La velocità come destino: Napoleone secondo Paul Morand – di Ciro Spataro
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- Category: Scritture
- Creato: 02 Novembre 2026
- Scritto da Redazione Culturelite
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È affascinante notare come la letteratura riesca a gettare una luce davvero originale su figure storiche complesse e in tal senso la presentazione a Palermo del saggio “Napoleone – l’uomo che ha fretta” di Paul Morand, da parte di Tommaso Romano, Antonio D’Onofrio Manuel Grillo mi ha fatto rendere conto di tutto ciò. Basti pensare che esistono centinaia di biografie dedicate a Napoleone Bonaparte, ma il saggio di Paul Morand, Napoleone. L'uomo che ha fretta, si colloca su un piano completamente diverso. Lontano dalle secche della storiografia accademica e privo di qualsiasi retorica oleografica, questo libro non racconta semplicemente la storia di un imperatore: ne cattura il ritmo biologico e psicologico. Morand, maestro dello stile rapido e diplomatico abituato alle accelerazioni del Novecento, riconosce in Napoleone il primo vero uomo moderno. L'essenza del libro risiede in un'intuizione tanto semplice quanto folgorante: la cifra stilistica ed esistenziale di Bonaparte non fu l'ambizione, ma la fretta.
Nel saggio, emerge in modo chiaro come Napoleone era un uomo ossessionato dal tempo. Ogni sua azione – che si tratti di riformare il codice civile, ridisegnare la mappa d'Europa o lanciare una carica di cavalleria – è dominata dall'urgenza.
Morand ci mostra un leader che detesta la stasi: per lui il riposo coincide con la morte dello spirito; la sua unica pace è il movimento nello sforzo continuo di andare oltre, di bruciare le tappe e anticipare il futuro. Ma tutto ciò lo condanna a una perenne insoddisfazione.
Nelle pagine di Morand, Napoleone non è l'ultimo dei grandi conquistatori classici, ma il prototipo dell'uomo contemporaneo. La modernità di Bonaparte si esprime attraverso concetti che oggi definiremmo manageriali. E in tal senso Morand riesce a cogliere bene la globalizzazione del pensiero napoleonico: il suo sguardo non si ferma ai confini della Francia o dell'Europa, per cui la spedizione in Egitto e i sogni d'Oriente dimostrano una visione geopolitica totale e dinamica.
Paul Morand è stato uno dei massimi esponenti del modernismo letterario francese. La sua scrittura non poteva che essere veloce e priva di fronzoli. Nella fattispecie c'è una perfetta simbiosi tra la fretta di Napoleone e la fretta della penna di Morand, costringendo noi lettori a subire lo stesso affanno psicologico del protagonista.
Mi ha incuriosito molto come all'interno della raccolta, balzi in evidenza la figura di Talleyrand che funge da perfetto contrappeso speculare: l'esatto opposto psicologico e temporale di Napoleone. Se l'Imperatore incarna la fretta febbrile, Talleyrand rappresenta l'immobilità dinastica e la diplomazia felpata:
Un altro aspetto originale del saggio di Morand è la campagna d'Egitto del 1798 in quanto rappresenta lo snodo in cui la fretta di Napoleone incontra il mito dell'eternità. In definitiva possiamo dire come nella mente di Napoleone, l'Oriente funga come acceleratore. Una scorciatoia per assimilare un misticismo quasi divino, guardando ad Alessandro Magno e Cesare per ritornare in Europa da dominatore.
Infine il colpo di stato del 1799 rappresenta il trionfo politico della velocità. È il momento in cui l'uomo che ha fretta squarcia l'inerzia della storia; infatti con il Consolato, la fretta di Napoleone diventa il motore dello Stato, accelerando riforme, leggi e campagne militari a un ritmo mai visto prima.
Secondo il mio giudizio il Napoleone di Morand non appartiene al passato, ma al nostro presente, quasi alla frenesia del nostro tempo. Dobbiamo essere grati a Paul Morand perché ci restituisce un Bonaparte spogliato del mito e restituito alla sua verità più intima: il ritratto psicologico dell’ambizione di un uomo che, nella sua fretta di conquistare il mondo, finisce di consumare i suoi giorni a Sant’Elena, rivivendo, con rammarico quotidiano, “l’ora dei se… un rimpianto del tempo perduto, perduto sempre per colpa degli altri”.



