Elisa Roccazzella, “La follia del sole” (Ed. Thule)

di Ester Monachino
 
Attraversando l’Animus, racchiuso tra il 2001 e il 2017, di Elisa Roccazzella, squisitamente leggibile nei versi del volume “La follia del sole” edito con la prestigiosa Thule di Tommaso Romano, cui si deve l’acutezza prefattiva, è possibile mettere a fuoco il nucleo germinativo costante da cui si ha l’irraggiarsi della scrittura del poeta.
Natura essenziale di questo nucleo è quella di una consapevolezza spirituale elevata che sacralizza ogni gemmazione di cose, fatti, natura che hanno riscontro nell’uomo, nella sua dinamica interiore.
Colori e sapori, aromi e respiri, sangue e ossa, dunque, in costante aderenza e risonanza nell’intimo.
Le composizioni sono tutte da auscultare con l’orecchio del cuore perché trasudano liricità e rendono manifesta la meraviglia della natura con l’ossigeno vivente e vivificante del suo sangue creaturale e cosmico.
Certamente si nullifica lo spazio separativo perché non sono a contatto, fianco a fianco, ma essenzialmente contessuti nella sonorità vibrante della vita stessa, che è motivo di “cantus”.
Sgorga, così, il canto da animo ad animo, nel lettore, per contagio di virulenza espressiva, con potenza di incantamento, quasi con segretezza amicale, lontano da solitudini che svaporano e non hanno motivo di sussistenza in quel tutto che fa parte della vita e in cui nulla è separato, nulla ha croste e recinti se non nella mente umana. Il cuore non ne ha e questi versi battono soltanto sul tempo binario della vita con tutto ciò che ha ed è.
Con purissime immagini, il verso parla l’imparlabile, fluisce cristallino, dà anima, rianima la parola tolta dalla quotidianità dissacrata o soltanto informativa.
Con il verso il poeta presenta la solarità della propria coscienza, incorruttibile come può esserlo l’oro essenziale cui si consacra, forte della consapevolezza di essere tutt’uno con la “follia del sole” (pag. 100), follia amante e, pertanto, divina.
Musica in se stessa e nelle cose: visionarietà incarnata, vibrante delle frasi del vento (pag. 38); del ruscellare aereo degli uccelli (pag. 47) e delle foglie (pag. 83); acqua di pioggia terrena (pag. 86) e celestiale (pag. 81); poesia alta delle altitudini di un “gotico divino” (pag. 48) e, nel contempo, plenitudine e maestosità nell’umiltà della “gloria dell’erba” (pag. 85). Infine, “misura d’infinito” (pag. 115).
Si, forse verrà un tempo in cui la Poesia cambierà il mondo (pag. 33), “le canzoni dei poeti…gonfieranno di vita le ore” (pag.45), perché su tutto, su ogni cosa l’Amore si mostrerà ai quattro angoli del mondo, si calerà in ogni uomo a rinsanguarne il sangue. Allora, la Voce del Poeta non sarà più singulto di deserto ma efflorescenza sottile e viva d’ogni prateria animica vivibile. Allora, la vita “toccherà la perfezione” (pag. 92).

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