A 42 anni dalla morte: Jacques Prévert, dalla scrittura alla scena

di Nicola Romano - Quando sentiamo il suo nome siamo portati a pensare al poeta di “Questo amore” o di “Paris at night” (Tre fiammiferi accesi nella notte…), di “Barbara” o di “Pour toi mon amour” (Sono andato al mercato degli uccelli…) ma diciamo subito che egli pubblicò la sua prima raccolta intitolata «Paroles» nel 1946 (a 46 anni), ma prima di diventare il poeta di «Paroles» si può affermare che Prévert fu il tutto della scrittura: iniziò la sua vocazione artistica collaborando con un fotografo girovago, il cui pseudonimo era Izis, a due bellissimi libri di foto e poesie che vennero poi pubblicati con i titoli di «Gran bal du printemps» e «Charmes de Londres», e suoi testi iniziarono a comparire nel 1930 sulla rivista Bifur e poi l'anno seguente sulla rivista Commerce.

Ma Prévert fu soprattutto il poeta-sceneggiatore che ha intinto il cinema francese del cosiddetto "realismo poetico". La sua scrittura era già un modo di osservare la vita di tutti i giorni con un linguaggio preso dalla conversazione quotidiana, la sua poesia chiedeva di essere recitata o cantata senza troppi atteggiamenti o formalismi di sorta. La sua scrittura si svolgeva già come una sequenza filmica e quindi la trasposizione dal testo scritto alla rappresentazione teatrale o cinematografica non fu poi tanto difficile, anzi si può dire che ne è stata una conseguenza naturale.

Prévert inaugura la sua intensa attività pubblica proprio con il teatro, in un clima di militanza politica appassionata, nel quale l'espressione artistica diventa un momento d’impegno e di lotta.

Il suo primo testo ad approdare sulle scene è Viva la stampa (1932), una satira farsesca sulla propaganda nazionalista e antipopolare della stampa di regime. Della prima metà degli anni '30 sono anche: La battaglia di Fontenoy, efferata e sanguinaria pochade antimilitarista, L'avvento di Hitler, feroce denuncia contro la presa del potere del dittatore nazista, Disoccupato e L'ambulante, due scenari di mimo e danza.

Da allora, spesso in collaborazione con Kosma, comincia a comporre alcune canzoni, rese poi celebri attraverso interpreti d'eccezione come Juliette Greco, Edith Piaf e Yves Montand.

Esponente di primo piano della generazione di poeti post-surrealista e contemporanea dell’esistenzialismo, influenzata dal teatro dell'assurdo e pregna dei valori resistenziali, Prévert si cimentò con successo nel cinema; per quanto il suo contributo non sia mai andato al di là della sceneggiatura, egli ha impresso al realismo poetico il tono anti-accademico, colloquiale e popolare, tenero e malinconico, umano ed erotico, semplice ed emotivo, tipico della sua poesia, che già aveva applicato con esiti bizzarri e suggestivi nel teatro e nella canzone. Nel cinema trovò il primo ideale nella sua critica al potere condotta attraverso l'assurdo, per i suoi dialoghi brillanti e graffianti, condotti attraverso i luoghi comuni del parigino medio, per il suo mondo metaforico condotto attraverso una galleria di esistenze trasfigurate.

Gli anni venti del cinema francese sono attraversati dagli sperimentalismi dell'avanguardia che ha interessato pure il cinema, ma con la fine degli anni '20 e l’introduzione del sonoro nel cinema, finanziariamente molto più impegnativo, si ebbe la fine dello sperimentalismo avanguardista, anche a causa della depressione che attanagliava il mondo intero.

