Puzuzu, demone assiro. Due opere di Tommaso Serra donate alla Galleria dell’eros – di Piero Montana

Che l’energia sessuale non sia sempre creatrice bensì distruttrice e fonte dunque di sofferenza e dolore il marchese De Sade ce lo ripete fino alla nausea in tutta la sua letteratura infame e criminale. Ma è Huysmans che di questa letteratura ci dà nel suo scandaloso Là-bas (L’abisso) una chiave di lettura convincente.

I libertini dell’opera sadiana sono tutti filosofi atei, ma nonostante il loro ateismo sono tutti irreligiosamente blasfemi. Essi infatti si infiammano spesso nel coniugare il sesso con la dissacrazione religiosa, eccitandosi più di essa che con gli atti sessualmente compiuti.

Per questo motivo l’autore di A’ rebours ritiene che il satanismo sia l’elemento fondante ed implicito nel sadismo.

Questa idea, a cui nessuno sembra aver dato importanza, avrà degli sviluppi sorprendenti negli ambienti esoterici di tutto il XX secolo da Randolph e Maria de Naglowska a Crowley fino a giungere a Kennett Anger, cofondatore della Chiesa di Satana a Los Angeles, che dichiarava di essere discepolo di Crowley, pur non avendolo mai conosciuto, forse per essere riuscito ad impossessarsi in gran parte dei suoi scritti e anche di altro materiale, che aveva depredato nella villetta, l’Abbazia di Thélema di questo famoso mago nero, venendo appositamente da Los Angeles a Cefalù per girarvi nel 1950 un filmato.

Sta di fatto che tutti questi personaggi, divenuti oggi un mito negli ambienti esoterici, sono noti soprattutto per aver aggiornato quel che un tempo venivano chiamate messe nere, non venendo tuttavia più a parlarci di messe sacrileghe ed alquanto eterodosse, ma di magia sessuale.

Ma è un caso che tutti loro nella teoria come nella pratica segreta di tale magia sessuale finiscono per coinvolgere il diavolo nella sua figura più eminente, Satana?

<< Maria de Naglowska- non siamo noi a sostenerlo, ma lo studioso più competente ed esperto in materia di Satanismo, Massimo Introvigne,- rappresenta un passaggio importante per il collegamento fra idee su Satana e sul satanismo e tecniche di magia sessuale che trovavano le loro origini in Randolph e in altri autori americani e che, passando attraverso Crowley, si troveranno in ambienti satanisti che faranno la loro comparsa successivamente alla Seconda guerra mondiale.>>

Come può allora una Galleria dell’eros ignorare le pratiche di tale magia sessuale che nel corso del tempo sono state attuate certo da gruppi minoritari, che però hanno finito, nell’illustrazione teorica dei loro erotici rituali, a suggestionare perfino la nostra mente?   Ma ancora una tale galleria può ignorare il ruolo decisivo ed importante che al Diavolo veniva e viene attribuito in tali pratiche?

Forse il libro più noto della Naglowska è La luce del sesso. Rituale di iniziazione satanica secondo la Dottrina del terzo termine della Trinità e già nelle prime due parole di questo titolo è detto tutto, giacché in esso sessualità e satanismo sono strettamente collegati, avendo già qui equiparato la luce del sesso con quella sulfurea di Satana o più precisamente di Lucifero, per i satanisti il vero portatore di luce iniziatica.

Che la luce del sesso sia però diabolica è solo una teoria che noi lasciamo ai satanisti, una teoria assai lontana dal nostro modo di pensare e di intendere l’erotismo, ma che tuttavia non possiamo non prendere in considerazione nell’ambito di una manifestazione certo assai problematica se non patologica della sessualità.

Pertanto anche a questa sinistra luce del sesso abbiamo voluto assegnare uno spazio nella nostra Galleria dell’eros di Bagheria e a tal riguardo abbiamo pensato che essa potesse essere meglio rappresentata da due opere di Tommaso Serra, che sul diavolo ha pure lavorato. Entrambe le opere intanto hanno per titolo Pazuzu, il demone siriaco, riportato alla ribalta dal famoso e bel film americano L’esorcista di William Friedkin.

