“Leonarda Brancato, “Il corpo, i segni, le parole. Medicina Rituale Tradizionale e Magia Popolare a Ciminna ieri e oggi” (Ed. Thule)" – Recensione di Ignazio E. Buttitta

Nei lavori dei folkloristi europei che si impegnarono, in particolare a partire dall’ultimo quarto dell’Ottocento, nella raccolta degli “usi e dei costumi popolari”, raramente si rinvengono puntuali e estese informazioni relative alle credenze e alle pratiche magiche e magico-mediche e sono riportati i testi di tradizione orale che accompagnavano i gesti degli operatori magici e dei guaritori ovvero che venivano recitati, all’occasione, a scopo protettivo o terapeutico da soggetti non specializzati. Anche in questo caso il nostro Pitrè, costituisce, con le pagine della sua Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane dedicate a questi temi (si pensi a quelle sugli scongiuri), un’eccezione. Eccezione importante, stante che i suoi interessi si riflettevano sui suoi numerosi diretti corrispondenti “scientifici” e su una estesa platea di ammiratori e, continueranno a riflettersi, anche dopo la sua scomparsa, su numerosi studiosi di storie, memorie e tradizioni locali siciliane.
È, tuttavia, solo con i lavori di Ernesto de Martino (in particolare Il mondo magico. Prolegomeni a una storia del magismo, Einaudi, Torino 1948 e Sud e magia, Feltrinelli, Milano 1959) che, può dirsi, l’interesse antropologico sulla magia troverà in Italia più largo impulso, sviluppando dibattiti e ricerche documentarie e sul campo anche al di fuori dei ristretti circuiti accademici.
Nondimeno, rispetto ad altre aree di indagine anche correlate, quali quelle sulla religiosità “popolare” o - come si prese a dire dalla riscoperta e dalla (non sempre filologicamente corretta e, piuttosto, ideologicamente orientata) lettura di Gramsci - “delle classi subalterne”, gli studi sul magismo e l’etnoiatria non ebbero particolare sviluppo. Lavori importanti furono comunque realizzati da studiosi quali Giovan Battista Bronzini, Tullio Seppilli, Alfonso Di Nola, Vittorio Lanternari, Alberto M. Cirese e, particolarmente per la Sicilia, da Giuseppe Cocchiara, Giuseppe Bonomo (p. es. Gli scongiuri del popolo siciliano), Aurelio Rigoli (p. es. Magia e etnostoria), Elsa Guggino (p. es. La magia in Sicilia; Un pezzo di terra di cielo: l’esperienza magica della malattia in Sicilia).
Questa “nostra” tradizione di studi costituisce il sottofondo interpretativo e euristico dell’originale e utile lavoro di Leonarda Brancato. Originale e utile, dico a ragione, oltre che per il chiaro ordinamento tipologico e la novità dei materiali, da un lato perché costruito a partire dalla considerazione della comune radice ideologica sottesa alle credenze e pratiche magiche e alle credenze e pratiche mediche popolari, dall’altro perché attento a rivelarne le soggiacenti strutture simboliche e mitico-rituali e perciò capace di dischiuderci e farci presente un mondo non così remoto nel tempo e nello spazio ed anzi ancora, seppur larvatamente, presente.
Utile, aggiungo, non solo per la comunità scientifica, che vede accrescersi la riflessione e la documentazione su temi centrali del discorso antropologico e etnostorico, ma anche per la comunità di Ciminna che ne Il corpo, i segni, le parole trova raccolta, restituita e garantita nel tempo un’importante porzione della sua memoria e del suo patrimonio culturale.

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