L’eredità dell'avanguardia passa praticamente ad un gruppo di cineasti inseriti nei processi produttivi del cinema e tra questi, insieme a Renoir, Feyder, Carné e Duvivier, ritroviamo anche Jacques Prévert. Oltre alle grandi produzioni esisteva, prima dell'epoca del fronte popolare, anche un cinema alternativo al di fuori delle codificazioni "borghesi" accettate. Era l'iniziativa del “Gruppo Ottobre”, un gruppo di attori dilettanti a cui si unì anche Jacques Prévert. Sulla scorta di quest'attività teatrale, che scendeva sulle piazze e nei quartieri popolari, Renoir realizza Le crime de Monsieur Lange (1935) per la sceneggiatura di Prévert.

Prévert esordì nel 1932 scrivendo per il fratello Pierre il testo L'affaire est dans le sac, una farsa molto amara, e nel 1936 iniziò la collaborazione, che divenne poi un sodalizio, con il regista Marcel Carné, prima critico cinematografico che propugnava un cinema populista, poi assistente di Feyder, infine curatore di film pubblicitari e documentarista.

L’interprete di quasi tutti i film della coppia Carnè-Prevert fu il leggendario Jean Gabin, mentre le musiche sono state quasi sempre di Joseph Kosma.

Prévert trovò in Carné il cineasta in grado di trasfigurare sullo schermo le sue invenzioni letterarie: il loro eroe-tipo è un operaio trasformato in criminale dall'ingiustizia della società, che sogna un paradiso terrestre dove l'amore sia possibile, ma a cui si oppone il Destino.

Tra i film ricordiamo Il porto delle nebbie (Quai des brumes), tratto dall’omonimo romanzo di Pierre Mac Orlan, e interpretato da Jean Gabin, Michèle Morgan, Pierre Brasseur e René Génin. Jacques Prévert ha rielaborato il romanzo, spostandolo dalla Parigi di Picasso e Apollinaire all’epoca contemporanea, da Montmartre a Le Havre, mutandone i personaggi, ma conservando intatto lo spirito. Il film contiene tutti gli elementi della mitologia prévertiana alla base del "realismo poetico", o "fantastico sociale" di Carné: il destino, la fatalità e la brevità dell'amore, la solitudine dell'uomo, il simbolismo dei personaggi e delle cose, il verismo dell'ambientazione ricostruita in studio, la nebbia, le strade bagnate, una società di emarginati.

Ma il film più famoso rimane senza dubbio Amanti perduti (Les enfants du paradis) girato nel 1943, con gli attori Arletty, Jean Luis Barrault (mimo) e Pierre Brasseur. In un sondaggio del 1990 fu definito il più grande film francese di tutti i tempi. Ogni personaggio del film rappresentava un valore astratto come la libertà, il pudore, l’amore, la rivolta. Addirittura le famiglie dell’epoca diedero ai figli il nome dei personaggi di questo film, che ha rappresentato il maggiore sforzo creativo e produttivo della collaborazione Carné-Prévert. Approntate a Nizza, le scenografie del boulevard du crime si estendevano per 150 metri e il film ebbe un costo complessivo di 60 milioni di franchi. Per via della sua durata di tre ore e un quarto, fu tagliato di più di un'ora. L'interpretazione del personaggio Garance valse all’attrice Arletty, musa di Marcel Carné, la definitiva consacrazione.

Per motivi diversi è da ricordare, infine, Mentre Parigi dorme (Les portes de la nuit) interpretato da Yves Montand, Nathalie Nattier, Pierre Brasseur e Serge Reggiani, un film pensato e scritto per una celebre coppia, Marlene Dietrich e Jean Gabin che poi preferì non girarlo. Un insuccesso commerciale che peserà sulla futura carriera del regista, l’ultimo film della coppia artistica Carné-Prévert, anche se quest’ultimo avrà un influsso persistente sulle successive opere di Carné, oscillanti tra naturalismo e intimismo.

Anche per l’evento della sua morte, avvenuta l’11 aprile del 1977, Prévert aveva scritto con amara ironia che quando la vita ha finito di giocare, la morte rimette tutto in ordine.

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