Fra “Prometeo incatenato” e “”Prometeo liberato” la voce di Franco Berrino – di Maria Nivea Zagarella
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- Category: Scritture
- Creato: 05 Febbraio 2026
- Scritto da Redazione Culturelite
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Al titolo inquietante del suo libro Il nostro veleno quotidiano (2025) Franco Berrino, medico ed epidemiologo, accompagna un sottotitolo che vuole rassicurare: Un manuale di resistenza alimentare. Per ritrovare il cibo naturale e la salute perduta. E’ dunque possibile uscire dal mondo disastrato e pericolante nel quale ci siamo cacciati? Nelle pagine conclusive del suo saggio/pamphlet Berrino insiste sul potere che come individui e collettività abbiamo di infornare e informarci, di non comprare cibo spazzatura, cibo che viene da lontano, farmaci inutili e dannosi, automobili inquinanti. Il potere di pensare con la nostra testa, di non rassegnarci… di ribellarci al pensiero unico” e non sottometterci all’arroganza dell’industria alimentare, dell’agricoltura chimica, della plastica, dei farmaci (troppi antibiotici -dice-, troppi antidepressivi, ansiolitici, antipsicotici, aspirine, tachipirine…) e di una certa “scienza” compromessa con il potere economico. Perciò inscrive idealmente i 24 capitoli del suo volumetto, dove passa in rassegna con ampiezza di dati e di documentazione tutti i veleni che quotidianamente provengono dalle fonti or ora citate e dall’inquinamento atmosferico, nella vicenda del titano Prometeo, “incatenato” nel capitolo introduttivo, “liberato” nel ventiseiesimo. I riferimenti filosofico-letterari riguardano la trilogia di Eschilo su Prometeo (Prometeo incatenato, Prometeo liberato, Prometeo che porta il fuoco), pervenutaci incompleta, e il Protagora di Platone. Zeus -nel mito greco- punisce Prometeo per avere donato agli uomini il “fuoco”, cioè l’intelligenza tecnica per cibarsi e difendersi dalle minacce della natura, ma la sapienza tecnica senza la saggezza etica e politica (la politikè téchne di Platone) che governa “la tecnica” con giustizia non garantisce la “civiltà” e un vero progresso. Oggi i “tecnocrati” sono infatti i nuovi “predatori” del pianeta e delle comunità umane. La sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza -precisa Berrino- si dimostra nel fallimento dei vertici mondiali sull’ambiente (sul clima e sulla plastica). Chi è il “tiranno” nella vicenda di Prometeo “incatenato”? Zeus, verso l’uomo/umanità a lui ribelle in libera e creativa corsa verso la civilizzazione? O il male oscuro si annida nel rischio della “tracotanza” (hybris) degli umani, negli abusi e prevaricazioni di certa “tecnologia”, come ammoniva anche il primo stasimo dell’Antigone di Sofocle, in cui si legge che nessun “prodigio” è meraviglioso più dell’uomo, il quale tuttavia ora si volge a tristizia, ora a virtù. Perciò i greci incatenarono il titano: per richiamare l’uomo ai suoi limiti e al senso della “misura”. Nel mito Prometeo sarà liberato da Ercole. L’eroe uccide con una freccia l’aquila di Zeus, che rode al titano il fegato che ogni giorno gli ricresce, e spezza le catene che lo legano alle rocce del Caucaso. E nell’ultimo capitolo Berrino distingue fra il “Prometeo liberato” di David Landes, un classico -sottolinea- della storia economica del mondo industriale che vede in Prometeo il potere della innovazione tecnologica che una volta “liberato” non può più essere contenuto, e il “Prometeo liberato” invece del poeta romantico Percy Bysshe Shelley che dopo la detronizzazione di Zeus sposa l’oceanina Asia, metafora della Natura. Matrimonio attualizzato da Berrino come riarmonizzazione ancora possibile dell’uomo di oggi con la natura (e il pianeta), come emancipazione interiore dell’“umano” e consapevole rovesciamento dell’ordine attuale corrotto dalla pubblicità, dall’informazione pilotata da interessi economici… da imprese e agenzie multinazionali prive di legittimità morale.
