“Occasionalismo, romanticismo e infallibilismo politico. Et voilà, la destra post-fascista” di Carlo Gambescia (*)

Le ragioni della modernità cognitiva
La questione della destra post-missina, semplificando  post-fascista,   se seriamente affrontata,  ha radici sociologiche,  e in senso stretto  di sociologia politica  con rinvii  alla  storia delle idee.  Seguiamo  il  tema da anni,  anche per   inevitabili coinvolgimenti esistenziali. La nostra  attenzione è comprovata   da  numerosi articoli e almeno un paio di libri:  A destra per caso. Conversazioni su un viaggio, scritto con Nicola Vacca e  Retorica della transigenza.  Giano Accame attraverso i suoi libri, pubblicati dalle  Edizioni Il Foglio, rispettivamente nel 2010 e nel 2018.   
Sotto questi aspetti, nel corso dei nostri  studi,   non abbiamo  potuto non  rilevare  l ’incapacità di certa cultura, dal passato missino, o comunque nei suoi dintorni, di  favorire la trasformazione del post-fascismo,  non diciamo  in un  immaginario  partito  liberale,  ma in qualcosa, capace, culturalmente,  di comprendere le ragioni della modernità cognitiva. Altrimenti detto, semplificando: del discorso pubblico liberale,  della tolleranza, della libertà economica.
 
Tradizione e modernità
Si pensi   allo scontro Salvini-Casarini  di questi giorni.   Una specie di regolamento di conti,  per così dire,  tra opposti estremismi.
Come si è arrivati a tal punto?  Ecco, qui,  sembra   emergere   la precisa responsabilità, della cultura post-missina.  Per fare qualche nome, pensiamo,  sul piano del giornalismo culturale, a figure come Veneziani e Buttafuoco, che nell’immaginario mediatico, rappresentano la “cultura di destra”. Oppure, su  un piano togato, a Cardini e  Campi.  Ma potremmo  fare i  nomi di giornalisti, comunque non banali, come Malgieri e via  via  fino alle generazioni  più giovani  e rampanti.
C’è in tutti costoro, ovviamente secondo le più  diverse sfumature ideologiche e professionali,  o il rifiuto della modernità, nel senso sopra indicato, o la sua rielaborazione in chiave di modernismo reazionario: di modernità, come inveramento di una  tradizione (variamente interpretata), capace di avvalersi, strumentalmente,  anche delle euristiche  delle moderne scienze sociali.   Sotto quest’ ultimo aspetto, Marco Tarchi, in qualche misura (e prima ancora Alain de Benoist,  maestro del professore fiorentino), fu il mentore di Campi.  
 
Olismo
Non si discute qui, della bravura o meno dei singoli autori citati,  sono tutti eccellenti intellettuali. Bensì  del rapporto di questa cultura, al fondo tradizionalista,  con la modernità cognitiva, che negli autori ricordati, per usare il machete del sociologo (dunque semplificando, forse troppo),   viene giudicata o come un  pericoloso deragliamento dalla tradizione  o  come  qualcosa  da ricondurre nell’alveo di una  filosofia della  storia, con  ricadute pratiche.  Dove alla tradizione (vista, ripetiamo, secondo variopinte  sfumature) siano  riconosciuti i suoi diritti primordiali  fondanti e rifondanti. Il che implica  una visione olistica della realtà, che viene  immaginata  come innervata dalla necessità di ricondurre le varie parti  della realtà a tutto.  Che può essere lo  stato-nazione ipostatizzato (Campi), il medioevo immaginario (Cardini) , l’ Islam reinventato (Buttafuoco), il paganesimo di cartapesta (Veneziani), il conservatorismo sincretico (Malgieri).
Un  approccio  cognitivo  che sembra aver  impedito di prendere  -  culturalmente -    sul serio,  il ruolo, per ricaduta, della modernità cognitiva nell'ambito della democrazia rappresentativa, dell’economia di mercato,  dello stato di diritto. 
 
