Profili da Medaglia/8 - "Gaspare Cannizzo" di Tommaso Romano

Nato a Palermo nel 1938 e ivi morto nel 2006.

Laureatosi in Giurisprudenza, fu funzionario presso la Pubblica Amministrazione Regionale della sua città. Ebbe molteplici interessi, tra cui la caccia e le collezioni di armi antiche; ma il suo preponderante fu lo studio delle discipline tradizionali ed esoteriche che coltivava sin dal lontano 1951.

Ciò lo portò a fondare il Centro Siciliano di Studi Tradizionali, nel 1969, e a creare, all’inizio del 1971, il trimestrale “Vie della Tradizione”, che dirigerà fino alla scomparsa, per ben 140 numeri, e che, per l’ampio orizzonte degli argomenti, per la profondità e l’obiettività della trattazione, per lo sforzo di non cadere in alcuna “scolastica”, si può definire forse l’unica e più longeva rivista specializzata del genere in Italia. Ad essa collaborarono gli scrittori più qualificati del mondo tradizionale: a partire da Julius Evola, suo maestro e ispiratore, Gastone Ventura, Massimo Scaligero, Pio Filippani-Ronconi.

Gaspare Cannizzo, oltre a scritti di carattere giuridico, letterario e filosofico, pubblicò: Tempora o mores. Tracce sulla disfida di Barletta (2000); Cavalleria e Cavalieri (2006); Blasonario dei Gran Maestri dell’Ordine del Tempio (1118-1314); e, ancora, Stralci poetici giovanili, divagazioni e fughe nel tempo (1976) e la raccolta poetica Canti decembrini (1977). Inoltre collaborò al Grande Dizionario Enciclopedico UTET per le voci di esoterismo. Nel 2009, in due volumi, la figlia Anna ha raccolto tutti i suoi scritti pubblicati per “Vie della Tradizione”.

A Gaspare cannizzo mi riportano le radici più robuste della mia formazione giovanile. Ero già evoliano al tempo della sua conoscenza, avvenuta al Centro Siciliano di Studi Tradizionali di via Generale Streva a Palermo. E proprio Evola e il Centro Studi Evoliani, che agl’inizi degli anni Settanta aveva sede in Genova per cura di Renato del Ponte, mi condussero al Centro di Cannizzo e di Orazio Sbacchi, anch’egli evoliano e poi mio Amico, uomo di grande levatura e dirittura. Avevo sedici anni e la data anagrafica dice già tanto, quanto a entusiasmi e passioni! Non sono mai stato evolomane, ma il tributo che devo a Evola è non certamente obliabile. Nella sede del Centro feci diverse amicizie durature e importanti, al punto che ci vorrebbe un altro libro di biografie, a modo mio, per degnamente ricordarle, almeno per tratti essenziali: Lorenzo Giordano, Guido Laure, Francesco Ragonese, Orio Poerio, Angelo Cona, Francesco Brancato, Mauro Turrisi Grifeo, Antonio Martorana, felice Cammarata, Pietro Gulotta. cannizzo e Sbacchi vollero che dirigessi il bollettino del Centro, che di comune accordo e su mia indicazione “iperborea” s’intitolò “Thule”. Un destino che mi portò ben presto a far nascere, nel 1971, appunto, le Edizioni Thule, che inaugurai con un mio quaderno di studi sul Teatro di Seneca, indagato dal punto di vista tradizionale, e poi incrementai pubblicando il fascicolo, autorizzato e con il titolo scelto dallo stesso Julius Evola, di Note sulla Monarchia, come ebbi a scrivere nell’introduzione, per essere il primo prestigioso virgulto di un’impresa, di cultura e fede, che data ormai quarantasei anni... Cannizzo, come ho avuto modo di ricordare al Convegno palermitano del 2016, doverosamente dedicatogli con sincera devozione dal vecchio amico Roberto Incardona (esponente non fazioso né settario della corrente della Tradizione Italica), era un uomo dal carattere non facile e dalle scelte che ammettevano poco al confronto dialettico, specie in campo esoterico, di cui fu certamente un sapiente esegeta e maestro martinista, con un saldo sodalizio di Gastone Ventura. Su tali ambiti e opinioni si manifestò però una dolorosa frattura fra Cannizzo e Sbacchi, che non poco rattristò me e molti di noi aderenti al Centro, che peraltro chiuse i suoi battenti pochi anni dopo.

Non cessarono, tuttavia, i miei rapporti personali, che civilmente si composero – pur nella teutonica austerità che era propria di Cannizzo – nel tempo successivo, durando fino alla sua morte.

Oltre alla rivista, restano di Cannizzo i suoi studi, specie quelli dedicati alla Cavalleria, cui pure ho proficuamente attinto per il mio volume Elogio della Distinzione, dove ho ripreso sue illuminanti citazioni.

Infine, fu proprio al centro e grazie a Cannizzo che scoprii che esistevano ancora pubblicazioni realmente “reazionarie”, come “L’Alfiere” di Silvio Vitale, “Adveniat Regnum” di Fausto Belfiori e “L’Alleanza Italiana” di Carlo Francesco D’Agostino. E fu ancora tramite Cannizzo che trascorsi giornate memorabili con due pilastri del tradizionalismo evoliano e carissimi e indimenticabili Amici: Adriano Romualdi (primo vero esegeta di Evola, anche se il Centro palermitano pubblicherà sul barone un opuscolo di Giovanni Callogero di Catania) e Salvatore Tringali, il direttore a Giulianova di “Europae Imperium”, rivista dove scrissi pure alcuni articoli e recensioni.

Cannizzo è caro al mio ricordo, vivo e riconoscente, oltre le scelte dottrinali e religiose distinte, seppure non diametralmente opposte perché sorrette dal fondamento del Sacro e della Tradizione.

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