Don Carlo Tagliavia d’Aragona, principe di Castelvetrano - di Pasquale Hamel
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- Category: Scritture
- Creato: 09 Febbraio 2026
- Scritto da Redazione Culturelite
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“Fino dall’8 aprile 1583, l’Illustrissimo ed Eccellentissimo signor don Carlo d’Aragona, Principe di Castelvetrano, Duca di Terranova …gran Contestabile di Sicilia, Governatore di Milano e Capitano generale di Sua Maestà Cattolica in Italia, pienamente informato dell’intollerabile miseria che è vivuta e vive questa città di Milano, per cagione di bravi e vagabondi, pubblica bando contro di essi…A tutto ordina che, nel termine di giorni sei, abbiano a sgomberare il paese, intima la galera a’ renitenti, e dà a tutti ufiziali della giustizia le più stranamente ampie e indefinite facoltà, per l’esecuzione dell’ordine.” Questo brano, tratto dai ‘Promessi Sposi’, il capolavoro di Alessandro Manzoni, autore del quale proprio in quest’anno ricorre il 150° anniversario della morte, richiama un personaggio di altissimo profilo le cui spoglie mortali riposano in uno splendido sarcofago di marmo nella magnificenza della Chiesa di San Domenico a Castelvetrano, uno degli esempi più spettacolari della preziosità ridondante delle sofisticherie dell’arte barocca decorata da Antonino Ferrara da Giuliana. Ma chi era questo personaggio al servizio della corona spagnola vissuto nel XVI secolo passato alla storia come l’autore di quelle “Grida” di cui il Manzoni sottolinea la sostanziale vacuità visto che non raggiunsero altro risultato se non quello di testimoniare la impotenza del potere legale nei confronti di una criminalità che in qualche modo ricorda il fenomeno mafioso che ha marcato tanto negativamente la storia siciliana? Questo nobilissimo e ricchissimo personaggio, figlio del potente Giovanni Tagliavia marchese di Terranova, nacque a Castelvetrano, nel 1521, nel pieno fulgore – come scrive la storica Lina Scalisi – “di una Sicilia europea perché posta in un Mediterraneo che non era, in pieno Cinquecento, un luogo di separazione ma di naturale collegamento con gli altri possedimenti della corona spagnola”. Carlo Tagliavia d’Aragona, incarnò la migliore cultura del suo tempo che, bisogna anche riconoscerlo, troppo spesso scambiava la sostanza con la forma e con le sue fantasmagoriche apparenze e le sue esteriorità simboliche. Nel caso del principe Carlo lo si può in qualche modo pensare come un unicum tanto da fargli guadagnare l’epiteto di “magnus siculus” coniatogli dal cardinale Antonio Perinotto (Antoine Perrenot de Granvel). La sua vita coincide con un passaggio cruciale della storia del vecchio continente, una storia che vede l’acme dell’impero spagnolo di Carlo V, colui che aveva orgogliosamente affermato che sul suo “impero il sole non tramonta mai”, alla lenta e tetra decadenza – segnata dall’accrescersi del peso della Santa Inquisizione - del suo successore, il re Filippo II i cui tormenti religiosi lo portavano ad affermazioni come il “preferirei perdere tutte le mie terre e cento vite piuttosto che essere il re degli eretici.” Figlio di cotanto padre, il cursus honorum del giovane Carlo Tagliavia d’Aragona appariva, anche se qualche ostacolo si frappose, tuttavia, spianato. Non è un caso che proprio all’inizio l’influentissimo genitore l’avesse raccomandato all’imperatore per attribuirgli la carica di maestro giustiziere. Una raccomandazione che non ebbe buon esito a causa delle voci che erano arrivate all’orecchio dell’imperatore su presunte malversazioni nel traffico di grani dello stesso marchese Giovanni. Ma questo fatto increscioso non ostacolò l’ascesa del principino che rimase persona tanto gradita e vicina al sovrano da avere avuto concesso l’onore di far parte del corteo che nel 1548 mosse dalla Spagna per accompagnare il principe Filippo nel viaggio diretto a conoscere i futuri regni europei. La parte iniziale della sua vita si svolge soprattutto fuori dalla Sicilia ed è segnata dalla partecipazione ad eventi bellici al seguito del padre ma, soprattutto da impegni diplomatici e amministrativi che lo vedono frequentare non solo la corte di Madrid ma anche quella di Londra. E mentre tutto questo avveniva, no trascurava di intrecciare rapporti con le più potenti famiglie siciliane favoriti dal matrimonio che aveva contratto con la marchesina Margherita Ventimiglia figlia del marchese di Geraci che vantava il privilegio d’essere considerato il primo titolo del Regno di Sicilia. Quell’intreccio di rapporti non aveva solo risvolti formali ma era utile ad estendere e consolidare la potenza economica della casata. Il salto di qualità, in Sicilia, lo fece quando nel 1566 fu nominato presidente del Regno di Sicilia, carica fra le più rilevanti del regno spagnolo che onorò con realizzazione nella capitale di opere come il nuovo molo. In quegli anni, con privilegio regio, elevò la città di Castelvetrano a principato, divenendone in conseguenza il primo principe. Da grande ammiraglio del Regno, ebbe anche lui l’avventura di partecipare alla famosa battaglia di Lepanto - combattuta dalla Lega Santa, la repubblica di Venezia e l’impero spagnolo contro la flotta turca del sultano Selim II, il 7 ottobre 1571 – una vittoria cristiana che, pur non essendo stata come l’enfasi retorica l’ha tramandata qualcosa di epocale, ebbe per il merito di convincere il pessimistico Occidente cristiano che arrestare l’avanzata turca era possibile sol che fosse prevalso lo spirito unitario fra quelle genti che condividevano lo stesso credo. Tornato in Sicilia, dopo avere ricoperto ancora una volta l’incarico di presidente del Regno, durante il quale provvide alla riorganizzazione amministrativa del Regno di Sicilia e alla realizzazione di opere urbanistiche e di difesa militare delle maggiori città siciliane. Conclusa quest’ultima esperienza fu poi utilizzato dal sovrano spagnolo per altri incarichi diplomatici e amministrativi come, appunto, quello di governatore di Milano. In quel tempo, si può bene dire, fu probabilmente il personaggio politico più eminente di Sicilia. Ultimo incarico fu quello di autorevole membro del Consiglio d’Italia – istituzione dove si discutevano le questioni più importanti relative alla penisola - a Madrid dove, carico di onori e gloria, lasci questo mondo il 23 settembre 1599. Per sua volontà volle che le sue spoglie mortali riposassero a Castelvetrano, sede del suo principato, nella chiesa che abbiamo citato.




