“La divina bellezza del figlio di Dio nei marmi del Duomo di Siena“ di Antonio Socci

“Lì si trova un altro mondo contrapposto a questo, che è perituro e transitorio… perché esiste un altro mondo la cui forma non perisce, il cui sembiante non trascorre, la cui bellezza non ha mai fine… Non c’è nulla di quanto tu possa volere che non vi possa trovare”.
Così Ugo di S. Vittore medita sul simbolo dell’arca descrivendola come “i nuovi cieli e la nuova terra” che l’Apocalisse annuncia col ritorno di Cristo e la resurrezione.
A queste esegesi si ispiravano i costruttori di cattedrali del Medioevo: l’edificio sacro è immagine della Gerusalemme celeste. La pianta stessa dell’edificio è a forma di croce e rappresenta anche il Corpo di Dio.
Il Duomo di Siena è un perfetto esempio dei significati simbolici dell’architettura cristiana. Entrandovi si entra letteralmente dentro un’opera d’arte e si entra dentro un altro mondo in questo mondo. Il Duomo è tutto in marmo, all’esterno e all’interno, in tutte le sue tre dimensioni e il marmo richiama il Tempio di Gerusalemme.
Il pavimento marmoreo, che dà alla cattedrale una luce grandiosa che non hanno le cattedrali francesi, essendo tutto istoriato è un capolavoro unico al mondo. Secondo il Vasari esso è “il più bello, il più grande e magnifico pavimento che mai fusse stato fatto”.
Dal 18 agosto 28 ottobre è aperto totalmente al pubblico e può essere ammirato in tutta la sua vastità e con una nuova suggestiva illuminazione, infatti l’iniziativa è stata denominata “In lucem veniet”.
Ma prima di illustrarne qualche meraviglia bisogna dire che nella concezione teologica della Cattedrale di Siena che ebbero, nei secoli, i suoi costruttori, le tre dimensioni hanno un significato teologico.
Proprio perché la Cattedrale è immagine della Gerusalemme celeste, qui il caos del tempo e dello spazio viene ricompaginato e ordinato verso il significato di tutto che è Gesù Cristo, il Figlio di Dio incarnato, morto e risorto.
Così sono riordinate le tre dimensioni. Infatti il significato simbolico della lunghezza – secondo gli autori medievali – è il corso della storia della salvezza, la larghezza simboleggia la carità e l’altezza la gloria di Dio. O anche: lunghezza e larghezza rappresentano il tempo e lo spazio del mondo. L’altezza rappresenta il mondo dei Santi e della gloria di Dio.
Tutto questo spiega il significato della facciata scolpita e il significato del pavimento che ciascuno percorre, fin dal portale, per arrivare all’altare.
La facciata della cattedrale (la prima in Italia ad essere tutta piena di sculture) ci ricorda – essendo questa una chiesa mariana – che al centro della storia c’è “la più umile e alta” delle creature: Maria. Il cui “sì” ha permesso l’incarnazione di Dio.
Tutto il programma figurativo della facciata ruota attorno a Maria. Anche i filosofi greci vi sono rappresentati, come pure le sibille, insieme ai profeti e ai protagonisti dell’Antico Testamento: al centro c’è la figura della Vergine. Che in alto, nel mosaico dorato, viene rappresentata mentre è incoronata regina del cielo e della terra.
Le 56 tarsie del pavimento, realizzate lungo secoli, ma secondo un preciso programma figurativo, da grandi artisti, iniziano già prima del portale con le immagini simboliche del pagano e del giudeo, che rappresentano la storia biblica e l’antichità romana e pagana. Con immagini sacrificali che rimandano al senso religioso di tutta l’umanità.
Superato il portale ecco quindici straordinarie raffigurazioni marmoree, cinque nella navata centrale e cinque per ognuna delle due navate laterali: “esse dimostrano che l’intera pavimentazione della navata centrale è lo spazio storico del mondo e insieme lo spazio dei tempi della storia pagana al di fuori del giudaismo nella sua funzione di profezia della chiesa” (Friedrich Ohly). Le Sibille sono per i popoli pagani quello che furono i profeti per Israele: il preannuncio del Salvatore.
Facendo dunque il percorso verso l’altare il pellegrino ripercorre tutta la grande attesa millenaria dell’umanità, l’attesa della salvezza (passando per simboli complessi e potenti come la raffigurazione di Ermete Trimegisto).
Lo spazio della navata trasversale e del coro è invece quello con le figurazioni tratte dall’Antico Testamento, ma anche dal Nuovo, come l’episodio evangelico della strage degli innocenti che, secondo qualche studioso, potrebbe evocare un tragico evento di quegli anni che fece grande impressione: il martirio, per mano dei Turchi, nel 1480, degli 813 abitanti di Otranto, decapitati per aver rifiutato l’abiura della fede cristiana e la conversione all’Islam.
Anche nelle figurazioni dell’Antico Testamento sono tanti i significati simbolici e teologici: rappresentano nell’insieme la profezia ebraica, più grande ed esplicita di quella pagana.
Sono perciò più vicine all’altare dove si celebra l’avvenimento della salvezza, che era raffigurato nell’immensa pala che stava sull’altare maggiore: la Maestà dipinta da Duccio.
Le mani della Madonna e del bambino tracciano su Gesù il segno della croce. E un corteo di santi e angeli accompagnava il cammino del pellegrino verso quei volti.
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Da “Libero”, 2 settembre 2018

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