Borgo Molara rifugio di periferia - di Veronica Garito
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- Category: Arte e spettacolo
- Creato: 28 Luglio 2026
- Scritto da Redazione Culturelite
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Borgo Molara è un quartiere periferico di Palermo,ma io credo che sia il centro di sé stesso poiché la vita vi scorre lenta e autentica.
Le case si raccolgono intorno alla chiesetta adiacente la piazza.
La morfologia del Borgo è quella di un piccolo villaggio. E tutto sommato anche il tessuto sociale appare quello di un piccolo paese, pur essendo un quartiere periferico della città. È leggermente isolato e abbarbicato a Monreale, che le fa da ombra e da scena. La Molara, un tempo frazione di Monreale, appare così come piccolo paesino di collina.
La vita si svolge intorno la piazzetta centrale dove vi sono un piccolo negozio di alimentari, un tabacchino e una farmacia. Abbiamo anche una parruccheria che funge da luogo di aggregazione sociale femminile.
Gli stessi da 50 anni.
La chiesetta nella piazzetta adiacente è nitida e centrale a conferisce ordine e stabilità alle stradine piccole e tortuose in salita. Anche le casette sembrano chiese, ne hanno la stessa forma e colore. E profumano di pulito. Tra le viuzze una fontana degli anni 30 ancora eroga miracolosamente acqua. A Molara ci si conosce tutti, e se per caso qualcuno ti chiede: “a cu appaitieni?” dal cognome si riesce a cavar fuori mezzo albero genealogico.
In queste strade fuori città , gente tranquilla che ancora ha un forte senso d’appartenenza, i bambini giocano per strada e se dimentichi il borsellino a casa nel momento del pagamento sicuramente l’esercente ti dice : “ si ni issi, poi si nni parra”.
Quella del mio quartiere è una dimensione umana che amo e che ritengo profondamente preziosa in
tempi di brutale globalizzazione e che spero poter minimamente valorizzare con un evento d’arte e poesia.
Il territorio era originariamente chiamato Pietra Molara per le numerose cave di pietra, dalle quali si estraeva il materiale per costruire le macine dei mulini. Biagio De Spuches l'appellò Terra del Giglio, dallo stemma della sua famiglia.
Nel 700, dai duchi De Spuches, furono costruite 3 cartiere nella zona nonché l’originaria chiesetta in piazza Molara, oggi parrocchia, dedicata a Maria Addolorata.
Le antiche cartiere di Borgo Molara rappresentano uno dei cuori pulsanti dell'archeologia industriale di Palermo.
La scelta di questa specifica borgata, situata nella zona collinare tra Palermo e Monreale, non fu casuale ma legata a precise risorse del territorio.
In primis la ricchezza d'acqua.
Gli stabilimenti sorgevano nella strategica Valle dell'Oreto. Sfruttavano i canali artificiali (saie) e la forza motrice del fiume Oreto e dei suoi affluenti per far girare le ruote idrauliche e muovere i pesanti magli di legno che pestavano gli stracci.
In secondo luogo le rocce per le macine, abbiamo già scritto che il nome "Pietra Molara" derivava dalle numerose cave della zona, da cui si estraeva una pietra perfetta per fabbricare le grandi macine dei mulini (da qui anche il termine mola).
Le cartiere dei De Spuches producevano una carta di altissima qualità. Ogni foglio veniva marchiato con una filigrana raffigurante un giglio, il logo della famiglia. Insieme alle vicine cartiere di Aquino (frazione di Monreale), questo polo produttivo era rinomato e riforniva i palazzi nobiliari, gli uffici pubblici e gli ordini religiosi di Palermo.
Oggi resta da vedere l'Hotel Baglio Conca d'Oro, quella che nel Settecento era la struttura della "Cartiera Grande" (la più importante delle tre) . Questa è stata interamente ristrutturata e trasformata nell'attuale Hotel Baglio Conca d'Oro in via Aquino.
Il complesso conserva la tipica struttura a baglio sorta sulle rovine dell'opificio.
De Spuches fece erigere la chiesa nella piazza principale del borgo per dare un punto di riferimento spirituale ai tanti operai che lavoravano nelle cartiere.
Le Case Galati poco distanti, rappresentano l'antica abitazione padronale della stessa famiglia De Spuches.