Siamo a un bivio cruciale fra agricoltura chimica e sfruttamento della Terra (monocolture e distruzione della biodiversità, deforestazione, pesticidi, allevamenti intensivi solo di bovini maiali polli…), plastica e cibi industriali ultralavorati con calorie vuote e enormità di additivi (300 quelli usati in Europa, 3000 negli Usa), e agricoltura al contrario biologica, con diversificazione della produzione e della dieta, cibi naturali, integrazione di agricoltura e allevamento, perché l’ecosistema agricolo è fatto di suolo (con la sua biodiversità batterica), piante coltivate, piante selvatiche e animali, e conseguente riduzione di emissione di gas serra. I microrganismi del suolo -spiega Berrino- riducono l’effetto serra catturando anidride carbonica e trasformandola in sostanze organiche che costituiscono le loro stesse cellule, che dopo avere espletato le funzioni vitali, si depositano nel suolo. I fertilizzanti azotati invece generano ossido nitrico, un gas più forte ancora dell’anidride carbonica, gas entrambi responsabili del riscaldamento globale. E sottolinea che i migliori ingegneri ecologisti sono i vermi, che con batteri funghi microscopici insetti decompositori lavorano all’humus che nutre le piante, fertilizza il suolo, trattiene l’acqua, e gli insetti impollinatori (api, farfalle, falene, bombi, sirfidi, coleotteri quali gli scarabei e le coccinelle) che contribuiscono alla produzione di almeno 150 colture (84% delle coltivazioni europee). Alcuni sirfidi con le loro larve sono anche decompositori di legno marcescente, o si nutrono dei nocivi insetti fitofagi (che “mangiano” cioè le piante), controllandone l’espansione. Tutte popolazioni dunque di insetti “utili” che sono però minacciati e uccisi da taluni pesticidi e erbicidi che danneggiano gravemente pure la salute umana, contaminando frutta, verdura, e l’aria non solo dei luoghi trattati, ma anche di quelli contigui per un raggio di due km (venendo dispersi dal vento o evaporando dai terreni), e generando malattie quali leucemie infantili, tumori cerebrali, linfomi, sarcomi delle ossa, tumori al pancreas, al colon, al polmone, alla mammella, e nelle donne gravide figli autistici. In America, dove in generale c’è più lassismo rispetto alle regolamentazioni europee, l’agricoltura chimica -segnala Berrino- determina un quarto dei tumori, soprattutto negli Stati dove si produce mais: Nebraska, Iowa, Missouri, Illinois, Indiana, Ohio. Quanto all’autismo, è aumentato con l’aumento dell’uso dei pesticidi, che hanno effetti tossici sul sistema nervoso, disturbandone in particolare la normale maturazione nel feto e nei bambini nei primi anni di vita. Le statistiche danno fra i più pericolosi tra i diserbanti il glifosato e fra i pesticidi l’antiparassitario avermectina, e calcolano che nel 2021 nel mondo una persona su 127 fosse autistica, con una incidenza doppia fra i maschi rispetto alle donne, e con una frequenza maggiore nei Pesi ricchi (in America un bambino su 31). L’autismo -come si sa- comporta difficoltà nella comunicazione e interazione sociale, estraneamento dalla realtà, comportamenti stereotipati e ripetitivi, e nei casi più gravi difetti cognitivi e intellettuali. Donde l’invito di Berrino a rinaturalizzare i terreni agricoli, liberandosi il popolo dei trattori dalla propaganda dell’industria chimica circa le promesse di una produzione più abbondante, e dalle istruzioni dirette e sollecite sui telefonini degli agricoltori su quando spargere i veleni. La politica -ribadisce Berrino- dovrebbe trovare il coraggio di sganciarsi dall’industria chimica e sementiera e incentivare invece gli agricoltori a convertirsi al biologico.
