Considerazioni di Antonino Contiliano su "MOSAICOSMO — MANIFESTO. Per un Nuovo Umanesimo Cosmico" di Tommaso Romano
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- Category: Scritture
- Creato: 28 Marzo 2026
- Scritto da Redazione Culturelite
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Il “Manifesto del Mosaicosmo” si presenta come una sintesi ontologica ben strutturata, volta a restituire all’uomo contemporaneo un orizzonte di senso nel frastuono della frammentazione – quella prodotta dalla tecnica, dallo scientismo e dalla dissoluzione delle identità. Tuttavia, merita alcune osservazioni critiche.
1. L’armonia e la scissione rimossa
Il Manifesto concepisce ogni persona come tessera unica e irripetibile inserita in un disegno cosmico già dato, che le conferisce dignità assoluta e una vocazione comune, fondata su un’antropologia di matrice cristiana e su una visione politica incentrata sul bene comune e sulla sussidiarietà.
Ma la coscienza moderna e contemporanea – e l’esperienza storica lo mostra – è governata da una forte scissione: da un lato l’ordine come armonia simbolica logico-trascendente, dall’altro i regimi dei segni imposti dall’economia, dalla tecnica e dalla politica amministrate dal sistema-mondo neo-capitalistico. Si tratta di un disegno né cristiano, né umanistico, né unitario, né fondato sull’eguaglianza tra le “tessere”. Di questa frattura il Manifesto non tiene conto.
2. L’evento, l’impersonale, il conflitto
Il Manifesto non fa i conti con ciò che la critica contemporanea definisce evento come “ecceità” che sborda le cose, né con l’inconscio psico-sociale preindividuale: quella dimensione impersonale che abita e confligge con le nostre convinzioni coscienti di “persone”, con le individualizzazioni e con il disegno originario che le precede.
L’evento, infatti, non si lascia ricondurre a un disegno prestabilito: irrompe, crea possibilità inedite, mette in crisi le strutture simboliche e la pluralità delle logiche che ci attrezzano con regole modellatrici.
Se l’uomo è davvero “libertà incarnata in materia cosmica”, allora il suo agire non è solo realizzazione di un’armonia, ma anche conflitto, rottura, generazione di significati non prevedibili. L’unicità della persona non è solo un dato ontologico da custodire, ma anche un campo di forze in cui il senso si costruisce spesso contro gli ordini costituiti dai principi di generalizzazione e simmetrizzazione.
3. Economia, politica e bene comune: una visione che sottovaluta le strutture di potere
Il Manifesto affida alla politica, all’economia e alla tecnica il compito di orientarsi al bene comune secondo una “chiara visione del bene”. Sottende cioè una razionalità che, ben formata dall’antropologia e dalla morale, possa dirigere i processi sociali.
Ma esiste una critica – radicata nella tradizione materialista e psicanalitica – secondo cui vi è un processo storico-materiale e una dimensione preindividuale (desideri, pulsioni, conflitti di classe, logiche di potere) che non sono semplici deviazioni da correggere, bensì strutture costitutive del sociale. L’economia, ad esempio, non è solo libera iniziativa orientata al bene, ma teatro di antagonismi irriducibili e di dinamiche di interesse che sfuggono a ogni intenzionale regolazione etica.
Richiamare l’imprenditore alla responsabilità per il bene comune significa forse sottovalutare la forza sistemica e inconscia delle logiche di accumulazione, di dominio e delle ibridazioni catastrofiche devianti?
4. Il rischio di una trascendenza che chiude
Il Mosaicosmo radica la dignità della persona nella trascendenza cristiana – l’amore infinito di Dio per ogni singolo uomo – come fondamento ultimo che rende ogni tessera insostituibile. Questa scelta dà coerenza al discorso, ma non rischia di sottrarre l’ordine simbolico alla possibilità di essere messo in discussione?
Come costruire valore, libertà e dignità nel pieno del conflitto tra desiderio, legge e realtà storica?
5. Verso un nuovo umanesimo: abitare la tensione
Il Mosaicosmo è un tentativo lucido di rispondere alla crisi dell’umanesimo con una forte architettura concettuale, capace di dare fondamento alla persona, alla libertà e al bene comune. Tuttavia, come evitare che esso eluda le incrinature e le rotture che la storia e la geografia gli presentano sotto forma di scarto, conflitto, eccedenza, paradossi, contraddizioni, tensioni oscillatorie e contro-tendenze?
Un nuovo umanesimo davvero all’altezza del nostro tempo dovrebbe forse avere il coraggio di non rimuovere questa tensione, ma di abitarla: pensare l’ordine nel disordine, il bene comune attraverso il conflitto, la trascendenza senza dimenticare la forza immanente dell’inconscio e del materiale.
Solo così il mosaico del cosmos non rischierebbe di diventare una gabbia di senso, ma resterebbe aperto all’imprevisto, all’evento e alla libertà: quella libertà che non smette di chiedersi quale destino e, senza ricevere una risposta già scritta, quale movimento e associazione di uomini liberi per dei popoli che non ci sono.




