“Busto di Lutero - chiesa evangelica valdese - Palermo” di Anna Maria Esposito

Ho assistito, nell’Ottobre del 2018, all’inaugurazione del busto in terracotta che lo scultore Mariano Brusca, docente presso il Liceo D. Almeyda di Palermo, ha voluto donare alla Chiesa Evangelica Valdese in Via dello Spezio, presso il Teatro Politeama, in occasione di una ricorrenza importante, il 501° anniversario della Riforma Protestante.
 L’idea era nata inseguito ai rapporti di amicizia che Mariano intrattiene con alcuni suoi membri.
Mi ha incuriosito l'evento e ho seguito, come per me consueto, l'attività di questo scultore che apprezzo. Ero molto interessata alla lettura del carattere di questo personaggio operata dal nostro autore.
Si tratta di un busto di grandezza più grande del naturale, in terracotta monocroma, con alcuni essenziali tocchi di colore.
La scultura è stata posta davanti all’ingresso centrale, alla sinistra di chi accede, ad accogliere i fedeli con uno sguardo severo, vivace e riflessivo nel contempo.
L’ispirazione per questo lavoro è stata spontanea, così come spontaneo è stato il dono, inaspettato, dell’artista a quella Chiesa. In cambio, la Chiesa stessa, che ha molto gradito, ha posto il busto in un luogo privilegiato.
La presentazione dell’opera ha suscitato una grande curiosità ed interesse. Ho visto, in questo pomeriggio, l’autore particolarmente emozionato nel descrivere il suo lavoro e, di conseguenza, la sua personale interpretazione del personaggio; ha ancora raccontato  le emozioni provate nel modellare l’opera.
Il disvelamento del busto ha suscitato reazioni, com’è scontato, di ammirazione ed apprezzamento.
 È un lavoro che non lascia indifferenti: la sua evidente profondità espressiva spinge alla riflessione.
Primo elemento di analisi, la tipologia scelta: il mezzobusto, tipologia usata raramente, che ci porta immediatamente nell’ambito dell’arte rinascimentale nella quale questa tipologia fu assai in uso: è evidente dunque che la scelta non è casuale, se consideriamo quando Lutero elaborò la sua Riforma. 
Così l'opera viene immediatamente proiettata in una dimensione storica specifica, uscendo dalla traiettoria del tempo corrente. Deragliando dalla contemporaneità, viene, per così dire, proiettata fuori dal tempo.
Collocata nel suo giusto spazio di “tempo” mentale, è adesso possibile procedere alla sua lettura.
La pinguedine, il tratto caratteristico. L’abbigliamento è austero: 
possiamo percepire la consistenza del tessuto, robusto e materico, ed apprezzarne il taglio essenziale: la piega del colletto assume una delicata curvatura che rasenta, (ma non vi cade), il decorativismo. Austera la camicia, con il suo orlo plissettato bianco. La pinguedine fa che una certa massa copra il collo corto. Il contorno del viso ci mostra il mento ben disegnato; le guance, pingui, recano i segni dell’età. 
La bocca ci descrive bene la lettura del carattere del personaggio compiuta da Mariano: le labbra sono sottili, disegnate dall’austerità. Sono serrate, come se volesse dire, ma si trattiene. 
Quest’atto volitivo determina il prolungarsi delle estremità delle labbra in un’espressione severa, come priva di speranza. L’amarezza dell’espressione è confermata dai solchi naso-labiali delineati. Il naso conferma il carattere deciso, e si conclude in due pieghe sotto la fronte.  Un uomo abituato a prendere decisioni, è evidente. La rima delle palpebre sottolinea lo sguardo, il punto focale di tutto il busto: sguardo focalizzato, senza incertezze, determinato ed ispirato. Guarda verso un punto ignoto:  forse vede già, nel corso dei secoli, i milioni di suoi seguaci, tutti, come lui, alla ricerca della verità e del rapporto diretto con la divinità. 
I riccioli che sfuggono dal cappello caratteristico ammorbidiscono la durezza dell’espressione con un divagare nell’umanità, ma anche questi sono composti, sottoposti anch’essi alla disciplina che sembra permeare ed avvolgere tutta la figura. Nel complesso, l’opera è descrittiva, centrata, possente. 
Ha un pregio: oltre alla bellezza intrinseca all’opera stessa, questo lavoro ci spinge alla meditazione. Cosa guarda Lutero? Quali sono le conseguenze della sua azione? Quale mistero racchiude questo personaggio? 
Il dono che Brusca ha fatto alla Chiesa Valdese è un omaggio, ma insieme una serie di domande verso il mondo protestante alla quale ci siamo avvicinati da poco, separati come siamo da diffidenze e delitti reciproci.
Eppure è certo che, senza curiosità e senza dialogo, è impossibile, per ognuno di noi, proclamare la nostra verità.
 
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