Vincenzo Mallia, "Memorie di un Picciriddu" (Ed. Strillone) - di Antonella Lupo
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- Creato: 04 Aprile 2022
- Scritto da Redazione Culturelite
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l libro Memorie di un Picciriddu è scritto dallo stesso protagonista Vincenzo Mallia. È ispirato alla sua infanzia, al suo vissuto ancora indelebile nella sua mente. Ambientato nella sua città, Palermo, dove racconta la storia di un bambino di umili origini, e le predominanti figure genitoriali. La storia di Vincenzo comincia con i ricordi raccontati dalla madre, quando dovettero sfollare dalla loro casa pericolante e del suo ricovero per una peritonite dove sentì molto la solitudine, la mancanza della madre data l’assistenza delle suore, di cui non ha ricordi gentili. Questo è un romanzo che rappresenta il processo di formazione del protagonista. Il suo ingresso a scuola, una scuola diversa da quella di oggi ove vigevano delle regole più rigide, che gli sono tornate utili nella vita, quando non era nemmeno consentito dare di tu al maestro. Questo periodo risale agli anni ‘50 alle tradizioni palermitane; al mitico festino “ovvero la Santuzza” il nonno che possedeva una grande barca, puntualmente addobbata con sedie per fare salire tutti i parenti circa una trentina.
In modo che potessero assistere ai giochi comunemente chiamati di fuoco. Questi sono ricordi di un bimbo di borgata: come la vampa di San Giuseppe, le fiere di Pasqua, quelle dei morti e tutte le rispettive tradizioni ancor oggi esistenti ma con un ricordo seppur vivo, ma oramai sbiadito. Poi la prima Televisione in condivisione e con solo programmi della tv di stato. Il suo primo lavoro ad appena otto anni e con una paghetta di 100 lire al giorno. Questa storia è come una fiaba popolare dalle origini incerte. Vorrei tanto presentarla come un retelling, aggiungendo tanti dettagli in modo da far dimenticare che la struttura di base è antica. Nonostante la sua giovane età Vincenzo nei suoi innumerevoli lavoretti si faceva rispettare a tal punto che senza chiedere nulla gli offrivano da mangiare, bere e giocare a biliardo. Debbo anche dire che a volte molti romanzi non piacciono perché la trama è debole, o perché la scrittura è lacunosa o complessa, composta da periodi lunghi e colmi di perifrasi che impediscono di seguire al meglio la storia. Spesso è un problema di ritmo e la storia non decolla. Non è questo il caso, nonostante i vari episodi e protagonisti, la trama ricalca: il trasferimento dalla casa pericolante, un incidente di salute da cui il protagonista viene salvato in modo misterioso, i colpi di fortuna dettati dal lavoro etc... Considerato che il volume si ferma all’età di quindici anni, posso dire cosa mi ha lasciato sino adesso, mi sono chiesta nelle mie riflessioni profonde come avrei affrontato una determinata situazione (essendo nata in una famiglia agiata). Spesso per scrivere un romanzo interessante non è necessario, dare vita a trame astruse o forgiare registri linguistici desueti e arcani. Spesso la strategia migliore è parlare al cuore del lettore, intercettando e andando a soddisfare i suoi bisogni. In questo casi l’autore è riuscito a creare un prodotto originale come una fiaba famosa.




