Elite e Distinzione/ 24 - Fausto Gianfranceschi

Mai un’immagine mi ha tanto impressionato come l’incisione di Dürer II cavaliere, la morte e il diavolo, oltre che per la sua bellezza, per la somma dei significati e simboli. È un’immagine fatale, la grande Icona dell’Occidente con quel guerriero ferrigno che procede imperterrito, fisso alla meta. Qualcun altro, Jean Cau, è rimasto colpito come me, anzi più di me perchè ha dedicato all’incisione un libro incandescente, profetizzando che la rinascita dell’Europa avverrà quando magari un barbaro conquistatore rimarrà pietrificato e sarà illuminato davanti all’Icona. Io spero che non sia necessario aspettare tanto, perchè anche oggi, pur in questo deserto, non mancano cuori aperti ad accogliere e interpretare l’incitamento dell’Icona. Il cavaliere è il guerriero spiritualmente libero, duro, deciso. Non ignora che accanto a lui marciano, né potrebbe essere altrimenti, la Morte e il Male, i limiti perenni dell’essere al mondo. Si capisce che il destino del guerriero non è soltanto la contesa esterna, ma anzitutto quella interiore per tenere a bada i mostri. Intanto, sopra uno sperone roccioso si erge una cittadella (la Gerusalemme celeste?), la méta dell’avventura. Mi rendo conto che oggi un tipo d’uomo così possa sembrare fuori luogo e fuori tempo, assolutamente inutile (se non addirittura pericoloso). Ma è vero il contrario, soltanto la tempra e la virtù impersonate innescate dalla grande Icona potranno innescare la redenzione.

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