“ In ricordo di Turi Rovella nel ventennale della morte (Siracusa 24/02/2009 - 2019)” di Ester Monachino

“Li paroli! Ppi-ssempri su-pprisenza”: con questo verso del “Duemillesimu Sunettu”, Turi Rovella ha inciso e incide non solo nelle nostre menti ma anche nei nostri giorni. In noi che abbiamo fatto della sublime parola della Poesia un modus vivendi; in noi che siamo cercatori dell’Uomo interiore; in noi che, in ciascun sonetto di Turi, ritroviamo quel filo d’Arianna che conduce all’essenzialità del vivere.

 

La poesia di Turi Rovella

Stupisce e incanta il processo creativo nella poesia di Turi Rovella: rivela tutta la religiosa sacralizzazione del nome, la luminosa suggestione del «generare» organismi di parole dalla possente vitalità sia nell'intrinseca sostanza sia nella esteriore messa in forma della creatura poetica.
Attorno ad ogni nome si posa il suo istante meditativo, la sua passionale lucidità, traendo la parola dalla confusione dei linguaggi quotidiani per ricondurla alla sua aurorale significazione, a quella radice prenominale, puramente sonora, da cui viene tratta all'esistere. In questa meditazione, fondanti risultano le profonde conoscenze delle matrici linguistiche greca e latina che rendono possibile il loro rinnovamento «archeologico» nel vivente tessuto della dialettalità siracusana. Da e in questo contesto nasce il verso rovelliano in dialetto.
Lontano dai consueti canoni del cantare popolaresco proprio del vernacolo.
Rovella si fa cantore «aristocratico» del mito divenuto concreta realtà del vissuto, lui che è studioso della omerica Siracusa, lui che inossa su un ordito di classica grecità la trama travagliata, le arroventate consapevolezze. le dolenti solitudini dell'esistenzialità odierna.
Una poesia viva, «esistente», una poesia che respira sia nel versante dello stile, che viene suscitato dall'intimo della cosa detta con immagini e metafore di forte pregnanza, sia per quel «permanere» nell'intimo del lettore a rinsanguare la sua anima di bellezza e di conoscenza.
E’ soprattutto nell' universo-forma del sonetto che la versificazione rovelliana trova compiuta sistemazione.  In questa struttura spaziale, il fuoco del discorso poetico si compenetra con il segno stesso, con l'espressione della parola divenendo un tutt'uno inscindibile.
   Eccezionalmente prolifica,  la produzione dei sonetti ha superato le duemila unità:  per tutti si può evidenziare l'unico iter vitale, poetico-vissuto, verso il  Vero, verso il Consapevole.

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