"Francesco Carbone, "Dipingere e scolpire il tempo", 1993 - installazione" di Anna Maria Esposito

In una fresca mattina di novembre, nello spazio antistante la struttura museale Godranopoli, ho visto realizzarsi l'installazione di Francesco Carbone "Scolpire il tempo".

I materiali dell'installazione provengono dai campi che circondano il Museo: i sassi, la terra grassa e scura, lo "spirito" incluso nella materia.

Ecco gli amici ed artisti Calogero Barba e Giuseppe Sabatino raccogliere le sostanze naturali, come braccia dell'artista.

Così Francesco compiva l'opera progettata nella sua lunga degenza. Vedevo i suoi occhi brillare mentre il "genius loci" di Godranopoli, Giusto Sucato, con la sua prodigiosa manualità dava vita e ritmo ai frammenti di roccia, agli oggetti arcaici, alle zolle antiche, affettuoso ed intelligente "medium" dell'idea di Carbone.

L'opera, hortus interclusus, è grumo del territorio, frammento della realtà contadina. Antichi tracciati riassunti, archeologia di passi arcaici condensati,  gode della sensazione, come di cibo che sazia, della terra spezzata, madre dei nutrimenti, archivio di ogni momento vissuto. La memoria dell'atemporale fatica contadina è affidata all'antico cuoio delle calzature, elevata a cifra nella trascrizione entro la cornice di doratura antica.

Le due parti dell'installazione sono specchi infinitamente riflettentesi (a vicenda) di molteplici chiavi di lettura. In un momento, è la cornice a proiettare la sua densa ombra al suolo, dilatata, scura, da tratto schematico a "colatura di realtà"; in un altro,invece, la matericità dell'installazione si eleva purificandosi e trasformandosi in dato asettico della catalogazione, della conservazione, della trascrizione colta.

Così la personalità di  Francesco Carbone, nei suoi aspetti  più costitutivi, si fa chiara, leggendo con occhi attenti l'opera. Il substrato di esperienza del passato, tempo vissuto dell'arcaicità di Godrano, da cui egli è generato; e l'operazionedell'intellettuale raffinato, che immerge nel suo tempo, anello di congiunzione irrinunciabile, dati ancora anonimi per qualificarli come linguaggio semantico, strumenti quindi per arricchire ancora di altri dati la nostra percezione del "mondo", indagine ancora e sempre "in itinere" della realtà che ci circonda

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