Sui moti carbonari del 1820-‘21 in Italia eventi ed adepti poco noti del periodo

 

Sinossi

 

Le origini della Carboneria sono diverse, e ne è diverso lo sviluppo e i caratteri.Dei massoni, che finirono nella Carboneria, alcuni in buona fede vi erano andati in seguito ad una crisi di coscienza politica, altri in mala fede si erano intrufolati nella Carboneria quando la loro setta declinava e la carboneria era in auge.

Sulle origini della Carboneria qualcosa può dirsi, per quanto si brancoli sempre un po’ nel buio quando si risale alle origini di società segrete.

Tra gli ultimi anni del Settecento e i primi dell’Ottocento, in Francia i malcontenti antibonapartisti, repubblicani e monarchici, trovarono modo di dissimulare le proprie idee ed i  propositi di azione in un preesistente sodalizio artigiano, che si era sviluppato nella Francia Contea sotto il nome di Charbonniers, e che adoperava riti e simboli tratti dalla passione di Cristo, e che chiamava col nome di Buoni Cugini gli affiliati.

Tra le fila dell’esercito francese, specialmente tra i sottoufficiali i Buoni Cugini carbonari si erano accresciuti per una sorda agitazione contro il cesarismo del primo Console.

I nostri patrioti dopo il 1799, all’infierire della reazione per la vittoria austro-russa nell’Italia, emigrati in Francia erano sospinti verso i Buoni Cugini dalle condizioni stesse di spirito in cui si trovavano e dal bisogno di aiuti, di vincoli di solidarietà.

I primi contatti sono appunto in Francia; ne dà notizia un generale murattiano, il piemontese  Rossetti, che nel 1814 faceva una relazione al re Gioacchino Murat, che si trovava di fronte alla opposizione occulta e forte della Carboneria; così gli scriveva:

 

La setta dei Carbonari non è altro che quella dei Buoni Cugini, conosciutissima in Francia, e soprattutto nella Francia Contea. Io vi fui affiliato nel 1802 quando il mio reggimento era di stanza a Gray…Informazioni autentiche mi hanno accertato che la Carboneria nel Reame di Napoli ha cominciato a propagarsi nella provincia di Avellino sulla fine del 1811, ma non si è dilatata che verso la metà del 1812.Oggi non c’è villaggio nel Reame che non abbia la sua vendita”.

 

La nostra carboneria trae dunque origine dalla francese: i catechismi della nostra Carboneria sono traduzione grossolana e letterale di quelli precedenti di trenta o quaranta anni della Carboneria francese.

La Carboneria in Italia e specialmente nell’Italia meridionale trova un ambiente particolare a svilupparsi, a raccogliere malcontenti e ad acquistare un contenuto politico.

L’esasperazione contro il dispotismo accentratore straniero dell’Impero napoleonico, la reazione della coscienza cattolica contro quell’anticlericalismo di governanti e di dominatori stranieri, l’attaccamento alla propria terra, al proprio passato: tutto questo forma lo stato d’animo per cui la Carboneria si sviluppa con carattere politico religioso: la Carboneria è permeata di un contenuto religioso.

San Tebaldo è il protettore, Cristo è il prototipo dei perfetti Carbonari. La Carboneria diviene un partito di opposizione al Governo; ed il Murat protegge massoni e perseguita carbonari. Proprio allora la rivoluzione di Francia e le guerriglie mostravano quale fosse la coscienza popolare nella lotta contro Napoleone: e la politica inglese prontamente e validamente vide nella Carboneria dell’Italia un’arma da adoperare contro Napoleone.

La carboneria fu così, dopo il 1811, lunga manus inglese.

La Carboneria in tali circostanze si andò trasformando in un  vero e proprio partito d’azione politica, rielaborò i suoi statuti, riordinò le sue gerarchie, i suoi aggruppamenti in Vendite, Vendite madri ed Alta vendita  a cui spettava la direzione suprema.

Il Murat, che perseguitò la Carboneria, tentò in ultimo di attirarla a sé, ma non vi riuscì.

