Una poesia di Mario Inglese

 
 
 
 
Precipitano dardi di pioggia,
nel vento di un freddo aprile
si configgono obliqui finché
non ruscellano disfatti
nel grembo onnivoro, democratico
che li accoglie.
L'inverno sembrò interminabile
di sere algide e scialbe mattine,
di nevi aliene e frananti crinali.
La città ingrigita ci guardò
esitante tra emergenze
e disposizioni burocratiche.
Adesso la ridda d'altri bollettini,
immagini di corruschi bagliori,
di guerre lontane, vicine.
Amammo nel silenzio, inconsapevoli;
negli opachi destini la forza
di un abbraccio agognato
e infine rubato.
Quanto durerà questa logorante
attesa, e quanto il coraggio di stare
dalla parte del giusto, del vero?
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