Giusto Sucato: Arte come manifestazione esistenziale – di Giovanna Cavarretta
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- Category: Arte e spettacolo
- Creato: 14 Agosto 2026
- Scritto da Redazione Culturelite
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Una lettura attenta e accurata delle opere di Giusto Sucato ci conduce in un territorio alquanto vasto, popolato da forme artistiche che testimoniano l’intenso connubio tra arte e vita. L’uomo-artista diventa “il regista” sia della struttura concettuale dell’opera, sia dell’espressione spirituale del suo essere, manifestando in tal modo una concezione transitoria del vivere, del sapere e del fare. La libertà creativa congiunta ad un istinto inventivo gli consentono di valicare i confini di una cultura accademicamente acquisita al fine di dar corpo ad uno stile soggettivo ed originale. Infatti, l’opera di Sucato risponde ad una naturale capacità ideativa piuttosto che ai dettami infusi da un’arte sfacciatamente “acculturata” ovvero prettamente mentale. Alla caratteristica dell’idea dell’arte quale espressione del pensiero, il Nostro la bilancia con l’abilità tecnico-manuale e con un bagaglio interiore denso, potente di esperienze vere ed autentiche di chi ha scelto di vivere d’arte. E Sucato si nutriva di arte e con l’arte. Sbarcare il lunario per lui, non era affatto semplice, ma il sentimento di devozione per l’arte era totale e appagante, malgrado tutto. La sua missione consisteva nel portare bellezza al mondo. La sua esistenza era fonte d’ispirazione per il prossimo così come la sua arte era sorgente di gioia e di vita. L’arte così intesa assume una funzione catartica, purificatrice in cui il desiderio di affrancarsi da norme precostituite o da principi filosofici si viene a concretizzare nella passione per la scultura e la pittura. Il colore nelle sue opere acquisisce pertanto una valenza psicologica esprimendo impressioni, emozioni nonché frammenti di uno straordinario vissuto. In questo ci ricorda lo scritto di Kandinskij “Lo spirituale nell’arte”, nel quale annotava: “Se si osserva una tavolozza coperta di colori si hanno due risultati: nel primo si ha un effetto puramente fisico, cioè l’occhio è affascinato dalla bellezza e dalla qualità dei colori per cui l’osservatore prova un senso di appagamento e di gioia. Nel secondo risulta fondamentale l’osservazione del colore, cioè il suo effetto psichico. Emerge allora la forza fisica primaria, elementare per cui questa diventa “la via del colore verso l’anima”. Le emozioni che Sucato imprime sulle opere sono prepotentemente strappate alla realtà, a volte cruda, altre generosa, che tradiscono comunque una passione per la vita ma da sembrare al contempo il celare l’ansia o il timore per il futuro. E’ in questi momenti di fortissima tensione che si realizza con chiarezza la totalità dell’arte, in quanto mezzo non soltanto d’espressione ma altresì di liberazione con l’esistenza, intesa come unione tra sensi e intelletto, materia e spirito. L’istinto creativo che guida l’artista non vuole essere accecato dalle norme della ragione, permettendogli un’inconsueta libertà d’espressione ove si mostrano i caratteri di un “fare” non mediato da un pensiero consequenziale. Tutti i materiali utilizzati da Sucato come il ferro, il legno, la ceramica, il colore ecc.,in quanto strumenti di rappresentazione, vengono a costituire pertanto la realtà entro cui Egli opera. Essa è satura di vicissitudini e sempre pronta ad assorbirne di nuove, tal che mescolandosi alle precedenti, esprimono la memoria nel flusso continuo del presente, del passato e del futuro. La poetica può, quindi, ruotare attorno alla consapevolezza dell’essere e del “fare arte” come un “fare anima” e dove il dato estetico s’interseca con una visione pura e ludica della vita, assumendo con entusiasmo la freschezza di un mondo magico. Quest’ultimo racchiude in sé la condizione primaria, originaria dell’essere allo scopo di guardare il mondo con gli occhi di un bambino per riuscire a cogliere il bello nelle azioni dell’uomo. L’iter artistico di Sucato è dunque contraddistinto dalla costante ricerca di dare un senso, un significato profondo alle sue opere. Un’indagine sostenuta dal desiderio di trovare nel suo percorso umano ed artistico una sintesi tra influenze o conoscenze acquisite e intuizioni da scoprire. Un’arte quindi in grado di interpretare la civiltà contadina cogliendone le sfumature di una tradizione ormai lontana, in cui il passato risulta essere un contenitore di memorie, rivisitate e rielaborate. E ciò attraverso gli occhi di chi ne ha intravisto la bellezza ma, che tuttavia acquista valore se posto di fronte ad una diversa linea di evoluzione E’ così che in tale dimensione emergono i tratti sostanziali e gli aspetti caratteristici dei fatti storici incarnati dall’opera. Le opere di Sucato non possono, a parer nostro, essere lette senza tenere conto del suo percorso esistenziale, poiché queste riflettono in primis una vita votata all’arte. Un’arte fatta tale non per una scelta dettata da un’istanza egoica, bensì da “una necessità interiore” (Kandinskij). In fondo, un bisogno dell’anima di “fare arte” insieme ad un anelito che Giusto Sucato sentì e perseguì sempre.