Ma la “liberazione” dovrebbe riguardare pure l’affrancamento dai “veleni” e dalla pubblicità dell’industria alimentare, che assolda -scrive l’autore- neuroscienziati per progettare cocktail di grassi sale zuccheri aromi additivi (cioè i vari coloranti, conservanti, emulsionanti, dolcificanti presenti nei prodotti industriali) che creano dipendenza. In America -precisa- il 30% degli adolescenti è prediabetico, il 18% dei giovani adulti ha la steatosi epatica e il 40% è obeso, e racconta della denuncia avanzata da un adolescente americano contro 11 compagnie alimentari, fra cui Coca-Cola, Nestlè Usa, PepsiCo, Kraft Henz, Mars, Kellogg, responsabili del suo diabete di tipo 2 e della sua steatosi epatica, malattie prima inesistenti nei bambini. Sotto accusa le bevande zuccherate, che vengono da molti bambini consumate quotidianamente, e i cibi ultralavorati (pani confezionati del supermercato, panini tipo fast food, snack dolci e salati, dolciumi industriali, bevande industriali, polpette, bocconcini di pollo o di pesce, salumi trattati con nitriti, zuppe istantanee, piatti pronti surgelati…) con rischio nell’uso prolungato di malattie cardiovascolari (infarto, ictus cerebrale, ipertensione), cancro al colon, fegato, mammella, pancreas, prostata, oltre che di diabete, obesità, carie dentali. Per non parlare della aumentata sterilità nei ragazzi e della, in generale, ridotta fertilità sia maschile (diminuzione del numero e della vitalità degli spermatozoi, difficoltà di erezione e eiaculazione) e femminile (diminuzione della riserva ovarica, ovaio policistico, endometriosi…) provocate da abuso di tabacco, alcol, inquinamento atmosferico, esposizione a pesticidi e erbicidi (ancora una volta il glifosato), o a sostanze chimiche che interferiscono sugli ormoni e sono presenti nella plastica (e nei suoi stessi sfilacciamenti in microplastiche e nanoplastiche). Ad esempio il bifenolo A (BPA) che riveste internamente le lattine di tonno o quelle di bevande zuccherate, o dolcificate artificialmente, o di bibite energetiche. Il BPA è usato pure per la plastica dei contenitori duri di alimenti, bottiglie, piatti, tazze, vassoi e vassoietti, tubi di plastica, giocattoli, e si può assorbire anche attraverso la cute manipolando i normali scontrini dei bar, farmacie, negozi. Nel 2011 -ricorda Berrino- la Comunità europea lo ha vietato per i biberon, nel 2018 per i contenitori di cibo di bimbi di età inferiore ai tre anni, e finalmente nel 2024 in tutti i materiali a contatto con il cibo, compresi gli impianti di produzione, trasporto e confezionamento. Analogamente rischiosi gli ftalati, che rendono invece la plastica morbida, flessibile, elastica e sono presenti nei giocattoli (anche se la Commissione europea ve li ha vietati nel 2007, ma molti, troppi giocattoli sono importati), nelle pellicole alimentari, nei teloni, nelle tende per docce, in tubi di uso vario, perfino in smalti per unghie, spray per capelli, deodoranti, profumi…. donde il consiglio di Berrino, appunto da manuale di resistenza, di non mettere cibi caldi in recipienti di plastica, di non scaldarli al microonde in contenitori di plastica, di non consumare cibi pronti confezionati in plastica, di lavare bene cereali, legumi e altro conservati in sacchetti di plastica, di utilizzare, per conservare gli alimenti, oggetti di vetro, acciaio inossidabile, ceramica, legno, di evitare inoltre i cosmetici con gli ftalati, che hanno anche l’effetto negativo di fare ingrassare, aumentare la glicemia, il colesterolo e contribuire allo sviluppo del diabete. Purtroppo siamo dagli anni Cinquanta in poi nell’era -osserva l’autore- del Plasticene. Esistono 200 diversi tipi di plastiche con 10.000 sostanze chimiche diverse, alcune cancerogene, altre “interferenti endocrini” come già visto, e oggi 5 miliardi di tonnellate di plastica inquinano la terra e i mari.
