VIII Capitolo - "La mia vita" di Antonio Saccà

Francesco Saccà con la sorellina Anna

A quell'epoca, Anni Quaranta, oltre la Radio trionfava il cinematografo, Charlot Sranlio ed Ollio, Totò, Tarzan, Tom Mix, gli indiani, i neri.  Il dopoguerra. Ho memoria  infantile degli epigoni dell'Era Fascista, spadaccini, epoche storiche, qualche film sentimentale, attori  indimenticati, Ruggero  Ruggeri, Macario, Angelo Musco,Tina Anselmi,,Amedeo Nazzari,, Clara Calamai, Elsa de' Giorgi, Alida Valli,  Memo Benassi, Luisa Ferida, Osvaldo Valenti Carlo Ninchi, il  Signor Bonaventura(Sergio Tofano), alcuni disparvero con la dissoluzione del Fascismo, alcuni restarono accentuando la loro notorietà, la fama(Gino Cervi), anche  per l'ausilio di mezzi di diffusione estremi rispetto al passato. I nomi detti sono   messi al minimo, ve ne sono  altri e molti  da annotare. Io mi immedesimavo, entravo nelle vicende . Ollio era grassone, faccione tondo, occhi pieni, guardava verso il pubblico,  gli spettatori  con aria incredula come a dire. che mi tocca vedere, questo è proprio stupido e si arrabbiava, agitava le mani, e se la prendeva con lo “stupido”, Stanlio, il quale ne compiva da ridere o da infuriarsi, Ollio tentava di rimediare, spintonava Stanlio, il quale non restava succube, ed erano litigi perpetuati, con Ollio che allargava gli occhioni e mirava gli ipotetici spettatori a significare che sconsiderato gli era vicino, mentre Stanlio si grattugiava la testa, rizzava i capelli, e ne combinava di nuove. Ollio avva anche tentazioni dongivannesche e faceva il galante, il signorile , inevitabilmente compromesso da Stanlio.  Charlot oltre a far sorridere, ridere, affliggeva,non vi era istante che quel piccolo uomo, cappello, baffetti, bsstoncino, piedi divaricati, camminata strascicata, assolutamente povero, freguentatore di ogni ambiente , dovunque in lite di sopravvivenza, , tutti presso che nemici, tutti più forti, spesso giganteschi, sopracciglia grosse, occhi a minccia, pugni da storcere i lampioni, ma  Lui, Charlot, a buscarne da rigirare la testa, e di colpire, scansare, e riuscire a vincere ,camminando, in salvo, cappelluccio, piedi all'infuori, bastoncino. Verso la lontananza del futuro. E non gli bastava, accudiva bambini, tutelava fanciulle, mostrava l'angustia di un lavoro per il quale l'uomo diventa macchina della macchina, e quell'eterna presenza  di poliziotti, Lui sotto minaccia, eppure risorgena, e gli segnava il volto un sorriso comprensivo di ente umano, e beffardo contro la disumanità. Più che beffardo,:nemico. Difficile, non saprei, chi mi appassionava estremamnte?Stanlio ed Ollio? Charlot?Tazan? No, non posso scegliere ,inseparabili, sono la mia infanzia e,  non mi  hanno tradito e non li ho traditi. .Chsrlott, Stanlio ed Ollio;Stanlio ed Ollio, Charlot, Tarzan... Tarzan, il suo grido nella foresta, notizie per gli animali, il suo amore per Jane,tutti e due seminudi,i commercianti di avorio, Tarzan li combatteva, chiaro, i pigmei, si denominavavano Bandar? E la scimmia affezionata a Tarzan era Chita, Cita? Batteva i denti  a “parlare”con Tarzan. Attento ai coccodrilli, alle frecce avvelenate, agli uccisori di elefanti. Attento , Tarzan. Di Tarzan ne vivevano  molti, il “mio” Tarzan fu e resta Jhonny Weissmuller, un nuotatore tedesco che volava di liana in liana,  sfuggiva i coccodrilli, annientava i trafficanti ,amava Jane (Maureen O' Sullivan), era amico della scimmia Chita, e mi fece vivere nelle foreste... I Cow Boy, quelli malvagi, predatori, quelli giustizieri ,per la giustizia, duelli , anche in tale occsione gridavamo “attento”, i malvagi si nacondevano ,noi dovevamo svvertire per soccorerli. “Attentoooo!”. Quella fu la vita vera, quando l'irrealtà ci  sembrava realtà,al modo degli antichi , poi, la realtà fu solo la realtà, tempo che scorre verso ka morte. No, allora  la vita era sogno, la fantasia realtà.Gli indiani che vedevamo erano “veri”  i servi neri li vivevamo, ho memoria ombreggiata di un film, un uomo periva dopo un duello, credo, la musica di Chopin,  denominata “Tristezza”, pianti  da strizzare la camicia, questa è vita, il sentire, l'unione ta l'io e la realtà, mascherando il  tempo  asciutto che scorre verso la morte.  Il cinematografo chiamato Casalini (o Pidocchietto), un tugutrio, mi pare nella zona Due Vie, Messina, presso che tutti ragazzini, una uccelleria,  mi portavo la bambina dirimpettaia di abitazine, famiglia Scudo, il pdre militsre,quello che ci bagnava,  una sorella Rossana e un fratello Davide , lei aveva nome Milena. Gli indiani, i cavalieri buoni, cavalieri malvagi  ma poi un cavaliere buono, un cavaliere malvagio,  momento di scomfitta del cavaliere buono, ma noi gridevamo “attento” e lo facevamo vincere, e più che le pistole valevano i pugni, il cavaliere buono vestiva chiro, il mavagio nero infernale come l'animaccia sua. Tempi felici quando la fantasia è realtà, quanto immagini lo fai verità, il solo inganno dalla crudele scopeta che invece esiste solo il temp e dunque la morte.