La zona non è stata vittima del sacco di Palermo, pertanto non sono presenti grandi palazzi ed edifici popolari. Tuttavia dagli anni '60 ad oggi il quartiere è stato vittima di abusivismo edilizio, con la costruzione di abitazioni di 2-3 piani, ville, villette a schiera e piccoli residence/condomini che oggi si affiancano alle più antiche abitazioni di borgata.
Delle cave invece oggi non si ha traccia. Nel tempo furono colmate di terra e coltivate ad agrumeti.
Un’altra caratteristica che a mio parere rende prezioso il borgo è la numerosa presenza di gebbie , molte delle quali sottoposte al vincolo della sovra intendenza ai beni culturali, proprio per preservarle nel tempo .
Le gebbie sono vasche in muratura di forma rettangolare o circolare, nate per raccogliere e conservare l'acqua destinata all'irrigazione dei campi e degli agrumeti. Il nome deriva dall'arabo ǧābiya, a testimonianza della profonda impronta lasciata dalla dominazione islamica nell'agricoltura e nel paesaggio rurale di Sicilia.
La gebbia rappresenta uno degli elementi più caratteristici della tradizione agricola siciliana e la sua presenza testimonia una vera e propria cultura dell’acqua.
E all’acqua è legato un elemento architettonico importantissimo a Borgo Molara.
In pochi sanno della presenza nel nostro territorio dell’ Acquedotto Sambucia e spero di poterlo raccontare ai bimbi della primaria di Borgo Molara presto, poiché l'amore vero nasce necessariamente dalla conoscenza.
L'Acquedotto Sambucia, storicamente noto come parte del sistema idrico della Molara, è una delle opere di ingegneria idraulica più significative della Sicilia medievale.
Questo acquedotto è strettamente legato al periodo arabo-normanno, un'epoca in cui la gestione delle risorse idriche a Palermo raggiunse livelli di estrema complessità tecnica .
Venne costruito per trasportare l'acqua dalle sorgenti collinari del fiume Sambuco fino al complesso della Molara e, successivamente, verso la città di Palermo per irrigare i rigogliosi giardini (i "Sollazzi Regi") dei sovrani normanni.
Il sistema è celebre per le sue imponenti arcate in pietra che attraversano il paesaggio agrario. Utilizza tecniche che fondono l'eredità romana con l'innovazione idraulica islamica (come l'uso dei qanat e delle torri di sfiato).
Oggi l'Acquedotto Sambuco rappresenta un importante itinerario archeologico e naturalistico. Le sue rovine sono immerse in un contesto rurale che conserva ancora le tracce delle antiche canalizzazioni e dei manufatti idraulici medievali. È oggetto di studi frequenti per comprendere l'evoluzione della distribuzione idrica nella Conca d'Oro.
Per il resto la storia si fonde alla toponomastica del luogo: in Via Olio di lino vi era una fabbrica di olio, al Fondo Cavallacci venivano portate le carcasse dei cavalli.
La presenza di cavalli è forte in loco, a volte la loro presenza , quella di cavalli e cavalieri in mezzo alla vita di quartiere mi riporta indietro nel tempo. Insieme ad orti sparpagliati e risonanze di transumanza sento vicino l’eco del passato.
Resistono così, e si sovrappongono, ripercussioni di tempi andati , nelle voci in lontananza dei venditori ambulanti, nei megafoni di venditori porta a porta.
E così mi appare un luogo di resistenza la Molara, un posto in cui nascondersi, dopo tutto dalle brutalità della contemporaneità. Un luogo reale e che si fa centro, che non scompare sotto l’assalto del turismo di massa che assedia Palermo.
Borgo Molara insieme a altri piccoli centri, diventa porto sicuro.
Mentre il mondo cade a pezzi e la mia città cambia faccia vorticosamente, la Molara è sempre uguale a sé stessa ed è piena di riferimenti territoriali.
Palermo purtroppo non ha più un’espressione commerciale e artigianale. Quindi culturale.
Vi restano lo street food a buon mercato e il vuoto folklore.
La costante presenza a Ballaró di turisti sta trasformando la storica abbanniata in spettacolino d'intrattenimento e il Festino di Santa Rosalia ha soppiantato la devozione a favore della spettacolarizzazione in stile Disney.
La politica cittadina è assente, non ha un progetto lungimirante, mentre sempre più stranieri scelgono di acquistare case nel nostro centro storico. E la storia per millenni si ripete, fatta di sovrapposizioni culturali.
A noi siciliani non resta altro che ritirarci tra le montagne, agli artisti il compito di raccontare un frammento di verità e di preservare ciò che dì più prezioso abbiamo.