E il discorso vale pure per le PFAS definite inquinanti eterni, perché sostanze che non si degradano nell’ambiente e si accumulano nel corpo degli animali e dell’uomo. Resistenti al calore e impermeabili ai grassi e all’acqua, li troviamo nei nastri adesivi, capi d’abbigliamento impermeabili, tappeti, tappezzerie, vernici, prati artificiali per campi sportivi… cartoni per pizza, sacchetti e scatole dei fast food, carta da forno… padelle antiaderenti, oltre che nei pesticidi e nell’acqua potabile di tante città e territori per le falde contaminate dagli scarichi industriali. Oltre a ridurre la fertilità maschile e femminile, sono le PFAS tossiche per il fegato, per il sistema nervoso, responsabili di tumori al rene, alla mammella, ovaio, prostata, vescica, pleura… di malattie cardiovascolari, di allergie e asme nei bambini, di autismo. E dire -ricorda Berrino con Papa Francesco e l’enciclica Laudato si’ (maggio 2015)- che il Padre eterno ci aveva affidato la terra per coltivarla e custodirla (Genesi, 15,2) e che già l’antica saggezza cinese nel Tao Te Ching (Libro della Via e della Virtù, composto sembra fra il IV e il III secolo) aveva ammonito che il mondo è un contenitore dello spirito e non è fatto per essere manipolato: dominalo e lo rovinerai… e ancora: non violentare le cose o ne sarai violentato. Si considerino invece, in contrasto con i suggerimenti sapienziali or ora ricordati, anche le cause e le conseguenze dell’inquinamento atmosferico per l’uso crescente, e oggi cinicamente irresponsabile, di gas, petrolio, carbone, avviato nell’Ottocento con l’inizio della rivoluzione industriale. Si calcola che attualmente tale “inquinamento” determini nel mondo circa 7 milioni di morti premature all’anno, quasi come il tabacco (9 milioni). I danni accertati per la salute degli umani, dipendenti da esso (a parte il riscaldamento globale e la minaccia atomica sempre latente) nelle aree più inquinate, sono -scrive Berrino- tumori del polmone e della vescica, leucemie infantili, ipertensione, infarto miocardico, ictus cerebrale, trombosi vascolari, asma, bronchiti croniche, polmoniti, anche parti prematuri con poco peso dei neonati alla nascita, diabete, e malattie degenerative quali l’Alzheimer, e forse pure il morbo di Parkinson e la SLA. E suggerisce, sul piano politico, l’autore azioni collettive contro le industrie inquinanti e contro l’ignavia e la connivenza degli amministratori locali. Da molti di tutti i rischi elencati nel saggio possono tuttavia salvarci, per Berrino, la dieta mediterranea basata su cereali integrali, legumi, verdure, frutta, frutta secca, pesce (con uso rado di insaccati, carni rosse, bevande dolci e cibi past-food) e la riprogettazione della nostra “libertà” tecnica e creativa secondo usi più responsabili in armonia con tutti i sistemi viventi del pianeta con i quali siamo profondamente interconnessi. E in armonia -va aggiunto- anche fra di noi “popoli e Paesi”, se si tiene pure conto della scadenza il 5 febbraio 2026 dell’accordo New START fra Stati Uniti e Russia per la limitazione alla proliferazione delle armi nucleari.
Dobbiamo reinventarci, fuori da ogni accecante hybris. Dobbiamo “riprogettare” radicalmente l’umano. Questa oggi la nostra missione storica, rimarca ripetutamente Franco Berrino, citando l’invito urgente (nella Laudato si’) di Papa Francesco sia a rinnovare il dialogo sul modo in cui stiamo costruendo il futuro del pianeta… [sia per] una nuova solidarietà universale, e ricordando, a rinforzo, il libro del sacerdote cattolico, e storico delle religioni, padre Thomas Berry: The Great Work: our way into the future (1999), che ha ampiamente influenzato l’attuale ambientalismo e i giovani del Fridays for Future guidati da Greta Thunberg, che resta (e restano) tuttora “segno” attivo e indomabile di mobilitazione collettiva e planetaria.