Occasionalismo
Il che pare spiegare  quell’occasionalismo politico  che determina i comportamenti della cultura post-fascista. Occasionalismo, come  uso strumentale   - all’occasione  -   della modernità. Altrimenti detto, la sindrome occasionalista  può spiegare  quella volontà di   salire su qualsiasi treno politico, con l’intenzione di riuscire a  prenderne la guida  per  condurlo in una direzione, se non antimoderna, di certo ostile alla modernità politica ed economica.   
Sicché, l’occasionalismo -  riconducendo l’universale sociologico  al più prosaico  particolare -  ci aiuta a capire i vari passaggi o transizioni  politico-culturali:  dai  fascisti dopo Mussolini, (nelle varie sfumature intra e anti-missine) al  post-fascismo di   Alleanza nazionale; dall’unificazione con Forza Italia a   Futuro e Libertà, per poi veleggiare verso  Salvini, Meloni e  i populismi.
Il tutto -  parliamo sempre della cultura post-fascista -     senza però fare mai  il salto culturale (certo, non facile)  dalla tradizione-tradizioni  alla modernità cognitiva. L’occasionalismo,  consente di giocare su almeno due piani:  dal tradizionalismo puro al modernismo reazionario e viceversa.  Nonché di godersi o meno, secondo la propria dirittura morale,  le prebende del momento.
 
 
 Romanticismo  e infallibilismo politico
Altro punto fondamentale. L’occasionalismo politico si nutre di romanticismo politico.  Che cosa vogliamo dire?  Che il romanticismo politico, consiste nella facoltà di  potersi riservare, in ogni occasione il diritto di recesso ideologico, salvando la propria purezza intellettuale, in nome del carattere archetipico  e  fantastico della creazione politica.  
Attenzione,  non parliamo  di fallibilismo politico, ossia dell’accettazione  razionale della natura esperienziale della realtà, e quindi del  fatto che  sia l’errore sia il tentativo (come prova), facciano parte di un approccio cognitivo normale. Ma del suo esatto contrario:  l’ infallibilismo romantico, qualcosa di cognitivamente anormale, al fondo istintuale.  
Semplificando:  per l’infallibilista,   ogni volta può essere quella decisiva, da cui non si torna indietro. Detta ancora più volgarmente: o la va o la spacca.  Di conseguenza:  Almirante era un padre-padrone, Fini il fratello di Badoglio,  e così via fino a quando verrà il turno della Meloni, di  Salvini e dei populisti. Ovviamente, dopo.  
 
 
La retorica della transigenza
Quel che resta interessante  è  la forma mentis  - definiamola così, semplificando  -  che  contraddistingue l’occasionalismo politico, che implica  il rifiuto della retorica della transigenza: una retorica, quest’ultima,  che,  sviluppando le intuizioni di Albert  O.   Hirschman (Retoriche della transigenza, il Mulino 1991),  può trasformarsi in suggestiva  etica del confronto, con evidenti ricadute pratiche, di civilizzazione della  politica.    
E in nome di che viene rifiutata la retorica della transigenza,?   Dell’intransigenza assoluta, ovviamente. Del “noi  abbiamo sempre ragione”.   E nei riguardi di  cosa?  Della tolleranza dei moderni. Il che spiega, per ricaduta,  non solo  le  posizioni sugli immigrati di Salvini, dunque lo scontro politico in atto,  ma l’appoggio culturale, larvato o meno,  che  proviene da una destra post-fascista,  che ridicolizzando un Casarini, una Boldrini, un Saviano, ridicolizza la modernità, in particolare quella politica ed economica.  
Al  fondo,  si continua a  rifiutare e irridere,  al di là dell'epifenomeno, la sostanza del discorso pubblico liberale.  Ciò fa anche capire,  perché un intellettuale come Giano Accame, fautore convinto di una retorica  della transigenza, sia stato quasi  dimenticato dalle destre post-fasciste.
Che poi la sinistra, certa sinistra, a sua volta faccia del proprio meglio, per farsi detestare, rinvia  non alla modernità in quanto tale, ma al momento egemonico, culturalmente egemonico, di una visione costruttivista,  dunque unilaterale della modernità,   che accomuna, quando si dice il caso,  modernisti reazionari e  modernisti  marxisti, con innervature liberal-socialiste, macro-archiche.
Ma questa è un’altra storia.      
 
 
(*) Carlo Gambescia, sociologo. Tra  i suoi libri: Metapolitica. L’altro sguardo sul potereA destra per caso. Conversazioni su un viaggio (con Nicola Vacca); Liberalismo triste. Un percorso: da Burke a BerlinSociologi per caso. Dante, Machiavelli, Evola, Jünger, Mann, Tolstoj, Pasolini; Passeggiare tra le rovine. Sociologia della decadenza;  Retorica della transigenza. Giano Accame attraverso i suoi libri.
 

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