Tarzan non era esclusivamente chi volteggiava da una liana all'altra, inutilmente azzannato  dai coccodrilli che sfoderavano dentatissime cerniere boccali, noi in famiglia avevamo un nostro Tarzan, non si arrampicava tra gli alberi e le corde naturali ma sui balconi ed era inevitabilmente mio fratello,  il quale, ormai  ragazzotto, non intendeva ritirarsi ad ore serali ma  sciamare nelle ore  notturne, e per i tempi  le ore notturne sorgevano già alle 21, alle 22 notte fonda, enorme l'angoscia di mia madre e sovrumana angoscia mia che pativo per mio fratello e per mia madre, tutto poteva accadere ,tutto era accaduto con l'uccisione di mio padre, io mia madre seduti al buio nell'ingresso  come accadeva nei terremoti o durante la guerra. Nessuna parola, l'udito a cogliere il fruscio di un filo di erba, mio fratello non se ne  curava  già fatta una compagnia di altri gabbiani come lui e scorrazzavano ,in quali avventure entrassero non era comprensibile, mia madre talvolta si alzava e camminava  nell'appartamento al buio .come un ladro,   io immobilizzato , nella mente di mia madre, nella mia mente dominava la tragedia, non sotanto di mio padre,  quando abitavamo alla periferia della città era accsduto un incidente, la notizia propagata,   ragazzo ucciso da un mezzo pubblico, certi che fosse mio fratello, ucciso. Non era accduto ma poteva accadere, adesso. Ore , 22:30, ore 22:42: 22,43:22,44 . Niente. Mia  madre assume carastteristiche generalizie,  un bastone,  alla porta, allorchè mio fratello sarebbe giunto lo avrebbe accolto a legnate quante ne meritava per l'ansia  che ci addossava,non credo che  questo srebbe avvenuto m doveva apparire evera. Io avevo altri scopi,  dormivamo nella stanza sopra il portone, primo piano, tanti spuntoni di presa,e mio fratello aveva scoperto di imitare Tarzan o la scimmia Chita, invece che da una corda all'altra,, da uno spuntone ad uno spuntone, arramoicandosi, manie oiedi, nella parete fino al nostro balcone, io ero già nella nostra cameretta, dopo una certa ora abbandonavo l'ingresso e mia madre, infine percepivo il raspsreo di mio fratello , aprivo  , chiudevo, mio fratello nel suo lettino, io nel mio,  dopo qualche tempo giungeva mia madre,  scorgeva i due figli che  dormivano (fingendo) , se ne stava paralizzata, ci guardava,  i suoi figli, che avrebbe difeso anche da loro stessi, restava ferma, quasi incredula che la vita le risparmiasse nuove tragedie, ma pronta  alla fine dell'uiverso, e se ne andava nella sua solitudine. Un  figlio che dorme non si sveglia meno che mai si bastone. E questa vicenda non una volta,, quattro, cinque occasioni  la settimana , se non l'intera settimana. Cominciava  l'epoca d'oro di mio fratello, e durò l'intera vita. Era nato per vivere . E la sua morte fu colpa umana!

