Una “riscoperta” inarrestabile: Liguria terra futurista – di Mario Bozzi Sentieri
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- Creato: 09 Maggio 2026
- Scritto da Redazione Culturelite
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L’attenzione verso il futurismo pare inesauribile, segno della grande capacità suggestiva ed artistica del movimento marinettiano. Al punto che – utilizzando il titolo della fortunata mostra, tenuta a Roma, nel 2024-2025 – si può parlare di un “Tempo del Futurismo” in continuo aggiornamento, capace com’è di riperpetuarsi nella memoria collettiva e di “scoprirsi” ancora e sempre nuovo, malgrado il passare del tempo. Del resto “Ogni avanguardia è tale quando, mentre uccide, prepara una nuova vita, demolendo insieme al passato il presente” – come ha ben specificato Giordano Bruno Guerri, autore di “Audacia, ribellione, velocità. Vite strabilianti dei futuristi italiani” (Rizzoli, 2025).
Non a caso negli ultimi anni il ruolo del Futurismo nel panorama delle Avanguardie di inizio Novecento è stato ampiamente riconosciuto a livello internazionale, mentre in tempi recenti, anche in Italia, continuano ad essere organizzate mostre e momenti di riflessione e indagine dedicati a questo importantissimo movimento che, per alcuni aspetti, ha ancora molto da dire anche ai nostri giorni.
Lo conferma la recente mostra “Futurismo” in corso a Genova (fino al 12 luglio), curata, presso il Palazzo della Meridiana, da Simona Bartolena e Armando Fettolini e promossa dall’Associazione Amici di Palazzo della Meridiana – APS.
La mostra indaga la seconda fase del movimento di Marinetti, prestando particolare attenzione a due aspetti: da una parte alla sua natura poliedrica (approfondendo la straordinaria attività del gruppo nelle più diverse discipline); dall’altra alla sua diffusione in Liguria (indagando l’evoluzione e la presenza delle istanze futuriste nel territorio).
Grazie alla collaborazione della Galleria d’Arte Moderna di Genova, della Wolfsoniana, del Museo Campari, degli archivi degli artisti e di importanti collezioni private e con il coinvolgimento di Matteo Fochessati, direttore della Wolfsoniana, che firma un saggio in catalogo, la rassegna genovese indaga aspetti del movimento futurista ben poco raccontati, proponendo opere inconsuete, capaci di aprire nuove prospettive di lettura sul movimento.
La mostra si interessa soprattutto degli anni Venti e Trenta, periodo in cui l’avanguardia di Marinetti entra in una nuova fase. I tempi sono cambiati socialmente, politicamente e artisticamente in tutta Europa, le nuove generazioni si adeguano al nuovo clima, trasformando il Futurismo storico in un movimento forse meno coerente, ma ancora capace di rappresentare l’attualità. Progressivamente si assiste a una diffusione capillare delle istanze del movimento, con l’apertura in molte città di provincia di Case d’arte futuriste e l’adesione di numerosissimi artisti provenienti da ogni parte d’Italia. L’espressione più originale e caratterizzante questa nuova fase del Futurismo è senza dubbio l’aeropittura. L’aereo è il nuovo feticcio.
Per alcuni artisti l’aeropittura assume una sfumatura più complessa, tesa alla rappresentazione di mondi trascendenti, cosmici. Nella sezione sono esposte opere di artisti quali Enrico, Prampolini, Fillia, Gerardo Dottori, Tato, Barbara e un giovane Bruno Munari, all’inizio del suo lungo percorso artistico.
Nella sua lunga vita, il movimento futurista rende pubblici più di cinquanta manifesti che si occupano dei più diversi linguaggi espressivi, dal cinema alla letteratura, dalla musica al teatro, dalla cucina alla scultura, dalla moda alla lussuria. L’impiego così frequente e vasto di manifesti presuppone chiaramente la volontà dei futuristi di comunicare con un pubblico ampio, di relazionarsi con la società, proponendo valori ideologici oltre che puramente estetici. Il mezzo scelto è dinamico come il pensiero futurista. Con una mentalità sorprendentemente moderna i futuristi hanno compreso le potenzialità della comunicazione di massa, hanno capito che la staticità dei movimenti culturali che li hanno preceduti (e anche di alcuni attivi nel loro stesso periodo) non è più ipotizzabile: non bastano i contenuti, occorre anche saperli diffondere, occupare gli spazi della comunicazione (tutti quelli possibili), fare sentire sempre la propria voce.
La sezione approfondisce questo aspetto della ricerca futurista, mediante opere e oggetti, quali bozzetti per le arti applicate di Giacomo Balla, Intonarumori di Luigi Russolo, le opere visionarie di Fortunato Depero e una lunga serie di manifesti, libri, prodotti editoriali. Ma protagonisti saranno anche le ceramiche di Albissola, con la figura chiave di Tullio Mazzotti e gli arazzi di MITA, con i bozzetti di Fortunato Depero e di Francesco di Cocco. Un’area è dedicata all’esperienza della Campari, vero e proprio emblema del nuovo approccio alla pubblicità, potente mezzo di comunicazione per le aziende e nuovo terreno sperimentale per gli artisti.
Il Futurismo conobbe una straordinaria diffusione in tutta Italia, portando con sé il proprio vento di novità e importanti spinte nel processo di rinnovamento culturale della penisola. A sottolinearne la presenza in Liguria sono numerose opere in mostra. La relazione con il territorio sarà analizzata a partire dalle origini delle istanze del movimento, con opere di artisti quali Sexto Canegallo e Giuseppe Cominetti (due pittori ancora di matrice divisionista, ma nelle cui ricerche si possono già rintracciare accenti avanguardistici) per arrivare agli anni Quaranta. Già nel 1915 Filippo Tommaso Marinetti aveva celebrato Genova, nel corso di uno spettacolo al Politeama, definendola “la città futurista per eccellenza”, ma il Futurismo è diffuso in tutta la regione: da La Spezia, sede di esperienze d’avanguardia e del famoso premio, ad Albisola, centro della nota manifattura di ceramica animata da Tullio Mazzotti, da Savona, dove lavorò Farfa, al Gruppo Artisti Genovesi Sintesi di Alf Gaudenzi, Libero Verzetti e colleghi.
Questa sezione approfondirà nello specifico il tema, ma tutto il percorso espositivo avrà presenze liguri, mettendo in luce le fitte trame e gli intrecci che legano la regione al secondo Futurismo, nei suoi più diversi aspetti.
All’interno delle sezioni si sviluppa un vivace intreccio di riflessioni e piani narrativi, per tracciare un racconto che ripercorre la storia del Futurismo da punti di vista inconsueti, introducendo accanto ai nomi dei maestri più noti anche quelli di artisti straordinari, tutti da scoprire, e restituendo a pieno il clima e l’atmosfera del movimento così come lo aveva immaginato e voluto Filippo Tommaso Marinetti.




