Enzo Mignosi, “Quelli di Via Solferino” (Di Girolamo Ed.) – di Maria Elena Mignosi Picone
- Dettagli
- Category: Categorie
- Creato: 22 Ottobre 2022
- Scritto da Redazione Culturelite
- Hits: 785
Inoltrandosi nella lettura del libro di narrativa, a carattere autobiografico, dal titolo “ Quelli di via Solferino", di Enzo Mignosi, laureato in Giurisprudenza e Corrispondente del Giornale di Sicilia per il Corriere della Sera, capita che via via che si legge, si va affacciando, per la preminenza di una componente che signoreggia su tutta l'opera, un titolo di pirandelliana memoria, “Il piacere dell’onestà”. Sì, perché è proprio questo il succo dell'opera, appunto il piacere dell’onestà. Onestà che richiama il senso della vetustà, intesa come nobiltà, antica, che trascende il tempo. La percezione di questo sentimento si avverte nella lettura del libro di Enzo Mignosi, che perciò apre l'animo al godimento di qualcosa di vero e di bello.
Sì, perché l’onestà, nel caso di un giornalista, brilla come una stella nel firmamento non sempre terso quale è il campo del giornalismo, esposto a tentazioni, tergiversazioni, a offuscamenti della verità. Qui, invece, la fedeltà alla realtà, la obiettività del giudizio, il discernimento nella interpretazione dei fatti, balzano evidenti in tutta la loro pregnanza. E non ci sono attimi di esitazione, dubbi nel decidere, neanche di fronte a rischi e pericoli.
Si tratta di un autore che si presenta con una veste di perfezione? No. Certamente nella professione Enzo Mignosi è stato un giornalista ammirevole, nella famiglia un marito e un padre attento e responsabile, ma questo si deduce dalla realtà delle cose, però, quando egli parla di se stesso, non si presenta mai come un eroe, anzi confida candidamente le sue fragilità, avvertite nella profondità dell' animo, di fronte alle varie circostanze della vita. E questo suscita nel lettore tanta tenerezza.
Questo atteggiamento di umiltà, in Enzo Mignosi, unito alla tenacia, al coraggio, allo spirito di sacrificio, nonché alla competenza, alla lealtà, alla linearità, hanno fatto sì che egli suscitasse, nei colleghi e in quanti gravitavano attorno a lui, ammirazione, stima e amicizia autentica e sincera. Certo questo dipende pure dalla persona in cui ci si imbatte; se infatti ad esempio la persona è invidiosa, niente da fare, non attecchisce niente di buono. Enzo Mignosi ha provato anche questo e ha potuto sperimentare la differenza tra l'ambiente del Corriere della Sera e quello del Giornale di Sicilia, anche se quest'ultimo non mancava di persone brave e veramente perbene. Però oltre a queste si levavano anche delle nebbie cariche di invidia, pregne di quello spirito tipicamente siciliano, contrario a ogni intraprendenza, pronto a tarpare le ali all'audacia che vuole spiccare il volo. Ma Enzo Mignosi le ali non se l'e` fatte tarpare come non si è lasciato mai deviare sin da giovanissimo nella realizzazione del suo sogno di diventare giornalista. Con la tenacia, la determinatezza, la forza d'animo di chi non vede sacrificio, come chi proviene da famiglia numerosa e povera, la vita gli ha offerto, andando oltre alle sue aspettative, di sfondare la porta che lo introduceva nella gloriosa Via Solferino dove è la sede del Corriere della Sera, un Giornale prestigioso e diffuso in tutto il mondo. Dei colleghi del Corriere della Sera scrive: “Mai un malinteso, una contestazione, una correzione, un rimprovero…Mai un atteggiamento di fastidio, una parola di troppo. Mai. Sempre d'amore e d'accordo su tutto.” In particolare di Ferruccio de Bartoli, scrive: “Scoprii una persona gradevolissima, modesta e amabile, raffinata ed elegante, nell'aspetto e nei modi…Non successe mai che de Bartoli rifiutasse un incontro o una chiacchierata…Era sempre disponibile…Aveva a cuore la mia soddisfazione…E poi godevo della sua fiducia." È di Ferruccio de Bartoli la prefazione al libro. Di colui che “In Via Solferino era nato e cresciuto. In Via Solferino aveva raggiunto le vette più alte di una carriera sfolgorante.”
Ma in tutta intera l'opera non si sente guizzare mai il benché minimo lampo di orgoglio. Il giornalismo non è per Enzo Mignosi strumento di vanagloria, ma è consapevolezza di una missione. La missione di contribuire a edificare la società, a rendere migliore il mondo. Come? Lo comprendiamo meglio dall’episodio della vedova della mafia cui avevano ucciso il marito e il figlio, e che, cristianamente, ha perdonato. Ella era restia alla proposta del giornalista che la sua storia fosse data alla stampa. Ma egli ha insistito dicendole: “Se adesso nel suo cuore c’è Dio, lanci un appello alle donne di mafia, le inviti a cambiare strada, come ha fatto lei. Sono sicuro che saranno in tanti a seguirla. Lei oggi può rappresentare un modello da imitare. E “la vedova del perdono" “Disse che le donne di mafia, compagne, mogli e figlie dei boss, dovevano ribellarsi e rompere le catene che le tenevano legate a quel mondo fradicio di sangue innocente. Dovevano far crescere la famiglia secondo principi sani, capaci di far cogliere quanto di bello c’è nel mondo.” Il giornalismo dunque come missione è in Enzo Mignosi, così come era missione essere giudice per Rosario Livatino.




