“Rapporto annuale Federculture 2018 Impresa Cultura. Male il Sud e la Sicilia” di Giuseppe Massari

Presentato nei giorni scorsi, presso la Camera di Commercio di Milano, il Rapporto Federculture 2018 “Impresa Cultura”, che, quest’anno in coincidenza con le prime fasi della nuova legislatura e del nuovo Governo, fa il punto su quanto affrontato negli anni appena passati e sottolinea i problemi irrisolti, antichi e nuovi, della gestione della cultura in Italia, riflette sulle criticità e le debolezze del sistema dell’offerta e della produzione culturale, ma individua anche gli obiettivi per il prossimo futuro delle imprese culturali e di tutti i soggetti pubblici e privati che operano nel settore. “Le sfide della contemporaneità, dell’innovazione tecnologica e digitale, la sfida della competizione internazionale richiedono un Paese più reattivo anche in ambito culturale, commenta il Presidente di Federculture, Andrea Cancellato.  Ci vuole una squadra, una Nazione che sia consapevole dei mezzi che ha, che li sappia riconoscere e li sappia usare (bene), che voglia credere nelle sue potenzialità. Le imprese culturali sono a disposizione, assumendosi per prime le responsabilità che gli competono, chiedendo agli interlocutori, dal Governo agli Enti Locali, dalle Imprese all’opinione pubblica, di fare altrettanto perché grazie alla cultura possiamo contrastare marginalità, povertà, analfabetismi e rendere migliore il nostro Paese, più accogliente e inclusivo, più forte nello scenario internazionale, più adeguato per affrontare le sfide che abbiamo di fronte. Lo faremo con spirito costruttivo, per partecipare alla costruzione di un’Italia che sia all’altezza della sua Storia, con cittadini di prima e di nuova generazione forti, istruiti e colti”. Il filo conduttore del Rapporto sono le imprese culturali, ovvero i soggetti che gestiscono musei, beni e attività culturali con l’obiettivo di efficienza, efficacia e il fine ultimo di favorire la pubblica fruizione della cultura. E proprio fruizione e partecipazione dei cittadini alla vita culturale del Paese sono tra i principali temi sui quali richiama l’attenzione il Rapporto, evidenziando la necessità di ampliare il pubblico dei fruitori attraverso il sostegno al consumo culturale per agevolare le scelte dei giovani e delle famiglie verso l’offerta culturale. I dati raccolti nel Rapporto, infatti, da un lato indicano, per il quarto anno consecutivo dopo il crollo del 2012-2013, una crescita dei consumi culturali, con la spesa delle famiglie italiane per i servizi culturali e ricreativi, che comprende tra l’altro teatro, cinema, musei, concerti, per valore di  31 miliardi di euro e aumenta del 3,1%; ma nello stesso tempo segnalano anche forti disparità nelle aree geografiche e nei contesti territoriali. La stessa spesa culturale delle famiglie che nelle regioni del Nord Italia è mediamente superiore ai 150 euro al mese, nel Sud scende intorno ai 90 euro, con gli estremi opposti del Trentino Alto Adige dove si spendono 191 euro al mese e della Sicilia dove se ne spendono 66. Un divario definito dal ministro dei Beni e Attività Culturali Alberto Bonisoli, intervenuto alla presentazione del rapporto,un vero problema: la dimostrazione che l’Italia è un Paese che ha delle linee di faglia e ha grosse tensioni interne. Per questo abbiamo pensato a una manovra economica che ha l’obiettivo di far ripartire l’economia ma anche di andare in contro tendenza rispetto a questa separazione dell’Italia a due velocità”. Dati critici anche rispetto alla partecipazione alla cultura: il 38,8% degli italiani è inattivo culturalmente, con picchi di 80% nel settore teatro, e 90% in quello dei concerti classici. Ma anche in termini di partecipazione un’analisi approfondita dei dati evidenzia delle criticità: è ancora molto alta la percentuale di italiani adulti culturalmente inattivi, 38,8%, e nei singoli ambiti l’assenza di pratica culturale raggiunge anche l’80%, è il caso del teatro, o il 90% per i concerti classici. E come per la spesa i dati più allarmanti si registrano nel Mezzogiorno, dove l’inattività culturale riguarda 8-9 cittadini su 10.  Confrontando, inoltre, i dati dell'Italia con quelli dell'Eurozona, emerge che la spesa in cultura delle famiglie italiane è al di sotto della media europea e ben lontana da paesi più virtuosi: 6,6% per l'Italia sul totale dei consumi generali contro l'8,5% europeo, con la Svezia che si contraddistingue per un totale dell'11% (dati Eurostat 2016).Per questo Federculture sottolinea l’urgenza di un impegno concreto per incentivare la partecipazione dei cittadini sia sotto l’aspetto della fruizione, rendendo sempre più accessibili i luoghi della cultura anche con agevolazioni modulate su specifiche fasce di pubblico e sostenendo i consumi delle famiglie attraverso politiche di defiscalizzazione mirate, sia sotto quello dell’impegno dei cittadini stessi nel “prendersi cura” del patrimonio, intervenendo nella sua gestione. In quest’ottica anche nel Rapporto si rinnova l’appello al nuovo Parlamento per una rapida ratifica della Convenzione di Faro che, riconoscendo l’eredità culturale tra i diritti dell’individuo, promuove una nuova visione del rapporto tra il patrimonio culturale e le comunità che lo custodiscono e ne rimarca il valore ed il potenziale quale risorsa per lo sviluppo sostenibile e per la qualità della vita, incoraggiando processi di valorizzazione e gestione partecipativi. L’impegno per la crescita del settore culturale deve, dunque, essere congiunto e condiviso in tutti i livelli di responsabilità istituzionale, pubblica e privata.

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