Alessandra Cremona recensisce "Solfeggi d'oblio" di Tommaso Romano

Sotto l’albero un libro di poesie…. In questo tempo di natali televisivi è sicuramente provocatorio.
Cosa provoca l’epifania dell’anima? Reazioni indicibili ….  Arriva come un proiettile, spacca lo schermo, irrompe nell’inutile chiacchiera, facendola apparire ancora più piccola e meschina di quello che è.
In questa perpetua visione dell’osceno, si aspre il sipario del dono, del càrisma, oserei dire, perché è il sacro, che come neve, fiocca sul profano, trasformando solo per un attivo la terra in cielo.
La poesia è càrisma, ossia dono donato dal divino, a una persona che si concede generosamente all’umanità.
“Solfeggi d’oblio” di T. Romano, oggi fa più rumore dei versi che poteva comporre ieri, perché mentre il tempo è compiuto, la dimensione del “sacro” è dimenticata nell’intimo; non c’è interrogazione, ricerca, tensione, percorso espiatorio, tagliamo il traguardo del me medesimo e il cerchio si chiude.
L’anima che prova a salire tra mille difficoltà, sussurra versi, non sa gridare, non sa imporsi, non può andare in televisione, è fuori posto, e il dono che da per natura, si posa leggero sulle fragili righe di un foglio.
La poesia è una pioggia di grazia elargita dal cielo, è come se l’uomo non fosse più uomo e, spogliatosi della sua carne, desse ascolto allo Spirito, non si possono citare e spiegare i versi, quelli immortalati su un foglio tali rimangono e nessuno è degno di poterne più parlare.
Si può dire invece dell’evocazione che suscitano, dal contatto ultraterreno che intraprende un viaggio di parole, degno di una santa alleanza.
Credo che la scelta di Tommaso non sia casuale, non può esserlo; poteva scrivere di tutto e avrebbe avuto lo stesso successo e risonanza, ma se ha lanciato versi è perché li ha consegnati al cairòs.
Questo è un momento in cui qualcosa di speciale sta accadendo in lui, è una vivace trasformazione-creazione di se stesso nell’orizzonte di un cairòs che prova a toccare l’aiòn, nella prospettiva del dono in segno di Amicizia.
Come lui stesso ha scritto nel suo NON BRUCIATE LE CARTE “amicizia uguale usura ad alto tasso d’interesse e dono senza nulla pretendere, è destino d’un lieve momento, irripetibile eco di un gabbiano” queste parole spiegano la natura del dono che è e deve essere incondizionato, altrimenti diventa merce “feticcia” in un falso mercato globale.
Thinganein aiòn significa toccare il tempo eterno ed è questo il nuovo volo che Tommaso sta provando a condividere con i suoi Amici, donandosi pochi giorni prima della nascita dell’Eterno stesso.
 “Chiudete le Chiese” una volta ha urlato un suo sentito verso, ed io mi permetto di ulularlo con coraggio, in questo tempo che dovrebbe essere più che mai escatologico.
Nessuno può dire “quando” ma l’hic et nunc è il solo momento che abbiamo per provare ad essere veri, senza veli e nascondimenti di varia natura.
Nell’epoca dei travestimenti i versi solfeggiati con semplicità e pudore potrebbero fare scandalo se solo veramente si capisse la loro natura fortemente provocatoria. La maschera era costume del ’900, oggi siamo Interpellati ad uno ad uno da un prezioso e irripetibile Avvertimento.
È una delle ultime chiamate a suon della settima tromba, che tuona consegnandoci poesie, occasioni, passaggi ineludibili e se mentre Passa niente si trasforma, il viaggio è stato vano.

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