“Esposizione di Guido Baragli al Museo Regionale Palazzo Belmonte Riso di Palermo” di Anna Maria Esposito

Ho atteso molto prima di realizzare questo scritto su quest'esposizione. Perché provo particolari emozioni nell'entrare in questo racconto.

Io e Baragli siamo stati giovani insieme, poco più che adolescenti, nella Palermo contraddittoria e drammatica degli anni ’80. Ci preparavamo al nostro futuro, affinavamo le nostre tendenze. Eravamo universitari, io nella Storia dell'arte, lui operava nella pittura. Poi iniziarono i viaggi, e poi le fatiche della vita. Il gruppo che eravamo si è dilatato e diluito.

A distanza di più di 30 anni, ci ritroviamo, nella maturità, sempre uguali dentro, ma, finalmente, possiamo confrontarci con i nostri ideali che sono già usciti fuori da noi, e vivono di vita propria. Il confronto, adesso, ci sazia e ci gratifica. Il futuro gravido di aspettative ha partorito bei figli, giocondi e floridi. Questo, ho pensato, percorrendo le sale di Palazzo Riso, nei cui muri le splendide opere di Guido raccontavano la Pittura stessa, la fatica, l'amore per essa.

Noi, giovani degli ’80, ci rincontriamo : io, Valenza, Giannetto, Cuccia, Baragli, De Castro, e tanti, tanti ancora. Ci sentiamo a casa, quando siamo nei dintorni… io, ammirata dai miei abili coetanei, fortunata e fiera.

Un grande pittore, adesso straordinariamente consapevole . Figlio d'arte, è vero, ma la pittura, di cui si è cibato da bambino, è diventata la sua carne, il suo pensiero. È evidente che non pensi altro che alle immagini. Interiorizzate, digerite, e poi diventano ricerca ed enunciato. La differenza la vedi: carte e carte, dove la mano esplicita l'idea. La ricerca è  fine, matura, è l'inseguirsi di dettagli che descrivono il Mondo. Quando questa ricerca è compiuta, ecco la produzione dell'opera, le visioni della realtà proprie dell'artista. Lui ci porge i particolari del mondo: ci spiega, così, che una Volontà potente si nasconde dietro ogni dettaglio. Come un sacerdote, ce la rivela:  tutto è voluto: ogni frammento di realtà è essenziale. Del Mondo tutto è importante, ed in ogni atomo può nascondersi una verità fondamentale. Questo è il motivo per cui indaga 3 acciughe su un piatto, una mela rossa che si confronta con le sue foglie verdi, una testa d'uomo che si staglia su un orizzonte, il whiskey nella trasparenza del vetro e poi la forma del bicchiere, e poi un animale o un pezzo di carta. E, ancora, gli oggetti più banali. Posate, piatti, ciabatte, bucce, stoffe, cibi… e da ogni oggetto trae un racconto commovente. Qualcuno, con amore, ha sbucciato quel ficodindia, che di amore è cresciuto. E l'amore grida da quel rosso con un leggero brivido di viola, che è come un profumo. Qualcuno lo ha fatto crescere, quel frutto, fino a quando, turgido, si è offerto al Mondo, nel suo momento. Ed è  lo sguardo di un pittore innamorato della realtà che ha colto questo momento.

C’è poesia ovunque. È una mostra che stordisce, che meraviglia continuamente. La magia che l'artista, vero, sa trasmettere. Ecco dunque, che devi fermarti, ed osservare, per cogliere il mistero della linea di contorno, che non è fluida, ma spezzata. La linea spezzata significa la riflessione, lo sguardo sul mondo che non è indagatore, ma soltanto registra ciò che vede, letto con la sicurezza di chi, da 40 anni, si guarda attorno con meraviglia e gratitudine.

Ed ecco perché le ciabatte da mare, con ordine accostate, diventano manifesto di una originale lettura del mondo.

 Una parola sulla tecnica: esperta, consapevole, con la certezza data dalla consuetudine. Non indulge alle morbidezze: Guido ha altro per la testa che lisciare ed abbellire. La presenza di Cézanne incombe, nascosta dietro ogni tela monumentale: dittici e trittici si impadroniscono dello spazio, e questa divisione serve soltanto a sottolineare l'inscindibile unità della porzione di realtà prescelta. Tutto è animato. Ancora di più gli alberi, che mi sembrano giganti magicamente trasformati in tronchi severi e vibranti.

Di ogni tela si potrebbero scrivere pagine e pagine. Un senso di magia e purezza trasuda da questa mostra. E ho sentito necessario il mio omaggio ammirato a questo grande artista che ci fa dono della sua innocenza e maestria. Privilegiato l'uomo che, infine, sa guardare il creato con lo sguardo di Dio.

 

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