Se la Rai è ormai un souvenir - di Marcello Veneziani
- Dettagli
- Category: Polis
- Creato: 30 Agosto 2025
- Scritto da Redazione Culturelite
- Hits: 7
Cos’è oggi la Rai? È il passato di una nazione, il racconto per immagini, figure e programmi di com’era un Paese, come viveva, come si divertiva. Ieri c’è stato il funerale del suo sovrano più importante, Pippo Baudo, trasmesso solennemente in tv, ed era come assistere a una puntata in diretta di Techetechete, la trasmissione della Rai forse di maggior successo nel tempo estivo, e forse non solo, attualmente in onda sulla rete ammiraglia. Una puntata dal vivo anche se ruotava intorno a un defunto. Tutto in Rai evoca il tempo che fu, quasi nulla il tempo presente e tantomeno il tempo che verrà. Per essere più precisi, dirò che la Rai d’intrattenimento è oggi Techetechete più Sanremo; il resto sono minuzie, frattaglie e rimasugli. Una tv souvenir, tele-nostalgia, RaiFu.
Intendiamoci, non sto parlando della Rai col governo Meloni, e di questi vertici, dico la Rai com’è da alcuni anni, anzi decenni, in un’inarrestabile senescenza che si misura ormai a funerali, a figure di spicco perdute lungo il tempo e non sostituite da altre. Anzi, se devo muovere un appunto alla Rai presente direi che al di là dell’ossequio obbligato ai potenti di turno, è in assoluta continuità col trend degli anni precedenti, non c’è nulla o quasi che faccia intravedere una discontinuità col passato, una mezza novità, una svolta, un format inedito e vincente o una rivelazione nuova. E tutto questo accadde dal primo giorno della svolta, quando a dare un segnale del nuovo corso in tv fu data la striscia di prima serata dopo il tg a un giovane esordiente: Bruno Vespa. Usato sicuro. Ma questi sono dettagli, piccolezze.
In realtà il problema è un altro: dove lo trovi un altro Pippo Baudo, un’altra Raffaella Carrà, un’altra Mina, un altro Enzo Tortora, un altro Walter Chiari, un altro Piero Angela, un altro Sergio Zavoli, e tanti altri ancora? Chi può aver preso degnamente il loro posto, pur riconoscendo alcuni bravi professionisti del video? La stessa cosa naturalmente dovremmo dire del suo principale antagonista storico, da più di quarant’anni, Mediaset. Dove lo trovi sulle reti berlusconiane un altro Maurizio Costanzo, un altro Corrado, un altro Mike Bongiorno, altri Raimondo Vianello e Sandra Mondaini? Pochi rispettabili reduci di quel tempo e qualche bravo protagonista d’oggi. Ma nessuna eccellenza, le ultime scoperte sono del millennio scorso; personalmente citerei Fiorello, Frassica, il clan di Renzo Arbore, e poco altro. Ma incommensurabile è il paragone di gruppo e di eccellenze tra le due epoche. Il meglio è passato. Passato remoto. Aggiungo pure un fattore imponderabile, il clima di quei programmi che si respira in quegli spezzoni o blog che a volte tornano in onda. Si avverte una vitalità, un gusto di vivere, un piacere di dire, di fare, che ora non c’è, si vedono in video facce giovani e gagliarde, non sfilate di pensionati, vecchie glorie, pantere grigie, come oggi. Eppure quando vivevamo in quel tempo non ci sembrava di vivere nella migliore tv possibile; le polemiche fioccavano, eccome, e non pochi rimpiangevano anche allora altri tempi, altre tv e altri personaggi. Un po’ come è successo con la Prima repubblica. Però anche a essere asettici e rigorosi, è troppo stridente e perdente il confronto tra quella Rai e questa.
Ci sono pure gli ascolti che dimostrano il calo e la fuga dei telespettatori. Sicuramente la ragione principale del declino è la moltiplicazione delle offerte, più l’avvento di internet e di tante piattaforme digitali e l’avvento di un mondo globale che dà poco spazio al nazional-popolare e alla sua ricreazione locale. La tv non è più la piazza principale del Paese, ma uno dei media collaterali di questo non-luogo che è il globale e il suo rovescio, lo smartphone personale. La vita è altrove.
A me sorprende pensare che questo discorso, solitamente fatto per i grandi personaggi storici del passato, statisti, scrittori, poeti, artisti, registi, o per le grandi opere del passato, debba valere anche nel campo leggero del varietà e dell’intrattenimento, fino a rimpiangere presentatori, soubrette, comici, attori, cantanti di un tempo.
Come vedete, non sto facendo un processo alla Rai, ai suoi vertici, ai suoi mandanti politici e ai pur numerosi errori di gestione, di scouting e di valorizzazione; e non sparlo della Rai per partito preso, come certi critici televisivi che lavorano per la concorrenza, ed è curioso che il loro accanimento coincida con l’interesse del proprio editore. Ho amato la Rai come principale azienda culturale italiana, cultura popolare e nazionale, vagamente cattolica e pedagogica; fu preziosa per il Paese, la sua modernizzazione, alfabetizzazione e nazionalizzazione, almeno fino agli anni settanta. Ho pensato in un momento della vita in cui avevo accettato di impegnarmi in un ruolo pubblico (peraltro non cercato) che si potesse tentare di risalire la china, di sperimentare nuovi format, nuovi autori, nuovi personaggi, andare oltre il classico varietà e il rancido talk show. Ma nell’ardito cammino della sperimentazione ti guardano male, come uno che dissipa un bene reale e immediato del presente per inseguire un bene nebuloso e ipotetico dell’avvenire. Oggi mi rendo conto che il tesoro della Rai è l’archivio, un po’ come l’Italia, le cui bellezze e meraviglie vengono dal passato, dall’antichità al medioevo, dal rinascimento al barocco, e poco altro ancora; più le bellezze naturali. La nostra cultura, ormai, coincide con i beni culturali ereditati. Così è la Rai, un tesoro di eredità, fatto di teche, cimeli e tabernacoli televisivi. Anzi, se dovessi in questo spirito dare un consiglio alla Rai per valorizzare i propri archivi, suggerirei: perché non inventarsi anche sul piano culturale un vivace programma BiblioTechete, in cui riportare e assortire stralci di opere, sceneggiati e parodie di capolavori del passato portati sullo schermo, più interviste e dialoghi, boutade, caricature, ritratti di personaggi e docufilm relativi a tutto questo? Potrebbe venir fuori un giacimento sommerso di una Rai molto in bianco e nero ma di qualità, d’arte, varia umanità, di spirito e pensiero. Ma come vedete, non riusciamo a dire una cosa bella sulla Rai che non sia legata al suo passato e non avvenga sull’onda di un’orazione funebre, come quella dedicata a Re Pippo. Vecchia Rai, mamma senza eredi, nonna senza nipoti.
La Verità – 21 agosto 2025