Intervento dell’autrice, Anna Maria Lo Piccolo, in occasione della presentazione del volume "Lineamenti di didattica" (Fondazione Thule Cultura - Ex Libris 2026)

Ringrazio tutti i convenuti della loro presenza e inizio con l'evidenziare che

nella sintesi illustrativa del pensiero pedagogico esposto nel mio libro      "Lineamenti di didattica " desidero citare, in modo particolare, due autori a me congeniali per le innovazioni in campo pedagogico e didattico che hanno apportato: la menzione va a John Dewey e a Jerome Bruner.

Con Dewey penso al concetto di  "esperienza sociale e personale" inteso come processo interattivo tra soggetto e ambiente.

Tale dinamica consente al bambino di conoscere e modificare il mondo e di apprendere il linguaggio e il pensiero attraverso l' azione  (il "fare") pervenendo così alla  scoperta concettuale e alla costruzione della narrazione storica.

Grazie al suo metodo (che si aggancia all' "imparare facendo") il soggetto umano esperisce la costruzione di sé e del mondo  in modo attivo, critico e creativo e, in quanto soggetto dotato di intelligenza, grazie al concorso dei componenti della società, e all' esercizio della cittadinanza, attraverso il fare e lo sperimentare, conosce, inventa e concorre alla nascita della democrazia.

Quella di Dewey è sperimentalismo, è attivismo precipuamente perché il soggetto educando impara attraverso il "fare"; è strumentalismo nel senso che l'uomo ha saputo creare, attraverso le proprie mani e la propria intelligenza, quegli strumenti  funzionali ai suoi bisogni, alla formazione di sé e della cultura.

L'opera educativa , dunque, dovrà concretizzarsi  nel realizzare, fin dalla scuola dell' infanzia, la crescita armonica del soggetto umano che è allo stesso tempo  aspirazione alla propria affermazione e al miglioramento del mondo in cui vive.

Per altro verso Jerome Bruner  muove il suo pensiero dalla convinzione che a un apprendimento per tentativi ed errori andava preferito un apprendimento anticipato, accelerato, fatto ad arte: la sua visione è strutturalistica; egli ripone fiducia nelle strutture mentali e nelle potenzialità educative dell'allievo. Dall' "inventio"di teorie e idee discende  lo strutturarsi delle discipline di studio.

E la struttura del pensiero, le potenzialità educative e formative (come il

pedagogista argomenta e illustra nel  suo testo "Verso una teoria dell' istruzione") vanno sviluppate, motivando l'allievo e imparando attraverso la soluzione dei problemi (il riferimento è al "problem solving" ). L' allievo accrescendo le capacità cognitive fondamentali, concorre al miglioramento della società e dell' uomo e alla formazione culturale: l'apprendimento ha luogo attraverso la rappresentazione prassica, iconica e simbolica,  per cui una  funzione fondamentale viene assegnata al processo di sviluppo del pensiero, (assieme alla valorizzazione della creatività) che tendono ad un apprendimento anticipato e accelerato. Importante ne risulta la capacità dell' uomo di concorrere al progresso umano capace di creare un mondo a propria misura, quale protagonista della sua "contrada" storica.

Il riflettere sul passato ci pone così  nella prospettiva di generare il pensiero narrativo e un futuro  attento alle modalità e alle significanze di un vivere  coerente con le esigenze, le ragioni sociali e un domani (per dirla con Dewey) migliore. La tecnologia ci aiuta a realizzare le esigenze di persone e gruppi, e va posta l'esigenzialità di realizzare programmi di insegnamento / apprendimento che vanno incontro alle scoperte del tempo, nell' ottica di un potenziamento e un accrescimento cognitivo, personale e sociale.

Volendo  affrontare un discorso futuribile, pur nel doveroso accoglimento di ciò che è stato trasmesso dalla tradizione, possiamo affermare che oggi siamo pervenuti a modalità rinnovate di progettare e di organizzare il curricolo, di ripensare le norme soggiacenti alle modifiche apportate negli anni 2000. In un ventennio abbiamo vissuto norme che hanno dato alla scuola rilevanti riforme e modifiche in merito all' autonomia, alla gestione scolastica, ad una prassi democratica diffusa che va ripensata alla luce della flessibilità e della dinamicità progettuale, curricolare odierne rispetto alle esperienze vissute nel periodo precedente. Nell' ottica di una riflessione sulle nuove modalità, stili e tempi di apprendimento dell' allievo, sulla percorribilità apprenditiva incentivata dall' intelligenza artificiale della quale non si possono sottacere  le opportunità nell' insegnamento/apprendimento , va confermato il  riconoscimento dell' intelligenza naturale umana la cui pratica può rendere sviluppabile la stessa AI e moralmente accettabile la sua fruibilità. Andiamo verso la configurazione di una comunità scolastica capace di sentire, percepire, emozionarsi, dare risposte  agli interrogativi dell'epoca storica che attraversiamo.

È auspicabile dunque che il soggetto educando esperisca emozionalità ed  interrelazionalità e che  la comunità educativa si ponga in relazione con la comunità più vasta concordando modalità prassiche  realizzative del vivere e rispettose del sé e degli esseri umani, capaci di una comunicazione efficace e di sostanziali decisioni  formative che inaugurino  un nuovo Umanesimo  pregnante di rapporti interpersonali, sociali e culturali: in buona sostanza valorizzando la dimensione della personalizzazione. Conclusivamente gli scambi interattivi con il sociale, come affermava Jerome Bruner, si delineano  come fondamentali, assieme all'arricchimento personale, nell' educazione dell'allievo in relazione ad una reciprocità che concorra allo sviluppo e formazione dell'essere umano in una società che genuinamente si configuri come "società educante" .

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