Antonino Schiera, "Il tutto e il niente" (Ed. La Gru) - di Francesca Luzzio

“Il Tutto e il Niente” un’opera dal titolo emblematico perché riassume in sé la valenza simbolica dell’esistenza: agiamo, operiamo, a volte siamo ottimisti, convinti di avere raggiunto il tutto che si agognava, a volte tristi, scoraggiati perché ci si accorge che quel tutto si dissolve, si annulla nel procedere del tempo che risucchia tutto in sé, pertanto neanche dell’amore non resta che un ricordo, ma, come sostiene Petronio in un suo saggio sulla Coscienza di Zeno di Italo Svevo, ”il passato è sempre nuovo: come la vita procede, esso si muta perché risalgono a galla delle parti che sembravano sprofondate nell’oblio, mentre altre scompaiono perché ormai poco importanti”.

Anche Antonino Schiera nel rivivere il suo passato, lo innova, ricavando da esso pensieri, assiomi, precetti di vita che proposti in posizione omodiegetica, si offrono al lettore quale frutto della sintesi esperienziale dei sentimenti, dei pensieri da lui vissuti o elaborati nel procedere della sua vita, insomma le sue massime sono frutto di un processo attraverso il quale l’esperienza si trasforma in conoscenza e in principi etico-morali e, talvolta, la loro proposizione non manca anche di una strutturazione filosofica, come nel seguente assioma: “Le azioni umane nascono dai pensieri di ciascuno di noi, la poesia ne rappresenta un ottimo nutrimento. Pertanto la poesia eleva l’uomo ad un livello relazionale e produttivo più alto” (pag.63), infatti A. Schiera ad una premessa maggiore (Le azioni…di noi), fa seguire una premessa minore (la poesia …. nutrimento), per poi pervenire alla conclusione (Pertanto…. più alto), come nei classici sillogismi aristotelici.

La parte conclusiva del testo è costituita da un monologo, intercalato da poesie aventi entrambi come tema l’amore nel suo poliedrico manifestarsi: amore verso la natura, amore verso se stessi, pur nel persistere di solitudine e di amarezze, amore verso la sua donna il cui abbraccio lo distaccava dai brutti pensieri: “e nel calore delle tue braccia \ rinasco e risalgo dal profondo buio \ di tristi pensieri.”(pag.127), ma poi ci si accorge con il trascorrere del tempo che “ la vita è maestra, insegna e ti fa scoprire che la persona che hai amato adesso ti odia…..e ti getta via come uno straccio liso che non seve più a nulla” ( pag.134), ma al di là delle cattiverie subite, il poeta-narratore vuole ricordare momenti di gioia non le cose brutte, infatti è consapevole che è dal bello che si costruisce la felicità.

Comunque, nella consapevolezza del fluire incessante della vita nel suo poliedrico manifestarsi, non si può non sostenere che il tutto ed il niente coincidono.

 

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