Quando  abitavamo alle periferia della città, Messina, io dormivo con  mia madre,lei  si stendeva nel fianco sinistro ed io accanto con le gambe sulle sue gambe. Di notte urinav, fino all'adolescenza. Sconosco  i motivi. La mia ansietà, qualcosa di esclusivamente corporeo, le vicissitudini della mia venuta al mondo, la morte di mio padre in maniera  orrenda, la breve follia di mia madre, l' essere cresciuto per qualche anno  dalla madre di mia madre e poi  l'agitazione di mia madre, anche se capace di indurirsi per non farci scorgere che soffriva, l'angoscia vibrava,  traccia ne ebbi,ansia estrema, bastava un ritardo ed io precipitavo, se vedevo qualcuno soffrire soffrivo, indifeso dalla realtà, se ascoltava musica, vedevo cinema, teatro, assistevo ad avvenimenti  nei quali dominava l'emozione precipitavo, avevo disosizione al pianto , non so se il dono del pianto di cui parlano in religione.D'altro canto la nostra vita era rattristata, avvenivano circostanze dolentissime, la gente lottava, gli uni avverso gli altri, il pane, addirittura, alcuni si mettevano  il rafforzamento alle mani, la cazzottiera, denominata  e colpivano a sangue rubando,io vedevo  e ne risentivo, ma anche vicende personali. Mia madre era la realtà per me , e resterà sempre , anche quando ero adulto e Lei centenaria. Una sera, mentre giocavo nel cortile ebbi  ansia di ritornare a casa, salìi, suonai,incredibilmente mia madre non venne alla porta,era in casa, non sarebbe uscita  senza  darmi notizia, di nuovo nel cortile come se niente fosse, ma  quell'episodio dura tutt'oggi. Anni successivi vidi tra le immagini di fotografie quella di un uomo, incredibile perché da noi non veniva alcuno, fantasticai e forse era la realtà, che mia madre, sola, appesantita da una fatica immane, aveva sperato di trovare chi la aiutava e amandola si prendeva cura dei figli o quache attenzione per lei.Può darsi che quelL'uomo in divisa militare era andato in guerra ed era morto, o aveva consumato un'avventura, fu il solo caso in cui mia madre non appartenne a me ,e rimase conficcato.

La mia giornata, la mia  vita, spostati  a via Trento Isolato 70 b, si stringeva ai compagni di cortile e nel cortile,  avevo trasporto a stare insieme, e se qualcuno mancava me ne spiacevo, accadevano , raramente, discussioni, liti, anche, ne ebbi con uno più grande e grosso di me, Antonio Ponzio, che fece gesto di violenza, mi allontanai, persino in altri palazzi, altri cortili, mi giudicai al sicuro, scavalcai un cancelletto  di muro per tornare nella strada, ed a casa. Quello mi attendeva  con scherno,  non accadde ciò  che temevo, un istante di sospetto, poi , sorridendo, se ne andò, ed io me ne andai. Il ricordo rimane, e si ripete. Ancora, si sfidano,legano i carretti , un cavallo trae da un lato, un cavallo trascina all'opposto, chi sposta dalla sua parte vince, i carrettieri urlano, eccstano,  sferzano i cavalli, , tutto immobile sebbene i cavalli si forzino ,i lentissimamente quello a destra tira l'altro, trascina, trascina, minimamente, poi    vince di botto, il cocchiere esige il pagamento, l'altro chiede una sfida sulla riva del mare, nella sabbia, d'accordo, ma il vincitore chiede il pagamento e, dopo, sarà contesa, l'altro dice che pagherà dopo la seconda sfida, il vincirore dice no, l'altro  non è d'accordo, le voci si accaniscono,si minacciano tra le persone non con i carretti, si avvcinano, di fronte, gridano, le mani si alzano...Via, lontano, non voglio udire , non voglio vedere lotte. Non voglio vedere corpi e sangue. Nella mia palazzina, il portone in fondo ,laggiù, gente, che è accaduto?Ah, ecco,  si uccisero, amanti non liberi di amarsi, un uomo adulto, sposata, una donna giovanissima., decisero di morire  che vivere  nascosti e condannati. Un gruppetto, un uomo che gridava vendetta contro chi era in colpa , diceva, di avere causato il delitto contro se stesso di un ragazzo, lo conoscevo appena, quel ragazzo, si era ucciso  per la malacondtta della matrigna, mormoravano; invece l'incuria dei medici, chi sa, ed era morta una meravigliosa ragazzina,gli occhi larghi e dolci,  la madre girava svanita, o la cercava negli  altri. Vorrei ricordare anche  il tocco del vento di un giorno preciso in un'ora precisa. Tutto deve essere ricordato se tutto svanisce.

Intanto, un evento epocale  nella nostra famiglia. Mia madre ed io ci recavamo da signori  che avevao un balcone  davanti ad un teatro all'aperto,in questo teatro presentavano operette, mi gradivano in tutto, musica, recitazione, abiti, stupefacente che non mantengano rappresentazione  oggi, o forse non clamorosa. I signori dai quali ci recavamo avevano a cognome Muscolino, non distanti  da noi come abitazione. Da questi signori Muscolino mia madre conobbe  chi sarebbe stato  il secondo coniuge, il padre di mia sorella Anna , un avvocato, Natale La Ferla, e per tutti noi comincia un'esistenza diversa.

 

 

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