La setta glie era contraria, e continuò ad esserlo anche quando il Murat lanciò il proclama di Rimini per la guerra d’indipendenza.

I carbonari lo considerarono anche allora uno straniero, un napoleonide; essi confidavano in Ferdinado di Borbone, sovrano legittimo nazionale, che aveva fin dal 1812 concesso alla Sicilia una Costituzione, sia pure perché voluta dagli Inglesi.

I carbonari pertanto furono lieti della restaurazione borbonica; ma furono ben presto delusi, quando si avvidero che restaurazione significò dispotica reazione.

La Carboneria attraversa allora una nuova fase: essa nella lotta contro il murattismo aveva raccolto attorno a sé elementi eterogenei: dopo la Restaurazione vede staccarsi i più rigidi legittimisti, intolleranti, settari che presto si costituirono in nuova setta,  quella dei Caderari, guidata da un uomo d’ingegno, di energia e senza scrupoli, il principe di Canosa.

A questo riguardo G. Pansa scrive nella Rivista “I sigilli segreti della Carboneria Abruzzese:

 

Il seme sparso durante l’occupazione francese di Giuseppe Napoleone non fu però seme infecondo, si radicò in Abruzzo la setta della Carboneria, ritenuta generalmente una riforma del massonismo, allo scopo di educare il popolo e di distruggere l’influenza del regime borbonico, che mirò poi al riscatto nazionale ed ebbe la virtù di non cedere alle lusinghe dei napoleonidi, che ne volevano trar vantaggio, e la forza e la costanza di ministro di polizia di Ferdinando I delle Due Sicilie, che voleva annientarla”.

 

Il principe di Canosa costituì nel 1813 la setta segreta filoborbonica dei Calderari. Beniamino Costantini sul libro “Carbonari e preti in Abruzzo dal 1798 al 1860” riporta:

"la Carboneria sorta con nobili scopi, presto degenerò e le vendite s’inquinarono di spie e di facinorosi. Vi fu anzi un momento, in cui anche Ferdinando IV si fece carbonaro, poi Francesco I di Borbone; però con l’unico intento di apportarvi il disordine e lo sfacelo. E difatti, accresciuto in modo straordinario il numero degli affiliati, furono stampati i catechismi dell’associazione, divulgati i misteri e si giunse persino a vendere i diplomi al migliore offerente. Ma a paralizzare ancor più l’azione della Carboneria, fu dalla moglie di Ferdinando, Maria Carolina, promossa la setta dei “Calderari”, detta anche la “Caroliniana”, di cui fu organizzatore e capo supremo il principe di Canosa” . Costantini scrive inoltre: La Carboneria prese il nome dal “carbone” il quale purifica l’aria, e, quando arde nelle abitazioni, ne allontana le bestie feroci. “Pulire le bestie dai lupi” significava, infatti, per i nostri carbonari liberare la patria da stranieri e da despoti. Secondo il P.Dolce il nome di Carbonari, che era così evidentemente connesso ai Charbonniers o ai Fendeurs francesi, sarebbe dovuto “alla eventuale circostanza di essersi uniti i primi settari in un convento di frati detto di S.Carbone”.

 

La Carboneria  è sbocciata nel Mezzogiorno d’Italia durante la spedizione di Russia o poco dopo, come pura diffusione delle Logge massoniche inglesi.

La Carboneria pertanto, nella delusione patita con la Restaurazione, intensifica la sua propaganda

nel Regno, intreccia relazioni con gli Adelfi, nel resto d’Italia e anche all’estero, mira a libertà costituzionali, sente la necessità della indipendenza nazionale.

Sono questi due principi: libertà costituzionale e indipendenza nazionale, gli elementi che danno alla Carboneria un valore fattivo nella genesi del Risorgimento; ma questi principi non sono formulati in un programma preciso, uniforme nei suoi scopi e nei suoi mezzi, anche perché nel suo seno la Carboneria continua ad avere elementi diversi costituzionali, monarchici e repubblicani, residui del giacobinismo.

