Il nuovo schiavo: Nietzsche ed il robot – di Antonio Saccà

Vorrei concludere questa breve valutazione del pensiero di Friedrich Nietzsche con la circostanza più orrenda che possa capitare ad un uomo: perdere la mente. E se accade ad un uomo che diciamo normale è orribile, ma se accade ad un uomo come Nietzsche, il quale ha fatto della propria superiorità mentale il diritto ad essere Superuomo o a concepire il Superuomo, la faccenda diventa paradossalmente significativa. Soprattutto nell’ultimo periodo dell’esistenza Nietzsche ebbe un tale  spregio della compassione, che non credo vi siano esempi al suo pari. Contro la mediocrità, i difettosi i non capaci, i malsortiti, gli ultimi, i renitenti all’altrui superiorità, insomma gli strisciaterra che vorrebbero far strisciaterrare il  Sole, ossia il genio, questa possibilità di un dominio da parte dei peggiori ma in quantità ‘elettorale’, possibile, attuabile, da

stroncarla impietosamente. La sorte lo ripagò tremenda, quando Nietzsche per cause non da tutti riconosciute identiche perse il controllo della mente, per demenza precoce  come il padre, per l’esplosione delle contraddizioni che recava in sé, la pietà che sentiva, l’affetto  estremo che lo obbliga a rendersi ferreo, staccato, autosufficiente, ‘aristocratico’, o demenziasse per infezione luetica che in ogni caso gli fu riscontrata.  Allora accade la situazione più antisuperomistica immaginabile, Nietzsche viene raccolto ‘pietosamente ‘ dal fraterno amico Overbeck e poi dalla amatissima madre Franziska, alla quale da bambino in collegio inviava tristissime letterine ripetendole che la aspettava. Non  ci fossero la madre ed amici che lo soccorrevano, sarebbe finito in qualche fossato manicomiale. E con la madre ritornoò bambino e disperse il conflitto tra pietà ed impietà, superuomo e mediocrità. Perché non era cinico, soffriva di spregiare, ma temeva se parteggiava per gli ultimi che sarebbero diventati i padroni quantitativi. E concepì il rimedio, il Superuomo calpestante.

Adesso era Lui ad avere bisogno di pietà. Franziska Gli fece da madre come se fosse tornato bambino. Con delle situazioni di una certa crudeltà. Se Nietzsche compiva atti scomodi, la madre fingeva di tenerlo a bada, respingerlo e Friedrich implorava la vicinanza materna. Sono momenti tristissimi della vita di Nietzsche non ampiamente conosciuti. Quando muore la madre, la sorella  di Nietzsche, che non aveva più il coniuge,  erano andati in Sudamerica a fondare una fallimentare colonia razzista, morto il coniuge, la sorella stravolse la situazione. Elisabeth, che Friedrich amava quanto la madre, era un’esibizionista, non in senso negativo, voleva farsi valere; Nietzsche cominciava a raggiungere successo, la sorella si trovava  in carico un immenso materiale sperso, confuso, Nietzsche non aveva una scrittura organica, appunti, frasi immediate, ispirate,   quando lo erano, e si contraddiceva su tutto. 

La sorella, insieme a  Peter Gast, un compositore che Nietzsche si era incapricciato di stimare, del resto persona devota, laddove Nietzsche viveva nascosto, la sorella, dicevo, cercò di renderlo  conosciuto anche come persona. Nietzsche, quando camminava con la madre e vedeva gente che riconosceva, si nascondeva e diceva alla madre di cambiare strada. Questo l’aveva fatto  pressoché tutta la vita, la sorella non aveva intenzione di nasconderlo. 

Nietzsche amava la musica in maniera totale, fu più musicista che scrittore, la sua  ambizione era quella di essere compositore. Compose talvolta ottima musica. La sorella lo metteva al piano e Nietzsche suonava l’intero giorno. Incredibilmente la capacità musicale non l’aveva abbandonato. E chissà cosa abbiamo perduto. Una sonata per pianoforte e violino è un gioiello, ma un gioiello di semplicità interiorizzata di altri mondi.  Un 'lieder' di una angoscia cupa incavernata, del resto vi sono minime frasi  di Nietzsche che sembrano incubi persecutori. Compose anche musica corale. Ebbene, la sorella lo rendeva visibile in quelle condizioni a personalità che si interessavano a  Nietzsche, il quale aumentava in fama. 

Ma adesso  occorrerebbero silenzio, solitudine, forse non ha più gli occhi infiammati dall’interno, che non vedevano il mondo ma concepivano il mondo, ora ha bisogno della pietà ma, del sostegno, Lui che aveva ritenuto degradante sostenere il debole, un errore di civiltà, il rischio del predominio dell’incapace al quale si sacrifica il capace pietoso. 

La vita di Nietzsche smentisce la visione superomistica  impietosa di Nietzsche? Affatto. Affronta una antitesi reale. Avere pietà umanizza l’uomo e permette l’esistenza di chi non vale. Ma se l’esistenza di chi non vale finisce con il determinare il criterio di valore, chi oltrepassa questo livello e’ scomunicato. Si può obiettare: ma se Nietzsche è oggi così esaltato, dimostra che la società invoca la superiorità. L’opposto. La massa ha reso Nietzsche un luogo comune, un superuomo piccolo borghese che crede di distinguersi. Individualismo di massa che vaneggia potenza . Se comprendesse quanto osava Nietzsche non resterebbe, di costoro, un nietzschiano. Ottimo. I nietzschiani piccoli borghesi non sono al di là del bene e del  male, sono indifferenti al male fatto e soprattutto individualisti privi di individualità. Se la immaginano considerandosi nietzschiani. Perfetto. Il fantasma che atterriva 
Nietzsche: abbassare l’alto.      Sia chiaro, Nietzsche è un pensatore del tutto irrealizzato. Non abbiamo l’impietà del Superuomo, ma una impieta’ indifferente a se’ che non concepisce  l' oltrepassare tragico del bene e del male pur di giganteggiare la potenza vitale. 

E resta il grande dubbio: volontà di potenza purché sia potenza o volontà di potenza a fini di arte, cultura,  magnanimità? La vita che si afferma calpestando e’ legittimata dalla potenza purché sia potenza?  Il Superuomo non condivide alcunché con l’uomo imprigionato ancora tra bene e male? Indispensabile interrogare e interrogarsi. Il dominio del mediocre umilia la vita, la potenza vitale spietata la schiavizza. Sarebbe il ritorno alla schiavitù. L’eliminazione dell’uomo sostituito dal Robot costituisce la soluzione attualizzata del nietzschismo?                                       

Interrogativo che tra pochi anni sarà tangibile. Quando i potentati coniugheranno Robot e Intelligenza Artificiale, che ne sarà dell’uomo umano se i potentati hanno suscitato il nuovo schiavo? Quel che voleva Nietzsche. Ma per quale scopo? Amore per la vita o amore per la potenza? La potenza è la vita? La vita è potenza. Ogni potenza?             

Ma Nietzsche ormai suona il pianoforte. Silenzio!         

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