Una di queste opere è stata realizzata su un ovale colorato di un giallo sporco, che volutamente richiama il colore dello zolfo e della sua luce sulfurea.

Il demone in esso raffigurato in maniera primitiva, orribile e grottesca é di natura teriomorfa, ha cioè l’aspetto aggressivo di un volatile e di una appena abbozzata figura umana. Per gli antichi Sumeri Pazuzu era lo spirito maligno del Vento del Sud, che portava tempeste e con esse anche locuste e carestia. E tuttavia questo popolo usava proprio i suoi simulacri come amuleti, per protezione da tutti i mali incombenti.

Solo una forza assai negativa infatti già per una mentalità arcaica e primitiva, una forza dunque cattiva ed aggressiva poteva opporsi, respingere e frenare l’invasione di altrettante forze nocive e malefiche. Ma cosa importante da non trascurare e che i Sumeri rappresentavano questo loro spirito diabolico con il fallo eretto, giacché era di un demone in eccitazione, che essi volevano servirsi, volendo impiegare tutta la sua energia, tutta la sua forza già operante e messa in moto anche dall’eccitazione e frenesia sessuale.

Particolare questo che Serra non trascura nella realizzazione delle sue due opere in questione.

Serra che ha soggiornato a lungo in Africa sa bene come sono fatti i feticci, che ancora in questo continente sono costruiti da gente scarsamente civilizzata. Sono i materiali più rudimentali e poveri che vengono impiegati in tale produzione.

L’arte primitiva e tribale non ha un’estetica a cui rendere conto. L’idea del bello, che noi occidentali ci facciamo, non rientra nella loro mentalità, il solo valore di cui si tiene in gran conto, è la loro forza magica, ma una forza appena contenuta e spesso traboccante e che in questo traboccare può divenire di certo pericolosa e distruttiva.

Se il feticcio è spesso di aspetto orribile e raccapricciante é solo perché è carico di una forza negativa. Il feticcio infatti è abitato dallo spirito o dal demone, che magicamente in esso lo stregone sciamano ha trasferito a protezione del clan o dell’intero villaggio, giacché una tale forza negativa e malefica può costituire l’unica arma protettiva sia in caso di offesa che di difesa.

In questa prospettiva la regressione formale ad elementi arcaici ed ancestrali nel feticcio che incarna lo spirito protettivo di un clan o di una tribù è fondamentale, perché tanto più la sua forma è regressiva tanto più si carica di una energia impersonale e dunque totale, cioè non più singolarmente individuale e per questo assai frammentaria.

Il teriomorfismo del feticcio indica assai chiaramente che qui si tende a creare più che rappresentare una forza non solo transindividuale ma anche transumana, una forza dunque trascendente della natura stessa, certo terribile e maligna come nel caso del demone sumero Pazuzu, spirito malefico del Vento del sud.

Serra nella realizzazione di queste sue due opere su Pazuzu, pur non avendo tenuto conto delle considerazioni da noi qui espresse a riguardo, le ha tuttavia potentemente espresse, giacché il dono dell’artista è anche quello del veggente e di un medium.

L’arte infatti è tale solo quando il suo artefice conferisce alla materia che viene ad utilizzare un’anima, anche terribile ed infernale, come nel caso di queste due opere che raffigurano Pazuzu.

Allora diciamolo chiaramente. Il dono dell’artista è soprattutto di natura medianica, giacché si riduce alla materializzazione di un’anima, di uno spirito che vengono magicamente convogliati nel suo prodotto artistico.

Infatti che arte sarebbe la sua se in tale suo prodotto venisse a mancare ciò che veramente la anima?

La dimensione dell’arte non può ridursi alla sola materia inerte, che essa pure impiega nella realizzazione delle sue opere, bensì al trascendimento di questa stessa materia, un trascendimento che è pertanto di natura spirituale. Ma questo è quel che tanti artisti contemporanei, tutti figli di una modernità, che ha accantonato se non bandito la dimensione del trascendente e dello spirituale, non vogliono o non possono capire.

 

 

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