Un invito a pensare in grande – di Domenico Bonvegna
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- Category: Scritture
- Creato: 20 Gennaio 2026
- Scritto da Redazione Culturelite
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Ci sono libri che stimolano a pensare in grande, come quello scritto qualche anno fa dal vescovo emerito di Reggio Emilia-Guastalla, Massimo Camisasca, “Abita la terra e vivi con fede”, pubblicato da Piemme nel 2020. Il vescovo in questo libro affronta le sfide più impegnative che toccano le singole persone e la società intera. Si tratta di riflessioni a tutto campo, si va dalle difficoltà ad educare che interroga sia le famiglie, la scuola, ma anche la Chiesa. Ma ci sono gli altri temi come quelli del lavoro disumanizzante, la povertà, la proposta politica, l’accoglienza, l’integrazione degli immigrati. Le pagine dedicate al tema della famiglia sono stimolanti soprattutto per chi è impegnato a fare il bene comune in politica. Manca una vera e propria politica per la famiglia, che deve avere la priorità. I giovani devono essere messi in condizione di poter contrarre un matrimonio, di avere una casa, un lavoro. Senza queste condizioni, il risultato è l’inverno demografico. Anche se non è solo la sicurezza economica che impedisce la natalità, bisogna superare tutte le “paure” culturali che hanno allontanato i giovani dalla vita matrimoniale. Occorre “ripartire dalla condizione di figli, da questo vincolo di dipendenza che è una delle radici profonde della condizione umana”, scrive Camisasca. Tutti noi siamo figli, tutti i bambini sono figli. Il figlio rimanda ai suoi genitori: li esige. E’ un diritto fondamentale, avere una famiglia. I bambini non solo hanno bisogno di essere amati, ma hanno bisogno di vedere che è possibile e vale la pena amarsi. Certo il compito oggi è difficile e complesso. Le famiglie vanno aiutate, non possono vivere da sole, ripiegate su sé stesse. Il 3° capitolo si occupa della condizione femminile nella società e nella Chiesa. Camisasca fa riferimento subito a Maria, figura centrale nella Chiesa. Il vescovo è consapevole che non spetterebbe a lui, sacerdote parlare del genio femminile. Tuttavia, individua tre ambiti sociali nei quali l’apporto femminile non è sufficientemente valorizzato. Il 1° è il mondo del lavoro. Il 2° la semplice uguaglianza tra uomini e donne in quanto cittadini, è una trappola, penalizza la donna. Mantenere la donna in una condizione di “assistita”, piuttosto che di protagonista non va bene. Il 3° ambito è quello all’interno della famiglia. L’uomo deve partecipare maggiormente alle attività in famiglia. La donna deve ricevere l’aiuto anche nelle faccende più umili. Generare una vita umana, non dev’essere una mortificazione per la donna, o una minaccia per il benessere collettivo. “L’alleanza generativa dell’uomo e della donna è un presidio per l’umanesimo planetario degli uomini e delle donne, non un handicap. La nostra storia non sarà rinnovata se rifiutiamo questa verità”. Monsignore Camisasca ricorda il drammatico fenomeno dell’aborto, la pratica dell’utero in affitto, l’enorme business commerciale che ruota attorno alla “fabbricazione di bambini”. Poi c’è l’aumento dilagante della pornografia, dove viene mercificato e violentato il corpo della donna. Naturalmente Camisasca tocca tutti quei temi che riguardano la pari dignità tra uomo e donna, uguaglianza però nella differenza fisiologica e psicologica. E qui Camisasca cita spesso Giovanni Paolo II con le sue pagine sul “genio della donna”, il suo compito eccezionale nella storia dell’umanità. “Essa è chiamata a generare l’umanità vera, a custodirla, a educarla […]”. “La qualità fondamentale del genio femminile è il prendersi cura in tutte le sue espressioni […]”. “Prendersi cura che non significa subordinazione, ma reale protagonismo, insostituibile apporto allo sviluppo e al progresso della cultura e del mondo”. Il capitolo sull’educazione, il vescovo cerca di offrire messaggi più impegnativi. Pone diversi e stimolanti interrogativi, tipo: “vale ancora la pena tramandare il nostro patrimonio culturale? Ha senso proporre ad altri un criterio per distinguere il bene dal male, il vero dal falso?” Oggi pare non esserci più valide ragioni per educare, è il dramma della nostra epoca. Naturalmente il tema dell’educazione apre la riflessione sulla Libertà e sull’autorità. E poi l’analisi si sposta sulla famiglia e sulla scuola entrambi in crisi. Camisasca accenna alla debolezza educativa proposta dalla scuola. “Il pensiero debole” ha eroso progressivamente la certezza che esiste la verità e che valga la pena faticare per
Conoscerla”. Ad educare sono chiamate anche le parrocchie, le comunità ecclesiali. Ampio spazio viene riservato alla politica: la forma più alta di carità. Anche il vescovo nota nella nostra nazione la mancanza di una classe dirigente che possa guidare il nostro Paese per nuovi traguardi e soprattutto che sia in grado di andare oltre ai propri interessi particolari. Prima di entrare nell’attualità politica, il monsignore sintetizza alcuni passaggi storici del rapporto tra Chiesa e potere temporale. Un punto di riferimento fondamentale per la storia dei rapporti tra la Chiesa e l’autorità politica è l’Editto di Milano del 313 d. C. quando l’imperatore Costantino sancì la libertà di culto per tutti i cittadini dell’impero, inclusi i cristiani (fino ad allora vittime di persecuzioni). Altro punto di riferimento che indica Camisasca è l’amministrazione prima civile e poi religiosa del vescovo di Milano Sant’Ambrogio (339-397). Altra indicazione che da monsignor Camisasca è quella delle elaborazioni filosofiche di San Tommaso d’Aquino (1225-1274), Giovanni Duns Scoto (1265-1308) Dopo la Modernità, la Chiesa offre alla società la sua Dottrina sociale, che si sviluppa con forza con Leone XIII. E’ ancora attuale oggi l’insegnamento della dottrina sociale? Sicuramente si. Purtroppo, non è sufficientemente studiata a cominciare dai cattolici. Nel 2004, ricorda Camisasca, il Pontificio Consiglio Iustitia et Pax ha dato alle stampe il Compendio della dottrina sociale della Chiesa, una raccolta dei più importanti encicliche sociali da Leone XIII a Giovanni Paolo II. Mi fermo, l’ultimo tema affrontato dal vescovo è quello ecologico. “Non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia”.