Quel difetto organico, già notato nella organizzazione, della mancanza di un forte centro propulsore, quel mistero in cui gli alti gradi si concordavano, quell’ignoranza di cui gli altri si accontentavano, quella infiltrazione di Adelfi che tendevano a sovrapporsi entro la setta pur camuffandosi da carbonari: tutto questo concorre a dare al programma della Carboneria qualcosa d’impreciso e di vago, che ne rende difficile se non impossibile una esatta definizione.

In pratica la Carboneria ebbe scopi immediati diversi secondo le diverse regioni e bisogni locali. Così i carbonari della Sicilia non rinunziavano all’autonomia dell’isola dal Napoletano; quelli di Napoli volevano la Costituzione di Spagna e l’assoggettameto della Sicilia; quelli dello Stato Pontificio desideravano un governo laico, e nelle Legazioni aspiravano ad unirsi alla Lombardia; i carbonari del Lombardo-Veneto miravano all’indipendenza, e speravano all’aiuto del Piemonte e della Francia per cacciare l’Austriaco, e proclamare il Regno d’Italia dalle Alpi occidentali all’Adriatico o per lo meno fino all’Adige.

Ai falliti tentativi carbonari concorsero questa mancanza di unità di idee e questa fantasia alimentatrice di illusioni. Un fatto è caratteristico tanto in Piemonte quanto nel Napoletano: la Carboneria era penetrata particolarmente nell’esercito; la qual cosa si nota altresì in Spagna,

dove la Carboneria aveva numerosi proseliti.

Il fatto si spiega nel Napoletano poiché tra i malcontenti erano quei militari dell’esercito del re Gioacchino, retrocessi nei gradi, se non addirittura espulsi, nonostante l’impegno preso dal Borbone.

Altri ufficiali si aggiungevano alti funzionari che avevano avuto la stessa sorte.

Anche nel Piemonte erano analoghe ragioni di malcontento, per la retrocessione di gradi; ma oltre tali motivi di interessi individuali ben altri motivi ideali agivano, poiché la Carboneria nelle sue aspirazioni d’indipendenza nazionale animava ufficiali piemontesi conciliando i sentimenti di fierezza e di indipendenza dallo straniero con la devozione alla monarchia.

Il testo storico è  il frutto di un lungo lavoro di ricerca sull’origine della Carboneria.

Attraverso eventi storici dell’epoca, vengono descritti alcuni militanti italiani carbonari poco noti alla storia, ai quali viene dato un doveroso riconoscimento per i loro atti di eroismo.

Attraverso la ricerca e la lettura di alcuni articoli di giornali e riviste d’epoca, di cui si riportano integralmente “Il martirio del Generale Abela”, “Da un registro inedito della polizia segreta” ed uno stralcio di un manoscritto contenente la trascrizione di documenti  dei “Catoni Redidivi”; sono stati gli atti di una coscienza politica e la volontà eroica d’italiani poco conosciuti che mi hanno indotto a raccogliere le notizie di significativi fatti d’arme ai quali hanno partecipato uomini  anelanti  all’unità, alla libertà, all’indipendenza della Patria.

E’ noto che gli ideali di libertà e di giustizia, tradizionali nel pensiero massonico, a partire dal 1789 acquisirono in Italia significato politico di lotta per l’indipendenza e questo orientamento fece assumere alla Carboneria il carattere di società segreta militante contro l’occupazione straniera.

Infatti, è nel 1799, col pensiero dell’Alfieri, che la coscienza politica e l’orgoglio di essere italiani segnano l’inizio del Risorgimento.

Su quest’ultimo aspetto storicamente risulta che società segrete precedenti fornirono alla Carboneria presupposti organizzativi e ideologici importanti: specialmente per la precisazione della sua origine e della data di inizio della sua attività, in relazione alle personalità che ne vissero in prima persona le vicende. E’ noto anche che l’insediamento della Carboneria e il suo sviluppo sono caratterizzati e distinti anche sul piano geografico: le varie regioni d’Italia diedero vita a sezioni carbonare specifiche con proprie ascendenze politico-ideologiche.

 

Giovanni Teresi

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