“Il Giardiniere dell’eternità” di Antonino Sala - di Veronica Garito

Nel 1968, in pieno boom economico, l'avvenirista Adriano Celentano così recitava: “Al mondo antico, chiuso nel suo cuore, la gente del 2000 ormai non crede più”. È proprio da questa frattura profonda tra la modernità disincantata e le nostre radici che sembra muovere “Il Giardiniere dell’eternità” di Antonino Sala, un’opera capace di intrecciare sapientemente rigorosi elementi storici a profonde riflessioni filosofiche. Attualizzandole!

Al centro del saggio vi è l’agricoltura, intesa come attività primordiale e ancestrale dell’umanità, un atto in cui prendersi cura della propria terra equivale, intimamente, a prendersi cura di sé stessi. In quest’ottica, il lavoro nei campi non solo legittima la proprietà privata elevandola a valore assoluto, ma permette all’uomo di gettare un ponte tra la terra e il cielo: il campo coltivato e il giardino vengono così intesi come veri e propri luoghi metafisici.

Questa dimensione spirituale basterebbe, da sola, a indurre l'uomo contemporaneo — oggi fortemente in crisi e alienato — a compiere un necessario ritorno alle radici. Tuttavia, l'autore non si ferma alla teoria e, in punta di piedi, profila delicatamente la possibilità di nuove frontiere economiche per una regione specifica: la Sicilia. La nostra amata terra appare "tra le righe" di Sala come un grande gigante addormentato.

Per comprendere il potenziale futuro dell'isola, Sala compie un necessario excursus storico. Dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente fino alla metà del Novecento, l’agricoltura siciliana è stata l’esclusivo appannaggio del feudalesimo prima, e per i restanti secoli del latifondo. Questo sistema economico e sociale, caratterizzato da proprietà sterminate lasciate spesso incolte e dall'assenteismo di nobili ed enti ecclesiastici, ha storicamente minato l'economia contadina, seminando povertà e arretratezza. Un ruolo centrale in questo dramma era affidato al gabelloto, l'intermediario che gestiva il feudo subappaltando i lotti e stringendo i braccianti in una morsa di usura e sottomissione; una figura in cui storici illustri hanno individuato la matrice originaria della mafia rurale.

Sebbene la Riforma agraria degli anni Cinquanta abbia avuto il merito storico di smantellare il potere di latifondisti e gabelloti, essa non riuscì a trasformare il Sud in una regione agricola moderna, poiché venne travolta dall'ondata di industrializzazione del boom economico. Furono infatti tantissimi i siciliani che in quegli anni abbandonarono le campagne per emigrare al Nord, attratti dalle grandi fabbriche. Quel flusso e la continua fuga di cervelli è ancora tristemente in atto.

È proprio partendo da questa ferita storica che Antonino Sala intravede oggi una nuova possibilità di riscatto e modernizzazione, guidata dall'Intelligenza Artificiale e dalle nuove tecnologie applicate ai campi. 

Questa svolta economica acquista un'urgenza straordinaria alla luce delle cronache odierne, segnate dagli scioperi strutturati di agricoltori e autotrasportatori siciliani, stretti tra il caro carburante e le speculazioni della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), che si configura, a mio modesto parere, a tutti gli effetti come il nuovo latifondista del millennio.

La risposta a questa crisi risiede nella creazione di " un'economia di prossimità" basata sull'agricoltura a chilometro zero, capace di sfruttare le condizioni climatiche uniche della Sicilia per tendere all'autonomia agroalimentare.

 Sganciarsi dalla GDO offre vantaggi immediati: il trattenimento del valore economico sul territorio (evitando che i guadagni si disperdano lungo la catena distributiva), una forte resilienza energetica rispetto ai trasporti su gomma a lungo raggio, e il rilancio di un ricco indotto locale.

In conclusione, "Il Giardiniere dell'eternità" ci ricorda che tradizione ancestrale e altissima tecnologia non sono antitetiche. 

L'innovazione e l'intelligenza artificiale diventano gli strumenti necessari per proteggere l'atto più antico del mondo, offrendo alla Sicilia la chiave per svegliarsi dal suo lungo sonno e riconquistare la dignità e l'autonomia che le sono state negate per secoli.

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