucio Caracciolo, che fra l’altro scrive “Ci sono due ragioni per cui dobbiamo rendere grazie al Duce per la bonifica delle paludi pontine. La prima è che dopo non l’avrebbe fatta nessuno. La seconda è Pennacchi. No bonifica, no Pennacchi. Una catastrofe epistemologica”.
Per onestà intellettuale devo dichiarare che il mio incrociarmi con Antonio data da decenni, addirittura da quando ero universitario a Genova. Nell’edizione Oscar Mondadori del suo “Il fascio comunista” della fine del 2011 a pag. 173 Pennacchi ricorda Codreanu ed Emilio Carbone, che contribuirà alla pubblicazione del mio libro cult sul Capitano della Guardia di Ferro nel 1970.
Qualche decennio dopo, da Presidente dei Premi Internazionali Acqui Storia e Acqui Ambiente Pennacchi sfiorò la vittoria nel 2009 col suo “Fascio e Martello”, edito da Laterza, giungendo per un soffio secondo. L’anno dopo fui invece io a premiare con un assegno da 6.500 euro Antonio, salito sul palcoscenico del Teatro Ariston col suo inconfondibile cappello e la sciarpa rossa. Aveva trionfato nella neonata sezione del romanzo storico, dedicata a Marcello Venturi, col suo capolavoro “Canale Mussolini”. Con rabdomantica capacità critica ed oculata lungimiranza, sia la giuria togata che la giuria dei lettori dell’Acqui Storia avevano preceduto il Premio Strega nel consacrare Antonio Pennacchi uno dei più incredibili fenomeni letterari italiani dall’inizio del Duemila.
da: www.electomagazine.it




