Un’inedita lettera di Michele Pantaleone a Leonardo Sciascia.

Un’inedita lettera di Michele Pantaleone a Leonardo Sciascia.

Anche oggi uomo di “tenace concetto” è colui che non si arrende alla forza delle pressioni, conserva salde le proprie convinzioni anche quando gli altri pensano si tratti di ingenuità o velleitarismo, af­fronta – anche in solitudine – le battaglie, pur con­sapevole che vincere sarà difficile. (Servi disobbedienti – Dario Flaccovio Editore, 2016)

 

Si raccontano storie poco credibili sul rapporto che vi fu tra Leonardo Sciascia e Michele Pantaleone, i primi due scrittori che ebbero il coraggio, subito dopo il secondo conflitto mondiale, di studiare, parlare e denunciare il fenomeno mafioso. Qualcuno racconta che i due s’ignoravano, qualcuno racconta che invece  si criticavano a vicenda, altri addirittura raccontano che si evitavano. Oggi, sappiamo bene, che tutte queste sono storielle che non hanno mai avuto un fondamento, storielle raccontate frutto di quella scia di infamie raccolte dai cestini delle pattumiere politico-mafiose e messe al servizio di chi ne ha potuto servirsene. Il risultato due tipi e generi di scrittura che hanno messo in mostra la volgare nudità di un sistema infame, un sistema ideato per pochi, per la orizzontale materialità dell’accaparramento di danaro e poltrone, dove la tessera del partito diventava un “lavacro nel sacro Gange” (M.Pantaleone) dove la politica ha finto di essere dalla parte del cittadino e per il bene comune.

Tutto dimostrato, tutto scritto con documenti pubblicati e con testimonianze di chi ha vissuto il periodo della grande menzogna per portarci lontano da ogni verità e per fare di questa un privilegio e potere di pochi.

Leonardo Sciascia e Michele Pantaleone invece furono due grandi amici e la dimostrazione non sta solo nel fatto che hanno vissuto in due paesi dell’entroterra che hanno avuto storie simili di mafia delle terre, di cave e di miniere, ma perché hanno affrontato il tema frontalmente, senza indugio alcuno, l’uno con la strategia del romanzo, l’altro con il boomerang del saggio.

In occasione della morte di Sciascia, Michele Pantaleone in un articolo del 20 novembre 1989, su “Stampasera” scrisse:

La morte di Leonardo Sciascia, “Nanà” per i suoi amici, mi col­pisce come se l’affettuoso amico e compagno di così numerose lotte, fosse stato una parte di me. Ci siamo conosciuti qua­rantasette anni fa, nel 1942 a Caltanissetta ove ci riunivamo nella libreria di Salvatore Sciascia ed eravamo un gruppo di affettuosi amici e parlavamo di tutto, ma parlavamo soprat­tutto del pericolo della guerra, della grave responsabilità del­la classe dominante, del rischio che stavamo correndo tutti. Le riunioni avvenivano nel retrobottega della libreria e vi partecipavano uomini come Pompeo Colajanni, futuro “Bar­bato” alla lotta partigiana, il giovane giudice Gaetano Costa, l’ex ferroviere Nicola Arnone, l’avvocato Michele Cammarata, Nicola Piave, tutti legati da solida amicizia e da fede comune che ci portava sempre a confortarci reciprocamente.

La presentazione del mio libro prima citato a Racalmuto e la visita alla Fondazione “Leonardo Sciascia” hanno messo il suggello a questa verità: il ritrovamento di reciproci scambi di auguri natalizi e soprattutto il ritrovamento dell’inedito oggi qui pubblicato, è la conferma che la stima tra i due non si è mai incrinata, che anzi hanno condiviso diversi momenti storici e personali aiutandosi e confortandosi a vicenda. Del resto come avrebbero potuto due personaggi di così spiccata intelligenza e coraggio, mettersi “contro” in una comune sentita lotta alla criminalità organizzata? Come avrebbero potuto non stimarsi e rispettarsi quando giornalmente avvoltoi erano pronti ad attenderli nel loro incedere?

 

 

Ricorda Signore

questi servi disobbedienti alle leggi del branco,

non dimenticare il loro volto

che dopo tanto sbandare

è appena giusto che la fortuna li aiuti. (Fabrizio De Andrè – Smisurata preghiera)

 

Sono versi che toccano che invocano il divino ad aiutare chi per una vita a messo a repentaglio la propria per gli altri, che si sono dissociati dal gregge ed hanno tirato dritto per la loro strada, un invito a non dimenticare il loro volto, il loro coraggio, la loro coerenza per farne esempio per le giovani generazioni. Leonardo Sciascia e Michele Pantaleone due colonne, due grandi personaggi a cui il tempo ha dato ragione, due amici, due grandi amici a cui diffamatori da strapazzo si sono dovuti inchinare.

 

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