“AB INITIO – Un libro sul primo Tommaso Romano” di Antonino Russo

Quando un artista raggiunge una buona maturità e una cospicua notorietà, an­dare a riguardare i primi passi è azione inevitabile e meritevole di un plauso particolare.
Di solito si guardano con occhio bene­volo i primi tentativi, anche se a suo tempo sono stati considerati semplici esercitazioni.
Rivedendoli con l'occhio dell'artista maturo e del critico attento, quei la­vori giovanili appaiono a Tommaso Ro­mano come fiori delicati che vanno giudicati con indulgenza e come pream­bolo indispensabile per i frutti della ma­turità.
Maria Patrizia Allotta e Vito Mauro, nella collana “Ricapitolando la memo­ria”, mettono a disposizione degli stu­diosi altro materiale importante per la comprensione dell'opera omnia di Tommaso Romano.
Lo fanno nel volume “AB INITIO”, pittura, poesia, azione neo­futurista negli esordi di Tommaso Romano (1967 - 1977), con prefazione di Aldo Gerbino, testi critici introduttivi di Francesco M. Scorsone e Vinny Scorsone e un testo finale di Giusi Lom­bardo, edito nel dicembre 2017 dallo Studio 71 di Palermo. E' importante dare uno sguardo ai primi lavori per capire l'autore da dove viene e dove vuole andare.
Come ogni buon artista principiante il giovane Tommaso Romano inizia a praticare la pittura figurativa.
La luce abbagliante dei paesaggi siciliani illumina i suoi primi quadri che ne rappresentano le scene.
Il pittore conosce bene la tecnica degli impressionisti: questa lo porta ad ottenere una figura essenziale, elementare nelle sue com­ponenti, ma abbastanza incisiva nella definita figurazione.
Quando la figura è approssimativa, essa assume un significato simbolico che ri­flette la provvisorietà della nostra esi­stenza.
Le figure, sia di uomini illustri che comuni, rispecchiano più il loro carattere e la loro personalità che l'aspetto fisico. Nel volto del Mahatma Gandi, ad esem­pio, è possibile leggere la sofferenza dell'intera umanità più che la sua.
La navigazione di Tommaso Romano tra informale e astratto è indefinita: il pit­tore oscilla tra l'una e l'altra corrente ar­tistica, privilegiando gli sprazzi di colore violento per ravvivare il quadro. Nella prima metà degli anni settanta Tommaso Romano approda in area neofuturista, seguendo le sollecitazioni del pittore calabrese Enzo Benedetto.
I suoi giochi grafici seguono efficacemente il suo percorso neo­futurista, collocandolo tra i più validi creatori e collaboratori della rivista FUTURISMO-OGGI.
Su questa rivista pubblica alcune delle migliori opere di questo periodo: esso è caratterizzato da una sorta di geometrismo astratto che privilegia un agile gioco di linee intersecanti per una continua fuga dal reale.
La sua militanza tra i neofuturisti è attestata anche dalla corri­spondenza con Luigi Scrivo ed altri componenti della pattuglia che produce l'ultima fiammata futurista.
Di rilievo è anche la corrispondenza con i futuristi bagheresi Castrense Civello e Giacomo Giardina.
Dopo la rassegna artistica sono elencati e riprodotti testi, eventi, giornali e pubblicazioni del periodo 1967 - 1977.
Chiude il volume un'accurata bio-biliografia sull'autore.
 
da: "Il settimanale di Bagheria", del 06/07/2018

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