Inaugurazione di Candel’Art, un nuovo spazio culturale nella nostra città - Anna Maria Esposito

Il 21 dicembre, agli sgoccioli del 2025, in Via Candelai si è inaugurata la galleria di Sebastiano Caracozzo, realizzazione di un desiderio lungamente preparato con anni di frequentazioni artistiche e cura di eventi in molti luoghi della Sicilia.

Inaugurata nel migliore dei modi, si è presentata con un’importante esposizione centrata su temi fondanti nel dibattito culturale odierno e i  prestigiosi interventi di Aldo Gerbino e Carmine Mancuso, con la cura critica della Prof. A.M.Esposito.

 

La Mostra collettiva “Arte e Legalità” (dedicata alle vittime di mafia, 21-28 Dicembre 2025)

Occorre dare merito al Maestro Sebastiano Caracozzo di avere avuto perseveranza e coraggio nel perseguire il proprio sogno: creare una galleria d’arte improntata alle sue idee ed ai suoi ideali.

Si inaugura questo spazio con un evento dal significato preciso;   

è il titolo stesso dell’iniziativa che ci indica con chiarezza la direzione che Sebastiano Caracozzo desidera intraprendere.

Una mostra dedicata all’Arte e alla Legalità?

In un’epoca come la nostra, segnata da spinte anarchiche, da sfiducia nelle istituzioni e da un diffuso senso di smarrimento, proporre un evento fondato su ovvi valori civili sembra quasi un’eresia. 

Parole come arte e legalità appaiono oggi appesantite, cariche di significati sovrapposti, distorti, parole spesso ritenute inopportune o fuori luogo.

La parola Arte, in particolare, sembra generare una confusione quasi insanabile: c’è perfino chi la considera un lusso superfluo, un’attività inutile nel nostro mondo segnato da drammi, crisi e contraddizioni. 

E, poiché non esiste una definizione univoca capace di contenerne tutte le forme, molti preferiscono liquidarla come una pratica frivola, non necessaria, quasi un capriccio.

Ancora più complessa è la percezione della parola Legalità. Una parola troppo grande, troppo pesante, troppo impegnativa per una società che spesso si scopre profondamente corrotta. 

La cosa peggiore è che talvolta essa viene interpretata come un richiamo scomodo, come se parlare di valori civili significasse necessariamente evocare schieramenti politici, ideologie oppure passati ingombranti. 

In questa confusione generale,  sentimenti falsi e pregiudizi si attaccano alle parole come parassiti, soffocandone il significato reale.

Viviamo immersi in un indifferentismo culturale che ci soffoca, ci rende rende muti, che lascia sprofondare i nostri pensieri in una nebbia ovattata che toglie il respiro. 

Eppure, esistono migliaia di cittadini italiani che lottano per la giustizia, che si impegnano quotidianamente per costruire un mondo ideale. 

Un mondo che per loro non è un’astrazione: è un mondo concreto, reale, talmente significativo da essere disposti, in alcuni casi, persino a sacrificare la propria vita per esso.

Ed anche gli artisti, a loro modo, vivono in un mondo ideale. 

Non sacrificano la vita in senso drammatico: è finita l’epoca dei Caravaggio, dei Basquiat, dei Morandi o dei Van Gogh, degli artisti che vivono le loro pulsioni fino alla morte.

Ma ancora moltissimi, come eroi a modo loro, la dedicano alla custodia di una visione, di un linguaggio, di una verità interiore. Ed è proprio per questo che esiste un luogo metafisico nel quale gli ideali sono condivisibili, ed in esso queste due dimensioni, Arte e Giustizia, si incontrano e si abbracciano  come due dee sorelle.

In questo spazio simbolico e necessario un’idea comune unisce queste due parole: il desiderio profondo di costruire un mondo vero, nobile, degno dell’Uomo.

Sembra un mondo utopistico, irreale. In realtà è un mondo superiore, indistruttibile.

 

 

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