"Individualità ed uguaglianza" di Antonio Saccà
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- Creato: 26 Agosto 2023
- Scritto da Redazione Culturelite
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Si tratta della disuguaglianza, e dell'uguaglianza. Finalità: combattere la disuguaglianza, ingiusta, sopraffattiva, spadronggiante. Gli uomini sono uguali e vanno considerati e rispettati tutti, egualmente essendo uguali. In che senso, quale criterio valutativo renderebbe gli uomini uguali? Occorrono spiegazioni analitiche non asserzioni. Se uno è alto due metri e passa e un altro centocinquantadue centimetri da quale fonte di giudizio sono uguali? Se uno è panciuto, l'altro essiccato, per quale criterio sono uguali? Se uno comprende fulmineo, l'altro è negato al capire, sono uguali? Si obietta, occorre rispettare il magro ed il panciuto, lo sciocco ed il ravvivato mentalmente. Certo. Ma in quanto disuguali! Appunto perchè disuguali li rispettiamo o, meglio, li valutiamo in ragione della loro specificità individuata. Ciò non esclude, tutt'altro, che sono disuguali. E pur rispettandoli anzi rispettandoli non posso trattarli allo stesso modo. Il rispetto esige la comprensione dell'individualità, della disuguaglianza.. Se io tratto gli individui allo stesso modo rinnego l'individualità. Ma se rinnego l'individualità impongo l'uguaglianza, ho una uguaglianza innaturale, tutt'altro che uguaglianza con riguardo per la disuguaglianza connaturata alla individualità. L'individualità è antitestica all'uguaglianza.E' il rispetto delle disuguaglianze che dà valore appropriato all'individuo. Ripeto:trattare allo stesso modo chi è disuguale nega l'individualità. Ma nega anche l'uguaglianza intesa come rispetto per ogni disuguaglianza. Annientare la disuguaglianza è la prepotenza massima sull'uomo, la dissoluzione dell'individuo. A meno che non si pervenga all'ideologia della identità assolutizzata coerentemente sostenuta da Dom Deschamps, un benedettino utopista del XVIII secolo: identità priva di residui differenzianti al punto che morire non conta, l'altro sei tu, tu sei l'altro(a riguardo il mio libro:Vita e morte dell'utopia). Ne ridirò . Le contorsioni tra uguaglianza, disuguasglianza, individualità drammatizzarono la “sinistra”. Le ho vissute. La mia scissione con la sinistra avvenne sul peso da assegnare all'individuo, poniamo:alla morte, alla coscienza dell'io come prevalente sul lavoro produttivo per definire la specifità umana, ne scrissi: L'assoluto privato, Contro la ragione-Il marxismo tra il sesso e la morte. Dunque. Mi capita di leggere un articolo esposto nei social sulla disuguaglianza, 3 agosto. L'Unità. Da giovane scrissi, come scrissi su Mondo Nuovo, Critica Marxista, credo, Paese Sera, nessuna adesione di partito, scrivevo quel che sentivo,poi quando dissero che ciò che esprimevo non era marxista, bene così. Scriverò quel sento di scrivere. E continuai altrove. Il che oggi mi fa sorridere. Qualche lettore o responsabile de L'Unità per caso è a conoscenza che Karl Marx fu il nemico spregiantissimo dell'egualitarismo, da Lui definito “comunismo dell'invidia”, precedendo Nietzsche e addirittura più disuguagliante di Nietzsche( le “caste”di Nietzsche sono egualitariste,all'interno delle caste, tema pochissimo considerato, Nietzsche non era individualista). L'uguaglianza o comunismo dell'invidia, tutti uguali, abbassa l'alto, mozza cervello! Incredibile, Marx riteneva l'ugualitarismo un difetto della società borghese che sarebbe stato risolto nella società comunista, fondata sulla disuguaglianza! Dare lo stesso salario a persone disuguali era per Marx un difetto della società borghese che verrà superato nella società comunista quando a ciascuno verrà dato secondo i bisogni personali, disuguali tra individuo e individuo . Ora, certo, possiamo anche pervenire ad una sinistra senza l'ignoto Marx o contro Marx ma resta il problema, gli individui sono tutti ed in tutto disuguali e trattarli ugualmente è l'estrema ingiustizia e prepotenza. L'uguaglianza serve soltanto a rispettare per tutti la disuguaglianza. Disuguaglianza varrebbe suscitare dominio? Per niente. E l'uguglianza che suscita dominio in quanto nega la diversità dei bisogni e delle tendenze. Al dunque; se un individuo apprende con maggiori capacità dell'altro che fa, si trattiene per rendersi uguale al meno reattivo?Se uno corre velocissimo e l'altro camminicchia che decidiamo?Non si trasformi la disuguglianza in dominio, privilegio, diriritti differenziati? Ma chi è alto un metro e novanta non vuole dominare il bassetto, è più alto. Se io canto e il mio prossimo stecca io non voglio dominare, canto e non stecco. Identificare disuguaglianza con dominio, sfruttamento è insosrenibile. La disuguaglianza è l'individualità. Siamo disuguali irrimediabilmente. L'uguaglianza consiste nel non esludere alcuno dalla disuguaglianza Questa è la vita, questa la società, il contrario sarebbe violentare natura, società, individualità. La disuguaglianza non è dominio, privilgio ma rispetto delle differenze.
L'autore del libro “L'ineluttabilità dell'uguaglianza” è David Tozzo, il commentatore del libro Filippo La Porta. Dicevo, nessuna notazione, almeno nell'articolo, su Marx, nemico disgustato dell'uguaglianza. Strano. Ma il recernsore pare cosciente che individuo e uguglianza non si appaiano. Ha qualche cenno svagato, tanto per dire:”Ma perchè il talento dovrebbe generare differenza di reddito?”, che è bene fingere di non avere letto, tenuto conto che il talento arricchisce massimsmente la società. Risulta oscuro perchè non remunerare chi arricchisce maggiormente gli altri. Ma sono scorie. Il difficile giunge quando il commentatore comprende che individuo ed uguaglianza cozzano. Già, come rendere uguali i diversi! Non vi è che una strada, accettare la disuguaglianza e considerarla per quel che è: varietà degli esistenti, non dominio. Il domini si ha soprattutto quando si vuole imporre l'uguaglianza. I Livellatori storicamente sono gli egualitaristi. La disuguaglianza può essere dominio, sfruttamento? Sì. Aboliamo lo sfruttamento non la disuguaglianza. Non si identificano! Anzi, coltiviamo le disuguaglianze delle soggettività! Sia chiaro, Marx è antiegualitarista, ma sull'individualità rasenta Dom Deschamps. Ritiene che il soggetto è un insiemec di relazioni sociali non un io cosciente di sé; giudica la morte una connotazione della specie . Sarà, è una connotazione della specie ma ciascuno muore come individuo!




